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Storia del Tantra


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La storia del Tantra

Il Tantra originale, detto anche “Rosso” o “della mano sinistra” è legato alle antiche società matriarcali e ha come suo centro l'energia femminile. Mentre il Tantra chiamato “Bianco” o “della mano destra”, creato successivamente a causa delle infiltrazioni mussulmane, deriva dalle società patriarcali indiane, come lo è quella occidentale attuale.
La differenza tra il Tantra Rosso e il Tantra Bianco è radicale. Il secondo, il Tantra Bianco, si basa su meditazioni statiche e solitarie, mentre il Tantra Rosso è una pratica in cui la meditazione non è solo immobilità e serietà. Nel Tantra Rosso la meditazione e la sacralità si vivono in ogni attimo dell'esistenza, attraverso l'ascolto profondo e l'attenzione a ciò che accade in noi e fuori di noi. La meditazione avviene mentre si danza, si lavora, ci si abbraccia, si mangia, si beve, si gioca e si parla. 
C’è molta confusione su cosa sia realmente il Tantra e soprattutto molta disinformazione mirata, a causa delle persecuzioni a cui il Tantra Originale fu soggetto. Il Tantra porta con sé il fardello di falsi luoghi comuni, come quello del sesso libero. A differenza di altre discipline che sono state meno inquinate, il Tantra è per molti una sorta di pratica Yoga; per altri una pratica orgiastica e per altri ancora una religione.

Le origini

Secondo il parere pressoché unanime degli studiosi, l’arcaicità del Tantra risale a culture pre-vediche, agli albori stessi della storia indiana, identificabili con gli Harappei, i Sindhu e altre popolazioni dravidiche che svilupparono la loro civiltà della valle dell’Indo. Secondo alcuni nel III millennio a.C. queste popolazioni erano diffuse in un enorme territorio che andava dalla Spagna alla valle del Gange. I loro precursori si erano insediati nella valle dell’Indo a Mehrgar a partire dal 7000 a.C. e le loro tracce sono reperibili fino al 5500 a.C.

Le popolazioni dravidiche, quindi, vi comparvero attorno al 6000-5000 a.C., ebbero il loro apogeo tra il 2300 e il 1300 a.C. e scomparirono, piuttosto velocemente, in un periodo di 100 anni compreso tra il 1900 e il 1800 a.C. Le ragioni della scomparsa furono attribuite in passato ad invasioni della popolazione degli Arii provenienti dal nord. Oggi si tende ad attribuirla piuttosto ad un movimento tettonico che fece innalzare le colline di Aravali nel nord del Rajastan privando il fiume che sosteneva la civiltà Dravida (il Ghaggar-Hakra) della maggior parte dei suoi affluenti.

La popolazione degli Harappei mostrava uno spiccato interesse per le arti e il benessere. La loro era una società matriarcale, il monumento centrale più importante della loro città, era una grande piscina; l'elemento acqua era fondamentale nella loro società e già da allora in ogni casa esisteva un bagno. La donna era al centro della cultura, incentrata sulla dea madre. La figura femminile dominava i santuari e con braccia e gambe aperte, si offriva all'adorazione. Gli Harappei  usavano tenere un grande letto al centro della stanza più importante della casa e li praticavano il Tantra. La loro religione era strettamente connessa con il corpo, il benessere e la sessualità.

Si può dire che il Tantra Rosso è l'espressione di tutte quelle pratiche che includono anche la sessualità. Il Tantra Rosso comprende pratiche che si esplicano anche in gruppo, includendo il contatto e la veicolazione tramite i sensi.
Nei secoli successivi alla nascita del Tantra, in India, a causa delle invasioni islamiche,  il Tantra Rosso, quello originario, fu ufficialmente soppresso e costretto a trasformarsi in una scuola occulta. Nacque così il Tantra Bianco, che presentava aspetti monastici ed era privo di rapporti sessuali; esso fu generalmente più tollerato ma perse gradualmente la propria identità finendo col fondersi con lo Yoga. Oggi lo conosciamo come Tantra Yoga, e ha completamente perso la sua peculiarità di approccio concreto alla sessualità, tipica del Tantra originario. In pratica il Tantra Bianco è un Tantra Rosso ma censurato da tutte quelle pratiche che i moralisti potrebbero intendere come disdicevoli. Oggi il Tantra Bianco, che è quindi una mistificazione del Tantra originario, è utilizzato in occidente a scopi commerciali. Quasi tutte le scuole di Tantra praticano il Tantra Bianco e quindi non insegnano realmente il Tantra.

