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SUTRA
18
Guarda con amore un oggetto qualsiasi. Non passare a un altro oggetto. Qui, nel mezzo
dell’oggetto, la beatitudine.
19
Senza un supporto per i piedi o per le mani, siediti unicamente sulle natiche.
All’improvviso, la centratura.
20
In un veicolo in movimento, oscillando ritmicamente, sperimenta. Oppure in un veicolo
fermo, dondolandoti in invisibili circoli che rallentano.
21
Fora una parte qualsiasi della tua forma colma di nettare con uno spillo, e con gentilezza
penetra la foratura e consegui la purezza interiore.
Il corpo umano è un meccanismo misterioso: il suo funzionamento è bidimensionale. Per
venire all’esterno, la tua consapevolezza passa attraverso i sensi per incontrare il mondo,
per incontrare la materia. Ma questa è solo una dimensione delle funzioni del tuo corpo;
ne esiste anche un’altra: ti conduce all’interno. Se la consapevolezza va all’esterno, tutto
ciò che conosci è materia, se va all’interno, tutto ciò che conosci è non-materia. In realtà
non c’è alcuna divisione: materia e non-materia sono una cosa sola. Ma questa realtà – X
– se viene guardata con gli occhi, con i sensi, appare come materia. Questa stessa realtà,
quella X, se viene guardata dall’interno – non attraverso i sensi, ma attraverso la
centratura – appare come non-materia. La realtà è una sola, ma poi guardarla in due
modi: attraverso i sensi, oppure non attraverso i sensi. Tutte queste tecniche di centratura
in realtà servono a condurti a un punto in te stesso dove i sensi non funzionano, dove vai
al di là dei sensi. Ci sono tre cose che devono essere comprese, prima di penetrare le
tecniche. Innanzitutto quando vedi attraverso gli occhi, non sono gli occhi a vedere: essi
sono solo delle aperture per vedere. Colui che vede per loro tramite non è gli occhi, colui
che vede sta dietro agli occhi. Ecco perché puoi chiuderli e tuttavia vedere sogni, visioni,
immagini. Colui che vede sta dietro ai sensi; attraverso i sensi si muove nel mondo. Ma se
chiudi i sensi, colui che vede rimane all’interno. Se colui che vede, questa
consapevolezza, è centrato, all’improvviso diventa consapevole di se stesso. E quando sei
consapevole di te stesso, sei consapevole di tutta l’esistenza, perché tu e l’esistenza non
siete due cose distinte. Ma per diventare consapevoli di se stessi è necessario centrarsi, e
per centratura intendo la tua consapevolezza non divisa in molte direzioni, la tua
consapevolezza che non si sposta altrove, che rimane in se stessa… senza muoversi,
radicata, senza alcuna direzione; che rimane lì semplicemente all’interno. Sembra difficile
restare all’interno, perché persino il pensiero stesso per la nostra mente diventa un andare
fuori. Cominciamo a pensare: il “come” comincia a pensare. Pensare all’interno,
all’interiorità, è per noi ancora un pensiero, e ogni pensiero in quanto tale appartiene
all’esteriorità, mai all’interiorità, perché nel centro più interno tu sei semplicemente
consapevolezza. I pensieri sono come le nuvole. Sono venuti a te, ma non ti
appartengono. Ogni pensiero viene dall’esterno, dal di fuori. Nell’interiorità non puoi
produrne neppure uno. Ogni pensiero viene dall’esterno; non c’è possibilità di creare un
pensiero nell’interiorità. I pensieri sono come nuvole che vengono a te. Perciò quando
pensi non sei nell’interiorità, ricordatelo. Pensare è essere all’esterno. Perciò anche se stai
pensando all’interiorità, all’anima, al Sé, non sei nell’interiorità. Tutti questi pensieri sul Sé,
sull’interiorità, sulla dimensione interiore, sono venuti dall’esterno: non ti appartengono. A
te appartiene solo la semplice consapevolezza, simile al cielo, senza nubi. Che cosa fare
quindi? Come acquistare internamente questa semplice consapevolezza? Poiché
direttamente non puoi fare nulla, si usano degli espedienti. Sono necessari degli
stratagemmi attraverso i quali tu venga gettato all’interno, ributtato in te stesso. Questo
centro ha bisogno sempre di un approccio indiretto: non puoi avvicinarti direttamente.
Cerca di capire bene questo punto, perché è assolutamente fondamentale. Stavi
giocando, e in seguito dici di aver provato una grande gioia: “Mi sentivo molto felice, e ne
ho provato veramente piacere”. Si diffonde intorno una sottile felicità. Qualcuno ti sta
ascoltando: anche lui cerca la felicità, ognuno la cerca. Dice “Allora devo giocare, perché
giocando si raggiunge la felicità, e io devo raggiungerla”. Anche lui gioca, ma il suo
interesse diretto sono la felicità, la gioia, il piacere. La felicità è una conseguenza. Se sei
presente nel tuo gioco in modo totale, assorto, ne risulta la felicità, ma se sei
costantemente alla ricerca della felicità, non accade nulla. Il gioco è il punto di partenza.
Stai ascoltando della musica. Qualcuno dice: “Mi sento colmo di beatitudine”. Ma se sei
costantemente e direttamente interessato alla beatitudine, non sarai neppure in grado di
ascoltare. Quell’interesse, quell’avidità di beatitudine, diventerà un ostacolo. La beatitudine
è una conseguenza: non puoi impadronirtene direttamente. E’ un fenomeno così delicato
che dovrai avvicinarti solo in modo indiretto. Fai un’altra cosa ed ecco che accade. Non
puoi farlo direttamente. Tutto quanto è bello, tutto quanto è eterno, è così delicato che se
cerchi di impadronirtene direttamente, viene distrutto. Questo e ciò che si intende con le
tecniche e gli espedienti. Queste tecniche continuano a dirti di fare qualcosa: non è
importante ciò che fai, ma il risultato. Ma la tua mente si deve preoccupare del fare, della
tecnica, non del risultato. Il risultato accade: necessariamente, ma sempre in modo
indiretto. Perciò non preoccuparti del risultato; preoccupati della tecnica. Falla nel modo
più totale possibile, e dimenticati del risultato. Accade, ma tu puoi diventare un ostacolo.
Se ti importa solo il risultato, allora non si verificherà mai. E diventa molto strano. Della
gente viene a dirmi: “Tu dici che se facciamo la meditazione, ‘questo’ si verificherà, ma noi
la stiamo facendo e ‘questo’ non si verifica”. E hanno ragione, ma si sono dimenticati della
condizione. Devi dimenticarti del risultato: solo allora accade. Devi essere totalmente
nell’atto. Quando più sei totale nell’atto, tanto prima si verifica il risultato. Ma è sempre il
risultato. Ma è sempre indiretto. Con esso non puoi essere aggressivo o violento, perché è
un fenomeno così delicato che non può essere attaccato. Viene a te solo mentre sei
occupato da qualche altra parte in modo così totale che il tuo spazio interiore è vuoto.
Tutte queste tecniche sono indirette. Non esiste una tecnica diretta per gli eventi spirituali.
Ora la tecnica – la sesta tecnica per la centratura: “Guarda con amore un oggetto
qualsiasi. Non passare a un altro oggetto. Qui, nel mezzo dell’oggetto, la beatitudine”,
Vorrei ripeterla: “Guarda con amore un oggetto qualsiasi. Non passare a un altro
oggetto…”. Non spostarti a un altro oggetto. “Qui, nel mezzo dell’oggetto, la beatitudine.”
“Guarda con amore un oggetto qualsiasi…”. “Con amore” è la chiave. Hai mai osservato
un oggetto con amore? Puoi dire di sì solo perché non sai che cosa significhi: puoi aver
guardato un oggetto con bramosia, questa è un’altra cosa, del tutto diversa –
diametralmente opposta. Perciò come prima cosa, la differenza: cerca di percepire la
differenza. Osservi un bel viso, un bel corpo, e senti che li stai guardando con amore. Ma
perché li stai guardando? Forse vuoi sfruttarli, vuoi ottenere qualcosa da loro? In questo
caso non è amore, è bramosia. Di fatto stai pensando a come usarli, a come possederli, a
come far sì che questo corpo diventi uno strumento per la tua felicità. Bramosia significa
come usare qualcosa per la tua felicità; amore significa che non è nulla che riguardi la tua
felicità. In realtà, bramosia significa come ottenere qualcosa da un oggetto e amore
significa come dare qualcosa. Sono due cose diametralmente opposte. Se vedi un bel
volto e provi amore, l’immediata sensazione nella tua consapevolezza sarà come fare
qualcosa per renderlo felice, come fare qualcosa per rendere felice quell’uomo o quella
donna. Non ci si occupa di se stessi: ci si occupa dell’altro. In amore l’importante è l’altro;
nella bramosia l’importante sei tu. Nella bramosia pensi a come rendere l’altro il tuo
strumento; in amore a come diventare uno strumento. Nella bramosia sacrificherai l’altro;
in amore te stesso. Amore significa dare; bramosia significa ottenere. L’amore è un
abbandono; la bramosia è un’aggressione. Quello che dici non ha senso: persino nella
bramosia parli in termini d’amore. Il tuo linguaggio non ha molto senso, perciò non
ingannarti. Osserva dentro di te, e vedrai che non una sola volta nella tua vita hai guardato
con amore qualcuno o qualcosa. La seconda distinzione da fare; questo sutra dice:
“Guarda con amore un oggetto qualsiasi”. In realtà anche se guardi con amore qualcosa di
materiale, di inanimato, quell’oggetto diventerà una persona. Se lo guardi con amore, il tuo
amore è la chiave per trasformare qualunque cosa in persona. Se guardi un albero con
amore, diventa una persona. Proprio l’altro giorno stavo parlando con Vivek, e le dicevo
che quando ci fossimo trasferiti nel nuovo ashram avremmo dato un nome a ogni albero,
perché ogni albero è una persona. Hai mai sentito di qualcuno che dia un nome agli
alberi? Nessuno lo fa perché nessuno li ama. Se le cose fossero diverse, un albero
diventerebbe una persona. Allora non è più solo in una folla: diventa unico. Tu dai nomi ai
cani e ai gatti. Quando dai un nome a un cane lo chiami Tigre o qualcosa del genere, il
cane diventa una persona. Allora non è più solo un cane tra altri: ha una personalità. Hai
creato una persona. Ogni volta che guardi qualcosa con amore, questa diventa una
persona. Ed è vero anche il contrario: ogni volta che guardi con bramosia una persona,
quella persona diventa un oggetto, una cosa. Ecco perché gli occhi pieni di bramosia sono
odiosi: non piace a nessuno diventare una cosa. Quando guardi in questo modo tua
moglie o qualunque altra donna o uomo, l’altro si sente ferito. Che cosa stai facendo
realmente? Stai trasformando una persona, una persona viva in uno strumento morto, stai
pensando a come “usarla”, e in quel caso la persona viene uccisa. Ecco perché gli occhi
pieni di bramosia sono odiosi, brutti. Quando guardi qualcuno con amore, l’altro ne viene
innalzato: diventa unico, all’improvviso diventa una persona. Una persona non può venire
sostituita, mentre una cosa sì. “Cosa” significa ciò che è sostituibile; “persona”, ciò che
non può essere sostituito. Una persona è unica; una cosa non lo è. L’amore rende unica
qualunque cosa. Ecco perché senza amore non ti senti mai una persona. A meno che
qualcuno non ti ami profondamente, non senti mai di avere alcuna unicità. Sei solo un
numero, un dato in una folla, sei intercambiabile. Per esempio, se sei impiegato in un
ufficio, insegnante in una scuola o professore in un’università, sei rimpiazzabile. Puoi
essere sostituito in qualunque momento perché vieni solo usato per svolgere una
mansione: hai un significato e un’importanza funzionale al tuo compito. Se sei un
impiegato, qualcun altro può svolgere facilmente il tuo lavoro. Il lavoro non ti aspetterà. Se
in questo istante muori, subito qualcuno ti sostituirà e il meccanismo continuerà. Eri solo
un numero: un altro numero andrà altrettanto bene. Eri solo utile. Ma ecco che qualcuno
s’innamora di questo impiegato o di questo professore. All’improvviso l’impiegato non è più
tale: è diventato una persona unica. Se muore, l’amata non potrà rimpiazzarlo: è
insostituibile. Allora il mondo intero potrà continuare nello stesso identico modo, ma
l’innamorata non potrà essere la stessa. Questa unicità, questo essere una persona,
accade attraverso l’amore. Questo sutra dice “Guarda con amore un oggetto qualsiasi”.
Non fa alcuna distinzione tra un oggetto e una persona. Non ce n’è bisogno, perché
quando guardi con amore, qualunque cosa diventerà una persona. Lo sguardo stesso
cambia, trasforma. Forse non hai osservato che cosa succede quando guidi una certa
macchina, diciamo una Fiat. Ci sono migliaia, migliaia e migliaia di Fiat esattamente
uguali, ma la tua macchina, se ne sei innamorato, diventa unica, una persona. E’
insostituibile perché si crea una relazione: ora senti questa automobile come una persona.
Se qualcosa non va… un leggero rumore, lo senti. E le macchine sono molto capricciose.
Conosci il carattere della tua auto, quando si sente bene e quando si sente male. Poco a
poco la macchina diventa una persona. Perché? Se c’è una relazione d’amore, ogni cosa
diventa una persona. Se c’è una relazione di bramosia, una persona diventa una cosa. E
questo è uno degli atti più disumani che l’uomo possa compiere: rendere qualcuno una
cosa. “Guarda con amore un oggetto qualsiasi…”. Che cosa si deve fare dunque? Per
guardare con amore, come prima cosa dimenticati di te stesso completamente. Guarda un
fiore e lascia che sia presente. Tu diventa completamente assente: senti il fiore, e un
amore profondo fluirà dalla tua consapevolezza verso il fiore. E fai sì che la tua
consapevolezza sia ricolma di un solo pensiero: come aiutare questo fiore a fiorire di più, a
diventare più bello, e più gioioso. Che cosa posso fare? Non importa che tu possa fare
qualcosa, oppure no. Ciò che importa è la sensazione di cosa puoi fare: questo dolore,
questa fitta relativa a cosa puoi fare per rendere questo fiore più bello, più vivo, più fiorito.
Fa in modo che questo pensiero si riverberi in tutto il tuo essere, che ogni fibra del tuo
corpo e della tua mente lo senta, e verrai trafitto da un’estasi: il fiore diventerà una
persona. “Non passare a un altro oggetto…”. E non puoi passare a un altro oggetto: se sei
una relazione d’amore, non puoi andartene. Se amo qualcuno, ti dimentichi dell’intera
folla; affiora un unico volto, non vedi nessun altro: gli altri visi sono presenti sullo sfondo,
alla periferia della tua consapevolezza. Non esistono. Sono solo delle ombre. Rimane un
unico volto. Se ami qualcuno rimane solo quel volto, perciò non puoi muoverti. Non
passare a un altro oggetto, resta con uno solo: la rosa, il viso della persona amata. Rimani
lì amando, fluendo, con un unico cuore, con un unico pensiero: “Che cosa posso fare per
rendere l’oggetto del mio amore più felice, più gioioso?”. “Qui, nel mezzo dell’oggetto, la
beatitudine.” In quel modo, tu sarai assente, non ti preoccuperai più per te stesso, non
sarai più egoista, non penserai più in termini di piacere personale, di gratificazione. Ti
sarai completamente dimenticato di te stesso, e penserai solo all’altro. L’altro è diventato il
centro del tuo amore; la tua consapevolezza fluirà verso di lui. Con profonda
compassione, con un profondo sentimento di amore, pensi: “Che cosa posso fare per
rendere felice l’amato?”. In questo stato, all’improvviso, qui, “nel mezzo dell’oggetto, la
beatitudine”, come una conseguenza, verrai raggiunto da un’improvvisa beatitudine.
All’improvviso sarai nel centro del tuo essere. Sembra paradossale perché questo sutra
dice di dimenticarti completamente di te stesso, di non essere centrato in te stesso, di
muoverti completamente verso l’altro. Si narra che il Buddha dicesse sempre che quando
preghi, devi pregare per gli altri – mai per te, altrimenti la preghiera è del tutto inutile. Un
uomo andò da lui e disse: “Accolgo il tuo insegnamento, ma c’è una sola cosa che mi è
molto difficile accettare. Tu dici che quando preghiamo, non dobbiamo pensare a noi
stessi, non dobbiamo chiedere nulla che riguardi noi stessi. Dobbiamo dire: ‘Qualunque
sia il risultato della mia preghiera, che quel risultato venga ripartito tra tutti. Se accade una
beatitudine, che venga ripartita tra tutti”. L’uomo proseguì: “Questo mi va bene, ma posso
fare solo un’unica eccezione? Non al mio dirimpettaio: è mio nemico. Che questa
beatitudine venga distribuita a tutti salvo che al mio vicino di casa”. La mente è centrata in
se stessa, perciò il Buddha disse: “La tua preghiera non serve a nulla. Non ne risulterà
nulla a meno che tu sia pronto a dare tutto, a distribuire tutto, allora tutto sarà tuo”.
Nell’amore ti dimentichi di te stesso. Sembra paradossale: quando e come avverrà questa
centratura? Preoccupandoti dell’altro, della felicità dell’altro, quando ti dimentichi
completamente di te stesso e rimane solo l’altro, all’improvviso sei colmato di gioia,
accade la beatitudine. Come mai? Perché, quando non ti preoccupi di te stesso, diventi
vacuo, vuoto: si crea lo spazio interiore. Quando la tua mente è totalmente preoccupata
dell’altro, nell’interiorità diventi senza mente, non ci sono più pensieri. E quindi questo
pensiero: “In che modo posso essere d’aiuto? In che modo posso creare una maggiore
gioia? Come può l’altro essere più felice?” non può continuare, perché in realtà non c’è
nulla che tu possa fare. Questo pensiero diventa un segno d’arresto. Non c’è nulla che
possa fare. Cosa puoi fare? Se pensi di poter fare qualcosa, stai ancora pensando in
termini di ego. Con l’oggetto d’amore si diventa totalmente impotenti, ricordatelo. Quando
ami qualcuno, ti senti totalmente impotente. Questa è l’agonia dell’amore: non riuscire a
sentire cosa fare. Si vorrebbe fare tutto, si vorrebbe dare l’intero universo all’amante o
all’amata – ma che cosa si può fare? Se pensi di poter fare questo o quello, non sei
ancora in una relazione d’amore. L’amore è del tutto impotente, assolutamente impotente,
e in questa impotenza risiede la sua bellezza, perché in quella condizione di impotenza ti
arrendi. Ama qualcuno e ti sentirai impotente; odia qualcuno e sentirai che puoi fare
qualche cosa. Ama qualcuno e sei assolutamente impotente: che cosa puoi fare? Tutto
sembra insignificante, senza senso. Non è mai abbastanza. Non ci si può far nulla. E
quando una persona sente che nulla può essere fatto, si sente impotente. Quando si
vorrebbe fare tutto e si sente che non si può far nulla, la mente si ferma. In questa
condizione di impotenza, accade la resa. Sei vuoto. Per questa ragione l’amore diventa
una profonda meditazione. In realtà, se ami qualcuno, non è necessaria nessun’altra
meditazione. Ma poiché nessuno ama, sono necessari centododici metodi, e persino
questi possono non bastare. L’altro giorno era presente un tale. Mi diceva. “Mi dà molta
speranza. Per la prima volta ha sentito da te che esistono centododici metodi. Questo mi
dà molta speranza, ma, in un certo senso, nella mia mente entra anche lo
scoraggiamento. Solo centododici metodi? E se con me questi centododici metodi non
funzionassero, non ce n’è per caso un altro?”. E ha ragione. Ha ragione! Se con te questi
centododici metodi non funzionano, non c’è niente da fare. Dunque, come lui suggerisce,
la speranza è seguita da uno scoraggiamento. Ma in realtà i metodi sono necessari perché
manca il metodo fondamentale: se riesci ad amare non è necessario alcun metodo.