Il vero Tantra è la Via della riconnessione col proprio Sé. E' la Via; quella della scoperta delle nostre energie sessuali genotipiche che si manifestano attraverso la conoscenza e la pratica del Tantra dell’Origine.

Come è arrivato in Occidente
In concomitanza col la liberazione sessuale, degli anni 60/70 e l’emancipazione della donna, alcuni studiosi  e filosofi cominciarono a parlare di Tantra e cercando di renderlo una pratica avvicinabile anche in occidente, resero i rituali più agili e meno bloccanti nel calcolo dei respiri e nella tenuta delle posizioni. Attualmente l'emancipazione permette alle donne di avvicinarsi maggiormente al mondo sessuale, per quanto nella società occidentale ancora si ritiene che il sesso sia pratica e terreno più maschile che femminile e i retaggi culturali non permettono alla donna di focalizzare che il Tantra è un veicolo per giungere al benessere e a una spiritualità più elevata.

In occidente oggi il Tantra ha lo scopo di tracciare due mappe, una che indichi come rendere spirituale l'esperienza sessuale e come unire la terra al cielo, in un terreno dove separazione e giudizio svaniscono e un’altra  mappa che avvicini allo sconosciuto mondo sessuale (inteso come amore incondizionato). Un mondo, quello occidentale, dove a causa della religione cattolica e similari, non ci sono scuole e tradizioni e tutto è da inventare e sperimentare. In occidente la sfera sessuale è un mondo schiacciato da due millenni, da tabù e religioni che trova spesso l'unica espressione in club privè o siti porno. Il Tantra con ogni sua esperienza erotica non è altro che uno strumento che apre spazi interni fisici, emotivi ed energetici e apre alla consapevolezza.

Il Tantra è quindi solo il Tantra Rosso. E’ la VIA della liberazione che apre alla vera espressione del proprio Sé e che consente di uscire, sia nell’immaginario che nel reale, dalla dimensione della matrix in cui l’energia sessuale viene meccanicamente incanalata per scopi impropri.

Il sesso e l’energia sessuale sono cose molto diverse tra loro. L’idea del sesso è ciò che nell’immaginario si è sedimentato durante l’educazione, i racconti e la pornografia commerciale; un programma quindi, ma così radicato da far credere agli individui che è proprio il quel modo pre programmato che si debba esprimere l’energia sessuale. Un programma che viene poi via via potenziato con le esperienze ripetitive che si vanno a sommare in quanto memorie.
L'energia vitale o comunemente conosciuta come energia sessuale, è invece ciò che è realmente l’essenza dell’uomo alla sua origine; è ciò che portiamo nei nostri geni, ma che a causa dell’educazione ricevuta nella matrix, si esprime poi nei fatti in una modalità innaturale.
La matrix ha selezionato nel tempo, con l’ausilio della morale religiosa, una modalità sessuale tesa completamente alla procreazione… quindi meccanica e centrata sulla penetrazione e sull’orgasmo inteso come meta da raggiungere; come se tutta la meraviglia del contatto tra i corpi dovesse essere racchiusa in un atto di pochi minuti, tra i due organi genitali. Molte persone credono di essere libere sessualmente perché fanno molto di quel sesso meccanico, mentre in realtà sono solo più schiavi; schiavi di una trappola in cui la vera energia sessuale viene umiliata e schiacciata.

La vera espressione dell’energia sessuale e in ogni istante in cui amiamo qualcosa, un fiore, un tramonto o una carezza. E quando quell’energia si esprime svincolata dai meccanismi inculcati nella mente, diviene rito, celebrazione, connessione dei corpi, trascendenza, energia di guarigione, comunicazione non verbale, apertura alla fiducia tra le anime, rottura degli schemi meccanici, proiezione nel reale e nell’immaginario di un mondo fatto di amore. Perché l’amore non può essere cercato… l’amore è un frutto dell’albero della libertà. E’ quindi la libertà a generare l’amore ed è appunto liberandosi dagli schemi che si incontra l’amore.
Questo è il Tantra dell’Origine.