L’amore in sé è il metodo più grande, ma l’amore è difficile, in un certo senso impossibile.
Amore significa porre te stesso al di fuori della tua consapevolezza e mettere qualcun altro
nello stesso posto in cui esisteva il tuo ego. Amore significa sostituire te stesso con
qualcun altro, come se ora tu non fossi e ci fosse solo l’altro. Jean-Paul Sartre dice che
l’altro è l’inferno, e ha ragione. Ha ragione perché per te l’altro crea solo un inferno. Ma ha
anche torto perché, se l’altro può essere un inferno, può essere anche il paradiso. Se vivi
con bramosia, l’altro è un inferno perché stai cercando di uccidere quella persona, stai
cercando di renderla una cosa. Perciò anche quella persona reagirà e cercherà di fare di
te una cosa, e questo crea un inferno. Perciò ogni marito e ogni moglie si creano a
vicenda un inferno, perché ciascuno cerca di possedere l’altro. Il possesso è possibile solo
con le cose, mai con le persone. Puoi solo essere posseduto da una persona, non puoi
mai possederla. Puoi possedere una cosa, ma tu cerchi di possedere le persone.
Attraverso questo sforzo, le persone diventano cose. Se io ti rendo una cosa, tu reagirai.
In quel caso sono tuo nemico e tu, a tua volta, cercherai di fare di me una cosa. Questo
crea l’inferno. Sei seduto da solo nella tua stanza e poi, all’improvviso, ti accorgi che
qualcuno ti sta spiando dal buco della serratura. Osserva minuziosamente ciò che accade.
Hai notato qualche cambiamento? E perché ti senti in collera con questo curiosane? Non ti
sta facendo nulla, sta solo sbirciando. Perché ti arrabbi? Ti ha trasformato in una cosa. Ti
sta osservando; ha fatto di te una cosa, un oggetto. Questo ti mette a disagio. Lo stesso
accadrà a lui se ti avvicini al buco della serratura e ci guardi dentro. L’altro si sentirà a
pezzi, scosso. Solo un istante prima era un soggetto: lui era l’osservatore e tu l’osservato.
Ora improvvisamente è stato preso in trappola. E’ stato osservato mentre ti osservava, e
ora è diventato lui una cosa. Quando qualcuno ti osserva, all’improvviso avverti che la tua
libertà è stata turbata, distrutta. Questa è la ragione per la quale non puoi fissare
qualcuno, a meno che tu non ne sia innamorato. Quello sguardo fisso diventa brutto e
violento. Se sei innamorato, uno sguardo intenso e fermo è meraviglioso, perché non sta
trasformando l’altro in una cosa. Allora puoi guardare direttamente negli occhi, puoi
penetrare profondamente negli occhi dell’altro. Non lo stai trasformando in una cosa. Anzi,
attraverso li tuo amore il tuo sguardo sta facendo di lui una persona. Ecco perché solo gli
sguardi fissi degli amanti sono belli; altrimenti tutti gli altri sono brutti. Gli psicologi dicono
che c’è un tempo limite – e lo sapete tutti, osservate e saprete quale sia il tempo limite –
per guardare fissamente negli occhi di un estraneo. C’è un tempo limite: un istante in più e
l’altro si arrabbierà. In pubblico uno sguardo di sfuggita può essere perdonato, perché
sembra che stai solo vedendo, non guardando. Uno sguardo è una cosa profonda. Se ti
vedo solo di sfuggita non si crea alcuna relazione. Oppure mi guardi mentre passo, solo
mentre passo, di sfuggita: non c’è intenzione d’offendere, perciò va tutto bene. Ma se
all’improvviso ti fermi e mi guardi, diventi un osservatore: il tuo sguardo mi turberà e mi
sentirò insultato. Che cosa stai facendo? Io sono una persona, non una cosa. Non è
questo il modo di guardare. E’ per questo che i vestiti sono diventati così importanti. Solo
quando ami qualcuno puoi facilmente essere nudo, perché non appena sei nudo tutto il
tuo corpo diventa un oggetto. Qualcuno potrebbe guardare il tuo corpo, e se non è
innamorato di te trasformerà in un oggetto tutto il tuo corpo, il tuo intero essere. Ma
quando sei innamorato di qualcuno, puoi essere nudo senza sentire di esserlo. Anzi, ti
piacerebbe essere nudo perché ti piacerebbe che questo amore trasformante mutasse il
tuo corpo intero in una persona. Ogni volta che trasformi qualcuno in una cosa, quell’altro
è immorale. Ma se sei colmo d’amore, in quel momento d’amore questo fenomeno questa
beatitudine, può verificarsi con ogni oggetto, accade. “Nel mezzo dell’oggetto, la
beatitudine.” All’improvviso ti sei dimenticato di te stesso: era presente l’altro. Quando poi
arriva il momento giusto, quando non sei più presente, quando sei assolutamente assente,
anche l’altro diventerà assente, e tra voi due accade la beatitudine. Questo è ciò che
sentono gli amanti. Quella beatitudine è dovuta anche a una meditazione ignota,
inconscia. Quando ci sono due amanti, un po’ alla volta diventano entrambi assenti.
Rimane una pura esistenza senza ego… senza conflitto, solo una comunione. In quella
comunione ci si sente beati. E’ errato dedurre che l’altro ti abbia donato quella beatitudine.
Quella beatitudine è venuta perché, senza saperlo, sei caduto in una profonda tecnica
meditativa. Puoi farlo consapevolmente, e quando lo fai consapevolmente penetra ancor
più in profondità perché non sei ossessionato dall’oggetto. Questo avviene ogni giorno. Se
ami qualcuno ti senti beato non a causa di lui o di lei, ma a causa dell’amore. Come mai?
Perché questo fenomeno accade, questo sutra accade. Ma in quel caso ne sei
ossessionato. Pensi che sia a causa di A, a causa della prossimità di A, della vicinanza a
causa dell’amore di A, che questa beatitudine accade. Perciò pensi: “Devo possedere A
perché, senza la sua presenza, potrei non essere capace di ottenere di nuovo questa
beatitudine”. Diventi geloso. Se qualcun altro possedesse A, lui sarebbe beato e tu ti
sentiresti infelice, perciò vuoi togliere ad A ogni possibilità di essere posseduto da qualcun
altro. A dovrebbe essere posseduto solo da te perché, grazie a lui, hai potuto gettare
un’occhiata in un mondo diverso; ma, non appena cerchi di possedere, distruggerai tutta la
bellezza dell’intero fenomeno. Quando l’amore viene posseduto, l’amore se n’è andato.
Allora l’amante è solo una cosa. Puoi usarlo, ma la beatitudine non ritornerà, perché quella
beatitudine veniva quando l’altro era una persona. L’altro era fatto, creato: tu creavi la
persona nell’altro, e l’altro creava la persona in te. Nessuno era un oggetto. Eravate
entrambi delle soggettività che si incontravano: due persone che s’incontrano, non una
persona e una cosa. Ma non appena possiedi, questo diventerà impossibile. E la mente
cercherà di possedere perché pensa in termini di bramosia: “Un giorno mi è accaduta la
beatitudine, perciò mi deve accadere ogni giorno. Quindi devo possedere”. Ma la
beatitudine accade perché non esiste possesso. E di fatto, la beatitudine non accade a
causa dell’altro, ma a causa tua. Accade perché sei totalmente assorbito nell’altro. Può
capitare con una rosa, con una roccia, con gli alberi, con qualunque cosa. Una volta che
conoscerai il modo in cui si verifica, può capitare ovunque. Se sai che tu non sei e, con
amore profondo, la tua consapevolezza si muove verso l’altro, verso gli alberi, il cielo, le
stelle, chiunque; quando tutta la tua consapevolezza è indirizzata verso l’altro, ti lascia, si
allontana da te; in quell’assenza dell’io risiede la beatitudine.
La settima tecnica di centratura: “Senza un supporto per i piedi o per le mani, siediti
unicamente sulle natiche. All’improvviso, la centratura”. Questa tecnica è stata usata per
secoli in Cina dai taoisti, ed è una tecnica meravigliosa, una delle più facili. Provaci:
“Senza un supporto per i piedi o per le mani, siediti unicamente sulle natiche.
All’improvviso, la centratura”. Che cosa si deve fare? Ti occorreranno due requisiti; il
primo, un corpo molto sensibile, che tu non hai. Hai un corpo morto: è solo un peso da
portare, non è sensibile. Quindi, innanzitutto devi rendere il corpo sensibile, altrimenti
questa tecnica non funzionerà. Perciò come prima cosa ti parlerò di come rendere
sensibile il corpo, in particolare le natiche perché, in genere, sono la parte più insensibile
del corpo. Devono esserlo, perché su di esse stai seduto tutto il giorno. Se fossero troppo
sensibili, sarebbe difficile. Perciò le natiche sono insensibili: lo sono necessariamente.
Sono insensibili proprio come le piante dei piedi. Stai continuamente seduto su di esse,
eppure non te ne accorgi mai, L’hai mai sentito prima? Ora puoi sentire di essere seduto
sulle natiche, ma non l’hai mai sentito prima, e sei stato seduto sulle natiche per tutta la
vita, ma non te ne sei mai reso conto. La loro funzione è tale per cui non possono essere
molto sensibili. Quindi, come prima cosa devi renderle sensibili. Prova questo metodo, è
semplicissimo, e può essere applicato a qualsiasi parte del corpo. In questo modo, il corpo
diventerà sensibile. Siediti rilassato su una sedia. Chiudi gli occhi e percepisci la mano
sinistra, oppure destra, una delle due. Dimentica il resto del corpo; senti solo la mano
sinistra, quanto più la sentirai, tanto più diventerà pesante. Continua a sentire la mano
sinistra. Dimenticati il resto del corpo. Continua a sentire la mano sinistra come se fossi
solo la mano sinistra. La mano continuerà a diventare sempre più pesante. Mentre diventa
sempre più pesante, continua a sentire che diventa sempre più pesante. Poi cerca di
percepire cosa stia accadendo alla mano. Prendi nota di qualsiasi cosa: ogni sensazione,
ogni contrazione, ogni piccolo movimento; prendi nota mentalmente di tutto ciò che
accade. Continua per circa tre settimane: in qualsiasi ora del giorno, fallo per dieci,
quindici minuti. Senti solo la mano sinistra e dimentica il resto del corpo. Alla fine avrai una
mano sinistra, o una mano destra, nuova, estremamente sensibile al tatto, e sarai
consapevole delle sensazioni anche più leggere e delicate. Se ci riesci con la mano, prova
con le natiche: chiudi gli occhi e senti che esistono solo le natiche, tu non ci sei più. La tua
intera consapevolezza deve andare alle natiche. Non è difficile. Se ci provi, avrai una
sensazione meravigliosa. E la sensazione di vita che proviene dal corpo, di per se stessa
riempie la beatitudine. Poi, quando riesci a sentire le natiche ed esse riescono a diventare
molto sensibili, quando riesci a percepire tutto ciò che vi accade all’interno – un lieve
movimento, un leggero dolore o qualunque sensazione - puoi osservare e puoi
conoscere. A quel punto la tua consapevolezza è unita alle natiche. Devi però partire con
la mano, perché è molto più sensibile, ed è più facile. Una volta che hai acquistato
confidenza, quando riesci a rendere sensibile la mano, questa confidenza ti aiuterà a
rendere sensibile le natiche. Quindi avrai bisogno di almeno sei settimane prima di poter
praticare questa tecnica, tre settimane per la mano e tre per le natiche, solo per renderle
sempre più sensibili. Stando sdraiato sul letto, dimenticati dell’intero corpo. Ricordati solo
che non rimangono altro che due natiche. Percepisci le sensazioni tattili: le lenzuola, il
freddo o il tepore che aumenta lentamente, percepiscilo. Sdraiati nella vasca da bagno,
dimenticati il corpo; ricordati solo delle natiche, sentile. Stai in piedi contro un muro con le
natiche che lo toccano: senti il muro freddo. Stai in piedi con la tua amata, con tua moglie
o tuo marito, natiche contro natiche: senti l’altro attraverso le natiche. Questi esercizi
servono solo a “creare” le tue natiche, a farle arrivare al punto in cui possano iniziare a
sentire. Poi, metti in pratica questa tecnica: “Senza un supporto per i piedi o per le
mani…”. Siediti per terra, senza un supporto per i piedi o per le mani, siediti unicamente
sulle natiche. Padmasana, la posizione del Buddha, va bene. Va bene anche siddhasana
o qualunque comune asana, ma sarebbe meglio non usare le mani. Resta solo sulle
natiche: stai seduto solo sulle natiche. A quel punto chiudi gli occhi e senti le natiche a
contatto con il suolo. Poiché saranno sensibili, sentirai che una preme più dell’altra. Sei
appoggiato su di una sola natica, e l’altra preme di meno. Sposta il peso fino a metterti in
equilibrio. Spostati da una natica all’altra e pian piano crea un equilibrio. Mettersi in
equilibrio significa che entrambe le natiche sentono nello stesso modo. Il tuo peso
entrambe le natiche è esattamente lo stesso. E quando le natiche saranno sensibili, non
sarà difficile: lo sentirai. Allorché saranno in equilibrio, “all’improvviso, la centratura”.
Grazie all’equilibrio verrai ributtato all’improvviso al centro del tuo essere, nell’ombelico, e
ti sentirai centrato internamente. Ti dimenticherai delle natiche, del corpo. Verrai sospinto
nel tuo centro interiore. Per questo dico che i centri non sono importanti, ma che lo è la
centratura: che accada nel cuore, nella testa, nelle natiche o in qualunque altra parte del
corpo. Hai visto dei Buddha seduti. Non te lo saresti mai immaginato che stessero
mettendo in equilibrio le loro natiche. Vai in un tempio e vedi Mahavira seduto, il Buddha
seduto: non te lo saresti mai immaginato che questo stare seduti potesse essere un
mettere in equilibrio le natiche. Lo è, e quando saranno in equilibrio, all’improvviso
quell’equilibrio ti dà centratura.
L’ottava tecnica di centratura: “In un veicolo in movimento, oscillando ritmicamente,
sperimenta. Oppure in un veicolo fermo, dondolandosi in invisibili circoli che rallentano”. E’
la stessa cosa in situazioni diverse. “In un veicolo in movimento…”. Stai viaggiando su un
treno, oppure su un carro tirato da buoi; quando questa tecnica fu elaborata questo era il
solo mezzo di trasporto. Ti stai spostando su un carro tirato da buoi su una strada indiana,
ancora oggi le strade sono le stesse. Ma quando ti sposti, tutto il tuo corpo si muove.
Allora è inutile. “In un veicolo in movimento, oscillando ritmicamente…”.Oscilla
ritmicamente. Cerca di capirlo: è molto sottile. Quando sei su un carro tirato da buoi o su
un veicolo qualunque, opponi resistenza: il veicolo oscilla a sinistra, tu oscilli a destra per
metterti in equilibrio, altrimenti cadresti. Quindi opponi costantemente resistenza. Seduti
su un carro trainato da buoi, lotti contro i suoi movimenti. Si muove da una parte, e tu devi
muoverti dall’altra. Per questo ci si stanca a stare seduti su un treno, senza saperlo si fa
uno sforzo immane; inconsciamente si oppone una resistenza continua. Non resistere più:
questa è la prima cosa. Se vuoi mettere in pratica questa tecnica, non opporre resistenza.
Segui piuttosto i movimenti, oscilla, diventa parte integrante del mezzo che ti trasporta,
qualsiasi cosa faccia, falla anche tu: i bambini li fanno naturalmente, per questo non si
stancano mai viaggiando. Punam è da poco giunta da Londra con i suoi due figli, e prima
di partire temeva che potessero stare male, che potessero stancarsi a causa del lungo
viaggio. Stanca lo divenne lei, e loro fecero il viaggio ridendo. Durante il viaggio, divenne
completamente esausta. Quando è entrata nella mia stanza era stanca morta, mentre i
due piccoli cominciarono subito a giocare. Dopo un viaggio di diciotto ore da Londra a
Bombay non erano neppure un po’ stanchi. Come mai? Perché non sanno ancora come
opporre resistenza. Perciò un ubriaco può stare seduto su un carro tirato da buoi per tutta
la notte, e al mattino sarà più fresco che mai, mentre tu non lo saresti. Accade perché un
ubriaco non può opporre resistenza. Si muove insieme al carro, non c’è alcuna lotta. Non
c’è una lotta. Lui è una cosa sola con il carro. “In un veicolo in movimento, oscillando
ritmicamente…”. Perciò fa una cosa: non resistere. In secondo luogo, crea un ritmo nei
tuoi movimenti. Rendili un’armonia stupenda. Dimenticati della strada; non maledire la
strada e il governo: dimenticali. Non maledire il bue e il carro, o il conducente: dimenticali.
Chiudi gli occhi: non opporre resistenza; muoviti aritmicamente e crea una musica nei tuoi
movimenti: Fa che sia una danza. “In un veicolo in movimento, oscillando ritmicamente,
sperimenta.” Il sutra dice che l’esperienza verrà a te. “Oppure in un veicolo fermo…”. Non
chiederti dove puoi procurarti un carro tirato da buoi, non ingannarti, perché il sutra dice:
“Oppure in un veicolo fermo, dondolandoti in invisibile circoli che rallentano”. Puoi
semplicemente stare seduto e dondolarti, in cerchi sempre più piccoli. Prima disegna un
cerchio grande, poi continua riducendo il diametro, sempre più piccolo, sempre più
piccolo, finché il corpo non si muove più, visibilmente, ma all’interno tu senti un movimento
sottile. Inizia con cerchi molto ampi, tenendo gli occhi chiusi; altrimenti, quando il corpo si
arresta ti fermerai anche tu. A occhi chiusi, seduto semplicemente, oscilla in cerchi molto
ampi. E continua fino a ridurre sempre di più l’ampiezza delle oscillazioni. In apparenza
sembrerai fermo; nessuno sarà in grado di discernere che ti stai ancora muovendo. Ma
interiormente avvertirai un movimento sottile. Ora il corpo non si muove, solo la mente.