Accademia di Tantra dell'Origine Translife

Vama marga: il guru tantrico è la donna


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Proprio come nello schema della creazione Shakti è la creatrice e Shiva è il testimone dell’intero gioco, così nel Tantra la donna riveste il ruolo di guru e l’uomo quello di discepolo.
La tradizione tantrica, in effetti, viene tramandata all’uomo dalla donna.
Nella pratica tantrica la donna è l’iniziatrice.
È solo per mezzo del suo potere che ha luogo l’atto di maithuna.
Tutti i preliminari sono compiuti da lei.
Lei pone il segno sulla fronte dell’uomo e lo istruisce su dove meditare.
Nell’atto sessuale ordinario, l’uomo assume il ruolo di aggressore e la donna ne è partecipe.
Ma nel Tantra i ruoli si invertono.
La donna diviene l’operatore e l’uomo il suo medium.
Lei deve essere in grado di risvegliarlo.
Poi, al momento giusto, lei deve creare bindu, così che lui possa praticare vajroli.
Se l’uomo perde il suo bindu, significa che la donna non è riuscita a svolgere i suoi compiti correttamente.
Nel Tantra si dice che Shiva è incapace senza Shakti.
Shakti è la sacerdotessa.
Perciò, quando si pratica Vama Marga, l’uomo deve avere una attitudine assolutamente tantrica nei confronti della donna.
Non può comportarsi con lei come fanno di solito gli uomini con le altre donne.
Generalmente, quando un uomo guarda una donna, si sente invadere dalla passione, ma questo non dovrebbe accadere durante maithuna.
Egli dovrebbe vederla come la Madre Divina, Devi, ed avvicinarsi a lei con una disposizione d’animo di devozione e arrendevolezza, non con bramosìa.
Secondo la concezione tantrica, le donne sono più dotate di qualità spirituali e sarebbe cosa saggia se fosse loro concesso di assumere posizioni più elevate nella società.
Allora, in tutte le sfere della vita, vi sarebbe più bellezza, più compassione, più amore e comprensione.
Quello che stiamo trattando qui non è un confronto tra la società patriarcale e quella matriarcale, ma il Tantra, e in particolare il Tantra della Mano Sinistra.

Per approfondimenti: The Hindu Goddess Shakti (in inglese)
Da “Kundalini Tantra”, Swami Satyananda Saraswati, edizioni Satyananda Ashram Italia 1984

Tantra la storia


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Tantra, in sanscrito, significa «tecnica per ampliare la coscienza ». Il Tantra «non è né una religione nel senso tradizionale del termine, né una filosofia, né una via mistica basata su concetti metafisici, bensì uno strumento empirico per chi è alla ricerca di qualcosa; è una tecnica che si basa sull'esperienza, nell'ambito della vita concreta. L'ampliamento della consapevolezza inteso in questo modo, include tutti gli aspetti della nostra vita, e appunto in quest'ambito il Tantra è l'unica disciplina nella quale si operi una sintesi tra le dimensioni, apparentemente opposte, del diletto e della liberazione.
Proprio i nostri desideri edonistici, basati sul principio della semplice e immediata soddisfazione, formano nel Tantra la dinamica nella quale si allarga la consapevolezza, fino a giungere all'esperienza mistica - ed è così che le pratiche sessuali diventano un veicolo per il progresso spirituale. Come si legge nel Guhyasamaja Tantra nessuno riesce a ottenere la liberazione se si impegna in pratiche difficili e tormentose; la liberazione può essere raggiuhta soltanto attraverso l'appagamento consapevole di tutti i desideri).

Oltre a creare un ponte tra sessuaIità e spirito, il Tantra congiunge due direzioni della ricerca spirituale che in altre scuole vengono tenute distinte: controllo ed estasi. Nello yoga, per esempio, viene accentuato maggiormente il controllo di sé, l'autodisciplina, il rinsaldarsi dell'io, il meditar se stessi dinanzi al divino; fra i mistici cristiani, al contrario, conta di più l'abbandono al divino, l'attesa paziente della sua grazia e l'annientamento dell'io.

Nel Tantra, il divino e l'io rimangono ciascuno al suo posto, e l'oggetto della ricerca è principalmente quella vibrazione della coscienza che fa incontrare questi poli opposti dell'esperienza soggettiva, lungo due strade, quella attiva e quella ricettiva, che vengono praticate entrambe dai tantristi.

Le origini del Tantra risalgono al 2000a.c. circa, quando gli Harappei popolarono la valle degli Indù. Questa popolazione godeva d'un notevole benessere, e mostrava uno spiccato amore per le arti. La società degli Harappei era di tipo matriarcale. La principale preoccupazione degli Harappei era di vivere nel benessere, e ogni loro abitazione era dotata di almeno un bagno. A questo proposito, è utile ricordare che anche nella piazza della capitale, Mohenjo-Daro, l'edificio dominante non era una torre o un tempio, bensì una grande piscina un vero monumento al benessere. Nelle culture matriarcali la donna occupa un posto d'onore, tanto nella vita profana come nella religione - che è incentrata sulla Dea madre. La figura femminile domina i santuari. Braccia aperte, gambe divaricate, ella si offre all'adorazione.