Continua a rendere il movimento sempre più lento e sperimenta: quello diventerà una
centratura. In un veicolo, in moto, un movimento ritmico che non oppone resistenza creerà
in te una centratura. Gurdjieff creò molte danze per queste tecniche: lavorava su questa
tecnica. Tutte le danze che usava nella sua scuola erano in realtà un oscillatore
circolarmente. Tutte le danze erano in tondo; un semplice roteare, rimanendo consapevoli,
rendendo gradualmente i circoli sempre più piccoli. Venne un momento in cui il corpo si
ferma, ma la mente all’interno continua a muoversi, a muoversi. Se hai viaggiato in treno
per venti ore, quando giungi a casa, se chiudi gli occhi avrai la sensazione di stare
viaggiando ancora. Sei ancora in viaggio. Il corpo si è fermato, ma la mente sta ancora
sentendo il veicolo. Perciò metti semplicemente in pratica questa tecnica. Gurdjieff creò
danze fenomenali, stupende. In questo secolo fece miracoli, non come quelli di Satya Sai
Baba: quelli non sono miracoli; ogni mago da baraccone riuscirebbe a farli. Ma Gurdjieff
fece veramente dei miracoli: preparò un gruppo di un centinaio di persone alla danza
meditativa, e stava rappresentando quella danza per la prima volta per un pubblico a New
York. Sul palcoscenico c’erano un centinaio di persone che roteavano. Persino le menti di
coloro che erano fra il pubblico cominciarono a roteare: c’erano un centinaio di danzatori
che roteavano in tuniche bianche. Quando lo indicava con i movimenti della mano, essi
roteavano, e non appena diceva di fermarsi cadeva un silenzio di tomba. Quello era un
arresto per il pubblico, non per i danzatori, perché il corpo può fermarsi all’istante, ma la
mente accoglie dentro di sé il movimento: continua senza smettere. Era bello anche da
vedere, perché improvvisamente un centinaio di persone diventavano inerti come statue.
Creava anche uno shock nel pubblico, perché improvvisamente un centinaio di movimenti
– di movimenti splendidi, movimenti ritmici – si fermavano. Mentre li stavi guardando che
si muovevano, roteavano, danzavano, all’improvviso i danzatori si fermavano. Allora si
arrestavano anche i tuoi pensieri. Molti a New York sentivano che era uno strano
fenomeno: i loro pensieri si arrestavano immediatamente. Ma per i danzatori la danza
continuava all’interno, e i circoli diventavano sempre più piccoli, finché non diventavano
centrati. Capitò un giorno che, danzando, arrivassero proprio all’orlo del palcoscenico. Ci
si aspettava, si supponeva, che Guardjirff li avrebbe fatti fermare appena prima che,
danzando, cadessero giù dal palco sul pubblico. Un centinaio di danzatori erano proprio
sull’orlo del palcoscenico. Ancora un passo e sarebbero caduti giù nella sala. L’intera sala
si aspettava che improvvisamente Gurdjieff dicesse di fermarsi, ma lui si voltò per
accendere il suo sigaro. Voltò la schiena ai danzatori per accendere il suo sigaro e l’intero
gruppo di cento danzatori cadde giù dal palcoscenico per terra, sul nudo pavimento di
pietra. L’intero pubblico di alzò in piedi. Urlavano, gridando e pensavano che molti
avrebbero avute delle ossa rotte: fu un tale fragore. Ma neppure uno s’era fatto male; non
ci fu neppure una sola contusione. Chiesero a Gurdjieff che cosa fosse accaduto.
Nessuno s’era fatto male, e la caduta era stata tale che sembrava impossibile. La ragione
era solo questa: in quell’istante non erano veramente nei propri corpi. Stavano rallentando
il loro volteggiare interiore. E quando Gurdjieff vide che avevano completamente
dimenticato il loro corpo, lasciò che cadessero. Se hai completamente dimenticato il corpo,
non c’è resistenza, e un osso si rompe a causa della resistenza. Se stai cadendo, opponi
resistenza: vai contro l’attrazione della forza di gravità. Il problema non è la gravità, ma
opporre resistenza. Se riesci a cadere insieme alla gravità, se riesci a cooperare con
essa, non potrai farti male. Questo sutra. “In un veicolo in movimento, oscillando
aritmicamente, sperimenta. Oppure in un veicolo fermo, dondolandoti in invisibili circoli che
rallentano”. Puoi farcela. Non c’e alcun bisogno di un veicolo. Rotea proprio come fanno i
bambini. Quando la tua mente impazzisce e senti che stai per cadere, non fermarti:
continua! Anche se cadi, non preoccuparti. Chiudi gli occhi r rotea. La tua mente
comincerà a roteare e tu cadrai per terra. Quando il tuo corpo è caduto, all’interno, senti! Il
roteare continuerà. E si avvicinerà sempre più e, all’improvviso, sarai centrato. I bambini di
divertono moltissimo a roteare perché ne ottengono una profonda eccitazione. I genitori
non permettono mai ai loro figli di roteare su se stessi. Non va bene: dovrebbe venire loro
permesso, anzi, dovrebbero venire incoraggiati a farlo. E se riesci a renderli consapevoli
anche del loro roteare interiore, puoi insegnare loro a meditare attraverso quel volteggiare
su se stessi. Ne ricavano piacere perché hanno la sensazione di essere senza corpo.
Quando roteando su se stessi all’improvviso diventano consapevoli che il lori corpo sta
roteando, ma loro no. I bambini sentono all’interno una centratura che noi non riusciamo a
percepire così facilmente, perché i loro corpi e le loro anime sono ancora un po’ separati:
c’è una cesura. Quando entri nel ventre di tua madre, non puoi entrare subito totalmente
nel corpo; ci vuole tempo: Anche quando un bambino nasce, non è ancora assolutamente
fissato, la sua anima non è assolutamente fissata al corpo: ci sono delle fessure. Ecco
perché ci sono molte cose che non riesce a fare: il suo corpo è pronto a farle ma lui non
riesce. Se hai prestato attenzione, forse avrai notato che i neonati non riescono a vedere
con entrambi gli occhi: vedono sempre con un occhio solo. Se fai attenzione, noterai che,
quando osservano e vedono qualcosa, non riescono a vederla con due occhi. Guardando
sempre con un occhio solo: un occhio diventa più grande. La pupilla di un occhio diventerà
più grande, e l’altra rimarrà piccola. Non sono ancora fissati: la consapevolezza di un
neonato non è ancora fissata: è allentata. Un po’ alla volta si fisserà e, allora, guarderà
con due occhi. Un neonato non riesce a percepire il proprio corpo e quello degli altri come
diversi. E’ difficile. Non è ancora fissato, ma un po’ alla volta la fissazione si verificherà.
Questa meditazione cerca di creare di nuovo una cesura, in modo che tu possa esistere
non come solidamente fissato al corpo. Questa è la ragione per la quale senti: “Io sono il
corpo”. Solo se riesci a creare una cesura, potrai avere la sensazione reale di non essere
il corpo, ma qualcosa al di là. L’oscillare e il dondolarsi sono utili: possono creare una
cesura.
La nona tecnica di centratura: Fora una parte qualsiasi della tua forma colma di nettare
con uno spillo, e con gentilezza penetra la foratura e consegui la purezza interiore”.
Questo sutra dice: Fora una parte qualsiasi della tua forma colma di nettare…”. Il tuo
corpo non è solo un corpo: è ricolmo di te, e quel “tu” è il nettare. Prova a forare il tuo
corpo; quando lo fori, tu non vieni perforato, però percepisci quella foratura come se lo
fossi: per questo senti dolore. Se riesci a diventare consapevole che solo il corpo viene
forato, non tu, invece del dolore sentirai beatitudine. No occorre usare uno spillo: si può
usare una qualsiasi situazione della giornata, oppure creare una situazione specifica e
farne una meditazione. Nel tuo corpo c’è un dolore. Fa’ una cosa: dimentica l’intero corpo.
Concentrati solo sulla parte dolorante, e noterai un fenomeno strano. Quando ti concentri
su quella parte dolorante, senti che si restringe. Prima senti che ti fa male l’intera gamba.
Quando ti concentri, senti che non si tratta dell’intera gamba. Quando ti concentri, senti
che non si tratta dell’intera gamba: era esagerato, era solo il ginocchio. Concentrati di più
e sentirai il dolore non in tutto il ginocchio ma solo in un punto minuscolo. Concentrati di
più su quel punto minuscolo, dimenticati l’intero corpo. Chiudi semplicemente gli occhi e
continua a concentrarti per scoprire dove sia il dolore. Continuerà a restringersi: l’area
diventerà sempre più piccola e verrà il momento in cui sarà solo una punta di spillo.
Continua a fissare il punto, e all’improvviso anche quel punto scomparirà, e sarai colmato
di beatitudine. Come mai accade? Perché tu e il tuo corpo siete due cose distinte, non una
cosa sola. Chi si concentra sei tu; il corpo è l’oggetto su cui ti concentri. Quando ti
concentri la separazione si amplia, l’identificazione viene infranta. Per concentrarti devi
muoverti all’interno, allontanandoti dal corpo: per mettere a fuoco il punto in cui senti
dolore, te ne devi allontanare. Questo allontanamento crea la spaccatura. E allorché ti sei
totalmente concentrato sul dolore, dimentichi ogni identificazione e ti scordi che sei tu a
provare dolore. Ora sei l’osservatore e il dolore è da qualche altra parte. Stai osservando il
dolore, non lo stai provando. Questo cambio dalla sensazione all’osservazione crea la
spaccatura. E quando la spaccatura è più grande, all’improvviso ti dimentichi
completamente del corpo: sei consapevole solo della consapevolezza. Puoi provare anche
questa tecnica: “Fora una parte qualsiasi della tua forma colma di nettare con uno spillo, e
con gentilezza penetra la foratura”. Se c’è dolore, prima dovrai concentrarti sull’intera
area, poi, poco a poco, arrivare a un punto minuscolo. Non c’è alcuna necessità di
aspettare. Puoi usare uno spillo, su una parte sensibile. Sul corpo ci sono molti punti che
sono insensibili, non sono utili. Forse non hai mai sentito parlare dei punti insensibili nel
corpo. Dai uno spillo a qualcuno, a un tuo amico, poi siediti e digli di forarti la schiena in
diversi punti con lo spillo. In molti punti non sentirai dolore. Dirai: “No non mi hai ancora
bucato. Non sento alcun dolore”. Quelli sono punti insensibili. Proprio sulle tue guance ci
sono due punti insensibili con cui si può provare. Se vai nei villaggi indiani, molte volte
durante le feste religiose la gente si trafigge le guance con una freccia. Pare un miracolo,
ma non lo è. Le guance hanno due punti insensibili. Se fori questi punti insensibili non
uscirà sangue e non ci sarà alcun dolore. Sulla tua schiena ci sono migliaia di punti morti:
non riuscirai a sentire alcun dolore. Perciò il tuo corpo ha due tipi di parti: quelle che sono
sensibili, vive, e quelle che sono morte. Trova quindi un punto sensibile, dove puoi sentire
perfino una leggera pressione. Poi infila lo spillo e “penetra in quella foratura”: questo è
l’essenziale, questa è la meditazione. E penetra nella foratura con “gentilezza”. Mentre lo
spillo entra nella tua pelle e tu provi dolore, entra anche tu. Non sentire che il dolore sta
penetrando dentro di te; non identificarti. Penetra insieme allo spillo. Chiudi gli occhi,
osserva il dolore. Mentre il dolore penetra all’interno, anche tu penetra in te stesso. E con
lo spillo che ti penetra, la tua mente si concentrerà facilmente. Usa quel punto di dolore, di
dolore intenso, e osservalo: ecco cosa significa “con gentilezza penetra la foratura”. “E
consegui la purezza interiore.” Se riesci a penetrare osservando, non identificato, in
disparte, standotene ben lontano, senza sentire che il dolore ti sta penetrando, ma solo
osservando che lo spillo sta bucando il corpo e tu sei un osservatore, conseguirai la
purezza interiore, ti sarà rivelata l’innocenza interiore. Per la prima volta diventerai
consapevole di non essere il corpo. A quel punto, la tua vita viene completamente
trasformata, perché la tua inera vita ruota intorno al corpo. Una volta che sai di non essere
il corpo, non puoi continuare questa vita. Manca il centro. Quando non sei più il corpo devi
creare una vita diversa. Quella vita è la vita del sannyasin. E’ una vita diversa: il centro ora
è diverso. Ora esisterai nel mondo in quanto anima, in quanto atman, non come un corpo.
Se esisti come corpo, ti sei creato un mondo diverso di guadagni materiali, di avidità, di
gratificazione, di bramosia, di sesso. Ti sei creato intorno un mondo; questo è il mondo
orientato verso il corpo. Una volta che sai di non essere il corpo tutto il tuo mondo
scompare. Non puoi più sostenerlo. Sorge un altro mondo diverso che ruota attorno
all’anima, un mondo di compassione, d’amore, di bellezza, di verità, di bontà, di
innocenza. Il centro si è spostato: non è più nel corpo, è nella consapevolezza.
Basta per oggi. Il libro dei segreti Osho
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DOMANDE:
1
Spiegaci le funzioni del centro dell’ombelico, del centro del terzo occhio e della spina
dorsale.
2
L’ascetismo del Buddha sembra essere l’opposto della vita mondana e non il sentiero di
mezzo. Per favore spiegaci.
3
Quali sono alcuni dei modi pratici per sviluppare il centro del cuore?
4
Si dovrebbe amare secondo la modalità del sentiero di mezzo, oppure si dovrebbe essere
intensi in entrambi gli estremi dell’amore e dell’odio?
Ci sono diverse domande. La prima: “Ieri sera hai detto che con l’alba dell’illuminazione lo
spazio tra le due sopracciglia, il terzo occhio, diviene onnicomprensivo. L’altro giorno hai
detto che tutti gli illuminati sono centrati nel loro ombelico, e un altro giorno ancora ci hai
spiegato il filo d’argento nel mezzo della spina dorsale. In questo modo conosciamo tre
cose fondamentali in quanto radici dell’uomo. Per favore spiegaci il significato e le funzioni
del centro dell’ombelico, del terzo occhio del filo d’argenti”.
La cosa fondamentale da comprendere riguardo a questi centri è la seguente: in
qualunque momento tu sia centrato all’interno, non appena lo sei, qualunque sia il centro,
cadi giù nell’ombelico. Se sei centrato nel cuore, il cuore è irrilevante: è la centratura che
ha significato. Oppure, se sei centrato nel terzo occhio, il terzo occhio non è fondamentale:
il punto fondamentale è che la tua consapevolezza sia centrata. Perciò qualunque sia il
punto della centratura, una volta che sei centrato - in un punto qualunque – cadrai giù
nell’ombelico. Il centro fondamentale dell’esistenza è l’ombelico, ma il tuo centro
funzionale può essere ovunque. Da quel centro cadrai giù automaticamente. Non c’è alcun
bisogno di pensarci. E questo non vale solamente per il centro del cuore o del terzo
occhio. Se sei veramente centrato nella ragione, nella testa, cadrai ugualmente giù nel
centro dell’ombelico. L’essenziale è centrarsi, ma è molto difficile essere centrati nella
ragione, nella testa. Ci sono alcuni problemi. Il centro del cuore è basato sull’amore, sulla
fede, sull’abbandono. La testa è basata sul dubbio e sulla negazione. Essere totalmente
negativi è veramente impossibile; essere totalmente in dubbio è impossibile. Ma qualche
volta è capitato, perché anche l’impossibile accade. A volte, se il tuo dubbio giunge a
un’intensità tale per cui non rimane più nulla in cui credere, non credi neanche alla mente
che dubita, se il dubbio si rivolta su se stesso al punto che tutto diventa dubbio, cadrai
immediatamente al centro dell’ombelico. Ma questo è un fenomeno molto raro. La fiducia
è più facile. Puoi avere totalmente fiducia con più facilità di quanto tu possa dubitare
totalmente. Puoi dire di sì con più facilità di quanto tu possa dire di no. Perciò anche se sei
centrato nella testa, è la centratura la cosa fondamentale: cadrai fino alle tue radici
esistenziali. Perciò sii centrato da qualche parte. La spina dorsale andrà bene, il cuore
andrà bene, la testa andrà bene. Oppure puoi anche trovare altri centri nel corpo. I
buddisti parlano di nove chakra, nove centri dinamici nel corpo; gli hindu parlano di sette
chakra, sette centri dinamici nel corpo; i tibetani parlano di tredici centri nel corpo. Anche
tu puoi trovare il tuo. Non c’è alcun bisogno di studiare questi. Qualunque punto nel corpo
può essere fatto oggetto della centratura. Per esempio, il Tantra usa il centro sessuale e
lavora per portarvi totalmente la tua consapevolezza. Il centro sessuale va bene. I taoisti
hanno usato l’alluce come centro. Trasferisci la tua consapevolezza giù all’alluce; rimani lì,
dimenticati dell’intero corpo. Lascia che la tua intera consapevolezza vada all’alluce.
Anche quello va bene, perché in realtà ciò in cui ti centri è irrilevante; è fondamentale che
ti centri. La cosa vera succede a causa della centratura, non per il centro, ricordatelo! Il
centro non è importante. E’ importante la centratura. Perciò non essere perplesso se in
così tanti metodi, in centododici metodi, verranno usati parecchi centri. Non diventare
perplesso rispetto a quale sia più importante o quale sia reale: un centro qualunque va
bene. Puoi scegliere ciò che preferisci. Se la tua mente è molto sessuale, è meglio che
scegli il centro sessuale. Usalo, perché la tua consapevolezza fluisce naturalmente verso
esso, quindi è meglio sceglierlo. Ma è diventato difficile scegliere il centro sessuale.
Questo è uno dei centri più naturali: la tua consapevolezza ne è attratta biologicamente.