È da segnalare anche l'uso degli Harappei, di porre un grande letto nella stanza principale delle case. Era il letto della padrona di casa, e nella stanza principale, nel salotto si celebrava l'atto amoroso.

Nelle società matriarcali anche la religione era un' esperienza viva, in cui l'incontro con il divino non era legato a un sistema di dogmi e credenze, ma veniva sperimentato personalmente.
Perciò la religione degli Harappei è strettamente connessa col corpo, con il piacere e la sessualità. Nelle religioni delle società patriarcali il divino è lontano, e diventa quasi irraggiungibile dall'essere umano: il divino non è vissuto all'interno della coscienza individuale e perciò nasce l'esigenza di riempire questo spazio incolmabile tra l'uomo e il divino con credenze, rituali e intermediari (i sacerdoti) che fanno da ponte tra la terra e il cielo. Dunque il passaggio da un'organizzazione matriarcale della società a una patriarcale, che avvenne sia in India che in Europa, cambiò notevolmente le concezioni religiose: «Mentre il Tantra conosce una vasta gamma di rappresentazione del femminile, nella cultura cristiana il femminile è spezzato: la donna appare o come puttana, o come madonna, in adorazione passiva del suo frutto maschile. Nel Tantra, le rappresentazioni del femminile sono sessuali e spirituali, estatiche e intelligenti, feroci e pacificanti.
Quale liberazione poter essere spirituali, senza dovere stare in ginocchio con gli occhi abbassati, pii e casti. La donna può mostrare acutezza, lucidità o rabbia e può celebrare il suo essere femmina».

Il Tantra ebbe il suo periodo di maggior fioritura tra il X e il XII secolo dopo Cristo, nel Nord dell'India, e fu in seguito soppresso, con il prevalere della religione islamica. Sopravvisse tuttavia in scuole segrete, specie nel Bengala e nell' Assam, e qui stabilì rapporti fruttuosi con la Cina, dove si era formata la seconda grande scuola della sessualità consapevole, quella taoista. In Tibet, invece, al riparo dagli influssi di altri popoli, il Tantra poté esprimersi alla luce del sole, sposandosi
con il buddhismo e il Bon, l'antica religione sciamanica:
«Guru Padmasambhava, un famoso tantrico indiano, viaggiò nel Tibet nell'vrn secolo dopo Cristo, e insegnò il Vajrayana (la via del diamante) ai primi discepoli, fondando la scuola Nyigmapa del buddhismo tibetano. Nell'undicesimo secolo il traduttore tibetano Marpa viaggiò in India per studiare il Tantra da Naropa, discepolo di Tilopa. Tornato in Tibet tradusse e insegnò i principi tantrici al suo celeberrimo discepolo Milarepa. Da questo periodo cominciò la larga divulgazione del Tantra in Tibet. I suoi insegnamenti furono la base della scuola Kagyiipa del tantrismo tibetano». Ed è proprio in Tibet che accanto a lama di sesso maschile troviamo donne sapienti e venerate.

Col passare dei secoli, anche in Tibet alcune scuole - come la' Gelugpa - iniziarono a prender le distanze dalle pratiche sessuali del cosiddetto «Tantra rosso» (o Tantra della mano sinistra) e si limitarono a studiare l'unione tra il maschile e il femminile sul piano energetico, senza badare più al contatto fisico: questa versione più metafisica fu il cosiddetto «Tantra bianco» (o Tantra della mano destra). Così, «il noto mantra buddista "Om mani padme hum" viene tradotto in modo gentile come "il gioiello nel loto", il che, però, non vuole dire proprio niente. Il pudore si affanna a trovare qui una spiegazione artificiosa, negando l'origine tantrica del mantra. Qual è dunque il significato vero di questo antico mantra? Mani, il gioiello, è l'equivalente tibetano del termine sanscrito vajra (diamante) che è l'organo maschile; padme è il fiore di loto che simboleggia la yoni, la vagina;
perciò "il gioiello nel loto" non significa nient'altro che l'unione sessuale, il maithuna, in cui il principio maschile e quello femminile si uniscono sia in senso carnale, sia in senso mistico».