Perché non usare questa forza biologica per la trasformazione interiore? Fanne il punto
della tua centratura. Ma i condizionamento sociali, gli insegnamenti che tendono a
reprimere il sesso, il moralismo, hanno fatto gravi danni. Sei separato dal tuo centro
sessuale. In realtà la nostra autoimmagine esclude il centro sessuale. Immagina il tuo
corpo: ometterai i tuoi organi sessuali; ecco perché molte persone sentono che i propri
organi sessuali sono qualcosa di differente da loro, come se non fossero parte del loro
organismo. Ecco perché ci si nasconde così tanto, si diventa tanto incoscienti. Se venisse
qualcuno dallo spazio, da qualche altro pianeta, e ti dovesse vedere, non sarebbe in grado
di concepire che tu abbia alcun centro sessuale. Se dovesse ascoltare le tue
conversazioni, non sarebbe in grado di comprendere che esista alcunché di simile al
sesso. Se si muovesse nella tua società, nel tuo mondo formale, non potrebbe accorgersi
di qualcosa che assomigli al sesso. Abbiamo creato una divisione. C’è una barriera, e
abbiamo tagliato via da noi stessi il centro sessuale. In verità, abbiamo diviso il corpo in
due a causa del sesso. Nella nostra mente la parte superiore significa “più elevata” e
quella inferiore significa proprio “inferiore”: è condannata. Perciò “inferiore” non è solo
un’informazione sulla posizione della metà di sotto: è anche una valutazione. Per quanto ti
riguarda, non devi pensare che la parte inferiore del corpo sei tu. Se qualcuno ti
chiedesse: “Nel tuo corpo, tu dove sei?”, indicheresti la testa perché è la parte più alta.
Ecco perché i bramani in India dicono: “Noi siamo la testa e i sudra, gli intoccabili, sono i
piedi”. I piedi stanno più in basso della testa. Tu di fatto sei la testa, i piedi e le altre parti ti
appartengono solamente: non sono te. Per operare questa divisione, abbiamo creato i
vestiti in due parti: alcuni per la parte superiore del corpo e altri per la parte inferiore, solo
per dividere il corpo in due: c’è una sottile divisione. La parte inferiore del corpo non fa
parte di te. E’ aggrappata a te: quella è un’altra cosa. Ecco perché è difficile usare il centro
sessuale per centrarsi. Ma se ci riesci, quello è il migliore, perché la tua energia fluisce
biologicamente verso quel centro. Concentrati su di esso. Tutte le volte che senti un
impulso sessuale, chiudi gli occhi e senti la tua energia che fluisce verso il centro
sessuale. Fanne una meditazione, sentiti centrato nel centro sessuale. Allora,
all’improvviso sentirai nell’energia un salto di qualità, la sessualità scomparirà e il centro
sessuale s’illuminerà e diventerà pieno di energia, dinamico. Sentirai la vita al suo
culmine, in questo centro. E se sei centrato, in quell’istante il sesso sarà veramente del
tutto dimenticato. Sentirai l’energia fluire dal centro sessuale in tutto il tuo corpo, anzi
persino trascendere il corpo e andare nel cosmo. Se sei totalmente centrato nel centro
sessuale, all’improvviso verrai gettato alla tua radice fondamentale, nell’ombelico. Il Tantra
ha usato il centro sessuale, e io penso che il Tantra sia stato uno degli approcci più
scientifici alla trasformazione umana, perché usare il sesso è molto scientifico. Visto che la
mente già fluisce verso di esso, perché non usare questo flusso naturale come veicolo?
Questa è la differenza fondamentale tra il Tantra e i cosiddetti insegnamenti moralistici. Gli
insegnamenti di morale non potrebbero mai usare il centro sessuale per una
trasformazione: hanno paura. E chi ha paura dell’energia sessuale troverà veramente
molto, molto difficile trasformare se stesso, o se stessa, perché lotta controcorrente,
nuotando senza alcuna necessità in senso opposto al fiume. E’ facile fluire insieme al
fiume, galleggi semplicemente! Se riesci a galleggiare senza conflitto, puoi usare questo
centro per centrarti. Un centro qualunque va bene. Puoi crearti centri tuoi: non c’è bisogno
di essere tradizionali. Tutti i centri sono espedienti: espedienti per centrarsi. Quando sei
centrato, scenderai automaticamente al tuo ombelico. Una coscienza centrata ritorna alla
fonte originaria.
La seconda domanda: IL Buddha ispirò un gran numero di persone a diventare sannyasin
– che mendicavano i loro pasti e vivevano lontani dalla società, dagli affari e dalla politica.
Il Buddha stesso visse una vita ascetica. Questa vita monastica sembra essere l’opposto
della vita mondana e non il sentiero di mezzo. Per favore spiegaci”.
Sarà difficile capire perché non sei consapevole di che cosa sia l’altro estremo della vita
mondana. L’altro estremo della vita è sempre la morte. Ci sono stati Maestri che hanno
detto che il suicidio è l’unico sentiero. E non solo nel passato: persino oggi, nel presente,
ci sono pensatori che dicono che la vita è assurda. Se la vita in quanto tale è senza senso,
allora la morte ha un senso. Vita e morte sono gli estremi opposti, perciò la morte è
l’opposto della vita. Cerca di capire. E ti sarà utile, molto utile per scoprire la via per te. Se
la morte è l’estremo opposto della vita, la mente può passare alla morte molto facilmente,
e accade. Quando qualcuno si suicida, hai mai osservato che il suicida era troppo
attaccato alla vita? Solo coloro che sono troppo attaccati alla vita possono suicidarsi. Per
esempio, tu sei troppo attaccato a tuo marito, o a tua moglie, e pensi che non potresti
vivere senza di lui, o senza di lei. Poi il marito, o la moglie, muore e tu ti suicidi. La mente
si è spostata all’altro estremo perché era troppo attaccata alla vita. Quando la vita è
frustrante, la mente può spostarsi all’altro estremo. I suicidi sono di due tipi: il suicidio
radicale e quello graduale. Puoi suicidarti gradualmente, ritraendoti dalla vita,
appartandoti, tagliando i tuoi ormeggi un po’ alla vota, morendo lentamente, gradualmente.
Ai tempi del Buddha c’erano scuole che predicavano il suicidio. Erano queste a essere
all’estremo opposto alla vita, alla vita mondana. C’erano scuole che insegnavano che il
suicidio è l’unica via d’uscita da questa assurdità che noi chiamiamo vita, l’unica via
d’uscita da questo soffrire. “Se sei vivo dovrai soffrire” dicevano” e, finché si vive, non c’è
alcuna via per andare al di l’à dell’infelicità. Perciò suicidati. Distruggi te stesso.” Questa
sembra una veduta un po’ troppo estremista, ma cerca di capirla a fondo. Ha un senso.
Sigmund Freud, dopo quarant’anni di lavoro costante con la mente umana, una delle più
lunghe ricerche che un individuo possa condurre, giunse alla conclusione che l’uomo così
com’è non può essere felice. Il modo stesso in cui la mente funziona crea infelicità, quindi
al massimo la scelta può essere tra una minore infelicità e una maggiore. Non si può
scegliere l’assenza di infelicità. Se adatti la tua mente, sarai meno infelice: questo è tutto,
sembra che non ci sia speranza. Gli esistenzialisti – Sartre, Camus e altri – dicono che la
vita non potrà mai essere colma di beatitudine. La natura stessa della vita è terrore,
angoscia, sofferenza, perciò il massimo che si possa fare è affrontarla coraggiosamente, e
questo è tutto, senza alcuna speranza. La situazione così com’è, è senza speranza.
Camus si chiede: “Ebbene, se questa è la situazione, perché non suicidarsi? Se non c’è
alcun modo per andare al di là finché si vive, perché non abbandonare questa vita?”. Un
personaggio di Dostoevskij in uno dei più grandi romanzi che esistano al mondo, I fratelli
Karamazov, dice: “Sto cercando di scoprire dove sia il tuo Dio, solo per restituirgli il
biglietto d’ingresso, il biglietto d’ingresso alla vita. Non voglio essere qua. E se c’è un Dio,
deve essere molto violento e crudele perché mi ha gettato nella vita senza chiedermelo.
Non è mai stata una mia scelta. Perché sono vivo senza averlo scelto?” C’erano molte
scuole al tempo del Buddha, uno dei periodi più intellettualmente dinamici della storia
umana. C’era per esempio, Ajit Keshkambal. Forse il nome non l’hai mai udito, perché è
difficile creare un seguito attorno a coloro che predicano il suicidio. Perciò non esiste
alcuna setta intorno ad Ajit Keshkambal, ma per cinquant’anni disse che solo il suicidio è
l’unica via. Si narra che qualcuno abbia chiesto ad Ajit: “Perché dunque finora non ti sei
ancora suicidato?”. Lui rispose: “Solo per predicare, devo sopportare la vita. Ho un
messaggio da dare al mondo. Se io mi suicido, chi predicherà? Chi insegnerà questo
messaggio? Sono qui solo per dare questo messaggio. Altrimenti la vita non è degna
d’essere vissuta”. Questo è l’estremo opposto alla vita, a questa cosiddetta vita che
viviamo. Quella del Buddha era la via di mezzo. Il Buddha non disse né vita né morte. E’
questo il significato di sannyas: nessun attaccamento alla vita e neppure repulsione, ma
semplicemente uno starsene nel mezzo. Perciò il Buddha dice che sannyas è essere
proprio nel mezzo, non è la negazione della vita, piuttosto è la negazione di entrambi, vita
e morte. Quando né la vita né la morte ti riguardano, diventi un sannyasin. Se riesci a
vedere gli estremi opposti della vita e della morte, l’iniziazione del Buddha nel sannyas è
solo un’iniziazione nella via di mezzo. Perciò un sannyasin non è veramente contro la vita.