I secoli successivi furono secoli di decadenza per il Tantra in India, e soltanto dopo la rivoluzione sessuale negli anni Settanta e l'emancipazione della donna in Occidente, si preparò il terreno per la riscoperta dell'unione del piacere con la spiritualità. Negli ultimi decenni i lama tibetani hanno portato gli insegnamenti del Tantra bianco in Europa e America, e alcuni di loro - come Lama Yesce, Lama Zopa o Chogyam Trungpa Rinpoche hanno fatto molto per adattare le meditazioni tibetane alla mentalità occidentale. In India molti ashram si sono aperti agli occidentali, e maestri come Osho Rajneesh, Paramahansa Satyananda o Yogi Bhajanhanno hanno dato chiavi di lettura più aggiornate e comprensibili per gli antichi testi tantrici. Tantra la via dell'estasi

“Ama te stesso…”


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Ti è stato insegnato esattamente l’opposto da tutte le tradizioni del mondo, tutte le civiltà, tutte le culture, tutte le chiese. Loro dicono: “Ama gli altri, non amare te stesso”. E c’è una certa astuta strategia dietro il loro insegnamento.

“L’amore è il nutrimento per l’anima. Proprio come il cibo lo è per il corpo, così l’amore lo è per l’anima. Senza cibo il corpo è debole, senza amore l’anima è debole. E nessuno stato, nessuna chiesa, nessun interesse costituito ha mai voluto che le persone avessero un’anima forte, perché una persona che ha energia spirituale è destinata a essere un ribelle.

“L’amore ti rende ribelle, rivoluzionario. L’amore ti dà le ali per librarti nell’aria. L’amore ti dà la capacità di vedere a fondo nelle cose e così nessuno ti può ingannare, sfruttare, opprimere. E i preti e i politici sopravvivono solamente succhiandoti il sangue. Sopravvivono solo grazie allo sfruttamento. Tutti i preti e tutti i politici sono dei parassiti.

“Per renderti spiritualmente debole hanno trovato un metodo sicuro, garantito al cento per cento, e cioè insegnarti a non volerti bene. Se un uomo non riesce a volersi bene non può neanche amare qualcun altro. L’insegnamento è molto astuto. Loro dicono “Ama gli altri”, perché sanno che se non puoi amare te stesso non puoi amare affatto. Ma continuano a dire: “Ama gli altri, ama l’umanità, ama Dio, ama la natura, ama tua moglie, tuo marito, i tuoi figli, i tuoi genitori, ma non amare te stesso”, perché amare se stessi secondo loro è da egoisti.

“L’amore per se stessi è la cosa che più condannano al mondo e hanno reso il loro insegnamento molto logico. Dicono: “Se ami te stesso diventerai un egoista, se ami te stesso diventerai un narcisista”. Non è vero. Un uomo che ama se stesso capisce che non c’è alcun ego in se stesso. E’ amando gli altri senza amare se stessi, cercando di amare gli altri, che nasce l’ego.

“I missionari, i riformatori, gli assistenti sociali hanno il più grosso ego del mondo. Naturalmente, perché si considerano esseri umani superiori. Loro non sono comuni: le persone comuni vogliono bene a se stesse; loro amano gli altri, amano i grandi ideali, amano Dio. E tutto il loro amore è falso, perché tutto il loro amore è senza radici.

“Un uomo che ama se stesso fa il primo passo verso il vero amore”.

Osho

L’amore è di per se stesso nutrimento


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La tua domanda è: “Puoi parlare dell’arte di nutrirsi di amore?”. Non c’è nessuna arte, perché non serve alcuno sforzo. L’amore è il nutrimento. Ma l’umanità è stata così confusa dai suoi leader che non conosciamo i regni più nascosti del nostro stesso essere. L’amore è di per se stesso nutrimento. Più ami e più troverai spazi in cui l’amore si espande sempre più intorno a te come un’aura.

“Ma quel tipo di amore non è stato permesso da nessuna cultura. Hanno forzato l’amore in un tunnel molto stretto: tu puoi amare tua moglie, tua moglie può amare te; puoi amare i tuoi figli, puoi amare i tuoi genitori, puoi amare i tuoi amici. E hanno fatto sì che due cose si radicassero profondamente in ogni essere umano. Una è che l’amore è qualcosa di molto limitato – amici, famiglia, figli, marito, moglie. E la seconda cosa su cui hanno insistito è che ci sono molti tipi di amore. Ami in una maniera quando ami tuo marito o tua moglie; poi devi usare un altro tipo d’amore quando ami i tuoi figli, e un altro tipo di amore quando ami i tuoi antenati, la tua famiglia, i tuoi insegnanti, e poi un altro tipo di amore per i tuoi amici. Ma la verità è che l’amore non può essere categorizzato nella maniera in cui è stato categorizzato in tutta la storia dell’umanità. Avevano delle ragioni per categorizzarlo, ma le loro ragioni sono brutte e inumane, perché con questa categorizzazione hanno ucciso l’amore...

“La ragione per cui tutte le culture hanno insistito sulla categorizzazione è che hanno avuto molta paura dell’amore, perché se nell’esistenza c’è l’amore, esso non conosce confini. E allora non puoi mettere gli indù contro i mussulmani, e non puoi mettere i protestanti contro i cattolici. E non puoi tracciare una linea dicendo che non puoi amare questa persona perché è ebrea, cinese. I leader del mondo volevano dividere il mondo, ma per dividere il mondo hanno dovuto fare una divisione fondamentale, cioè la divisione dell’amore”.

Osho,

L’amore non è mai una relazione Osho


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’amore è relazionarsi. È sempre un fiume che scorre all’infinito. L’amore non conosce fine; la luna di miele inizia ma non finisce mai. Non è come un romanzo che inizia a un certo punto e finisce in un altro punto. È un fenomeno continuo. Gli amanti finiscono, l’amore continua. È un continuum. È un verbo, non un nome. E perché riduciamo la bellezza del relazionarsi in una relazione? Perché abbiamo così tanta fretta? Perché relazionarsi non è sicuro, e la relazione è una sicurezza, la relazione dà certezza. Il relazionarsi è solo un incontro di due estranei, forse solo per una notte e la mattina dopo ci diciamo addio. Chi sa cosa succederà domani? E abbiamo così tanta paura che vogliamo renderlo certo, vogliamo renderlo prevedibile. Vorremmo che il domani fosse come ce lo aspettiamo; non gli lasciamo la libertà di dire la sua. Allora riduciamo immediatamente ogni verbo a un nome.

“Ti innamori di una donna o di un uomo e inizi immediatamente a pensare di sposarti, a renderlo un contratto legale. Perché? Com’è che la legge si intromette nell’amore? La legge si intromette nell’amore perché l’amore non è lì. È solo una fantasia, e sai che la fantasia svanirà. Prima che svanisca sistemati, prima che svanisca fai qualcosa per far sì che diventi impossibile separarsi.

“In un mondo migliore, con persone più meditative, con una maggiore illuminazione diffusa sulla Terra, le persone ameranno, ameranno immensamente, ma il loro amore rimarrà un relazionarsi, non una relazione. E non sto dicendo che il loro amore sarà solo momentaneo. C’è una grossa probabilità che il loro amore possa andare più in profondità del tuo amore, possa avere una qualità più elevata di intimità, possa avere maggiore poesia e divinità. E c’è una grossa probabilità che il loro amore duri più a lungo di quanto possa mai durare la tua cosiddetta relazione. Ma non sarà garantito dalla legge, dal tribunale, dalla polizia”.

l'attaccamento non è amore


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  • Ogni volta che ci attacchiamo a qualcuno o a qualcosa, in un modo o nell'altro evitiamo di guardare noi stessi. Di fatto, il bisogno di attaccarsi a qualcuno o a qualcosa è un trucco per sfuggire a se stessi. E più l'altro diventa importante per noi, più lo consideriamo il centro della nostra vita. più noi ci emarginiamo alla periferia. Per tutta la vita continuiamo a rimanere centrati sull'altro. In questo modo il tuo Sè non diventerà mai il tuo centro. L'oscurità di milioni di persone può essere dissipata dalla fiamma interiore di pochi. Anche una piccola lampada fende una fitta oscurità. Con la presenza, in un paese, di una sola persona che abbia conosciuto l'immortalità dell'anima, tutta l'atmosfera, la vibrazione e la vita del paese cambierebbero.
  • Un unico fiore sboccia e la sua fragranza si diffonde nei luoghi più lontani. La semplice presenza di una persona che abbia conosciuto l'immortalità dell'anima può dare origine alla purificazione spirituale di un intero paese.
  • Non ti chiedo di credere negli altri. Quello è solo il risultato di una mancanza di fiducia in sè stessi.
  • E' tempo che tu smetta di cercare fuori di te, tutto quello che a tuo avviso potrebbe renderti felice. Guarda in te, torna a casa. Osho