Se lo è, non è un sannyasin, in realtà è un nevrotico: è andato all’altro estremo. Un
sannyasin ha una consapevolezza molto equilibrata, in equilibrio proprio nel mezzo. Se la
vita è infelicità, la mente dice: “Allora spostati all’altro estremo”. Ma per i buddisti la vita è
infelicità proprio perché sei agli estremi: questa è l’idea buddista. La vita è infelicità perché
è a un estremo, e anche la morte sarà infelicità perché è un altro estremo. La beatitudine
sta proprio nel mezzo; la beatitudine è equilibrio. Un sannyasin è un essere equilibrato,
non si inclina verso destra e neppure verso sinistra: è proprio nel mezzo, silenzioso,
immobile, non sceglie né questo né quello, sta nella non-scelta, rimane nel centro. Perciò
non scegliere la morte: la scelta è infelicità. Se scegli la morte hai scelto la infelicità, se
scegli la vita hai scelto la infelicità, perché vita e morte sono due estremi. E ricordati: sono
due estremi di una sola cosa. Non sono veramente due, sono una cosa sola che ha due
poli: vita e morte. Se ne scegli uno, dovrai andare contro l’altro. Questo crea infelicità
perché la morte è implicata nella vita. Non puoi scegliere la vita senza scegliere la morte.
Come potresti? Non appena scegli la vita, hai scelto anche la morte. Questo crea infelicità
perché il risultato del tuo aver scelto la vita sarà la morte. Hai scelto la felicità:
simultaneamente, senza saperlo, hai pure scelto l’infelicità, perché ne fa parte, Se hai
scelto l’amore, allora hai scelto l’odio. L’altro polo è intrinseco in esso, vi è nascosto. E una
persona che scelga l’amore soffrirà, perché odierà, e quando arriverà a odiare soffrirà.
Non scegliere: stai nel mezzo. La verità è nel mezzo. A un estremo c’è la morte, all’altro
c’è la vita, ma questa energia che si muove nel mezzo è la verità. Non scegliere, perché la
scelta significa la scelta di una cosa contro un’altra. Stare nel mezzo significa non
scegliere: in quel momento abbandonerai l’intero contesto. E quando non hai scelto, non
puoi essere reso infelice. L’uomo si rende infelice con la scelta. Non scegliere. Sii! E’
difficile, sembra impossibile, ma provaci. Tutte le volte che hai di fronte due opposti, cerca
di stare nel mezzo. Un po’ alla volta ne conoscerai il sentore, la sensazione, e quando
conosci la sensazione di come stare nel mezzo – ed è una cosa delicata, molto delicata: la
più delicata nella vita – una volta che ne hai la sensazione, nulla può turbarti, nulla può
farti soffrire: esisti senza soffrire. Ecco cosa significa sannyas: esistere senza soffrire. Ma
per esistere senza soffrire devi esistere senza scegliere, perciò stai nel mezzo. E per la
prima volta il Buddha ha cercato in modo veramente consapevole di creare una via che
consista nell’essere sempre nel mezzo.
La terza domanda: “Illuminaci riguardo a un paio di punti pratici per aprire e sviluppare il
centro del cuore”.
Primo punto: cerca di essere senza testa. Visualizzati come se fossi senza testa, muoviti
senza testa. Suona assurdo, ma è uno degli esercizi più importanti. Provaci, e poi lo
saprai. Cammina, e senti come se non avessi la testa. All’inizio sarà solamente “come se”,
sarà molto strano. Quando ti verrà la sensazione di non avere una testa, sarà molto strano
e bizzarro. Ma, un po’ alla volta, ti acquieterai nel cuore. C’è una legge… Forse avrai
notato che i ciechi hanno un udito più acuto, hanno orecchie più musicali. Sono più
musicali; sentono la musica più profondamente. Perché? L’energia che normalmente si
muove attraverso gli occhi ora non può più muoversi per loro tramite, per cui si sceglie un
cammino diverso: si muove attraverso le orecchie. I ciechi hanno una sensibilità tattile più
profonda. Se un cieco ti tocca, sentirai la differenza, perché di solito noi usiamo molto gli
occhi: ci tocchiamo l’un l’altro con gli occhi. Un cieco non può toccare con gli occhi, perciò
l’energia si muove attraverso le sue mani. Un cieco è più sensibile di chiunque veda. A
volte può non essere così, ma in genere è proprio così. Se manca un centro, l’energia
comincia a muoversi da un altro centro. Perciò prova questo esercizio di cui sto parlando –
l’esercizio dell’essere senza testa – e all’improvviso sentirai una strana cosa: sarà come
se per la prima volta fossi nel cuore. Cammina senza la testa. Siediti a meditare, chiudi gli
occhi e semplicemente senti che la testa non c’è più. Senti: “La mia testa è scomparsa”.
All’inizio sarà solo “come se”, ma poco a poco sentirai che la testa è scomparsa
veramente e, quando sentirai che la tua testa è scomparsa, il tuo centro cadrà giù al
cuore, immediatamente! Guarderai il mondo attraverso il cuore e non più attraverso la
testa. Quando alcuni occidentali giunsero per la prima volta in Giappone, non riuscirono a
credere che per tradizione il Giappone avesse creduto per secoli che si pensasse
attraverso il ventre. Se chiedi a un bambino giapponese che non sia stato educato alla
maniera occidentale: “Dov’è che pensi?”, indicherà il suo ventre. Sono passati secoli e
secoli, e il Giappone è vissuto senza testa. E’ solo un concetto. Se ti chiedo: Dov’è che
stai pensando? Tu indicherai la testa, ma un giapponese indicherà il ventre, e questa è
una delle ragioni per le quali la mente giapponese è più calma, tranquilla e raccolta. Ora
questo è cambiato perché l’Occidente si è esteso ovunque. Ora l’Oriente non esiste più.
Esiste solo qua e là in alcuni individui, che sono come vere e proprie isole.
Geograficamente l’Oriente è scomparso; ora l’intero mondo è occidentale. Prova a essere
senza testa. Medita stando davanti allo specchio nel bagno. Scruta a fondo i tuoi occhi e
senti che stai guardando dal cuore. Poco a poco il centro del cuore comincerà a
funzionare, e quando il cuore funziona cambia la tua intera personalità, l’intera struttura,
l’intero modello, perché il cuore ha la sua vita. Perciò, prima cosa: prova a essere senza
testa. Seconda: ama di più, perché l’amore non può funzionare attraverso la testa. Ama di
più! Questa è la ragione per la quale quando qualcuno s’innamora perde la testa. La gente
dice che è impazzito. Se non sei pazzo e innamorato, allora non sei veramente
innamorato. Si deve perdere la testa. Se la testa è presente, non ne viene toccata, se
funziona in modo normale, l’amore non è possibile, perché per l’amore bisogna che
funzioni il cuore, non la testa. E’ una funzione del cuore. Capita che quando una persona
molto razionale si innamora, diventi stupida. Lei stessa sente quante stupidaggini sta
facendo, quante sciocchezze. Che cosa sta facendo? Per cui divide la sua vita in due
parti, crea una divisione: il cuore diventa un affare silenzioso e intimo. Quando esce di
casa, esce anche il cuore. Nel mondo vive con la testa e scende giù nel cuore solamente
quando ama. Ma è molto difficile e di solito non capita mai. Stavo a Calcutta in casa di un
amico, un giudice della Corte suprema. Sua moglie mi disse: “Ho solo un problema di cui
vorrei parlarti. Puoi aiutarmi?”. Chiesi: “Qual è il problema?”. Mi disse: “Mio marito è tuo
amico. Ti ama e ti rispetta, perciò se tu gli dicessi qualcosa potrebbe essere d’aiuto”.
Quindi le chiesi: “Che cosa devo dirgli? Dimmi, dunque”. Rispose: “Lui rimane un giudice
della Corte suprema anche a letto. Io non ho conosciuto un amante, un amico o un marito.
Lui è un giudice della Corte suprema ventiquattr’ore su ventiquattro”. E’ difficile: è difficile
scendere del tuo piedistallo. Diventa un atteggiamento fisso. Se sei un uomo d’affari,
rimarrai tale anche a letto. E’ difficile accomodare all’interno due persone, e non è facile
cambiare il tuo modello completamente, tutte le volte che vuoi. E’ difficile, ma se sei
innamorato devi scendere dalla testa. Perciò per questa meditazione cerca di amare
sempre di più. E quando dico sii più colmo d’amore, intendo che devi cambiare la qualità
della tua relazione: fai che sia fondata sull’amore, non solo con tua moglie, con tuo figlio o
con il tuo amico, ma anche nei confronti della vita in quanto tale. Ecco perché Mahavira e
il Buddha hanno parlato di non violenza: serviva solo a creare un atteggiamento d’amore
verso l’esistenza. Quando Mahavira si muove, cammina, rimane sempre consapevole per
non uccidere neppure una formica. Perché? In realtà, la formica non è la sua
preoccupazione: egli sta scendendo dalla testa al cuore, sta creando un atteggiamento
d’amore verso la vita in quanto tale. Quando più le tue relazioni sono basate sull’amore –
tutte le relazioni – tanto più il tuo centro del cuore funzionerà. Comincerà a funzionare;
guarderai il mondo con gli occhi diversi: perché il cuore ha il proprio modo di guardare il
mondo. La mente non potrebbe mai guardare in quel modo: sarebbe impossibile. La
mente può soltanto analizzare! Il cuore sintetizza; la mente può soltanto sezionare,
dividere. E’ un divisore. Solo il cuore dà unità. Quando riesci a guardare attraverso il
cuore, l’intero universo appare come un’unità. Quando ti avvicini con la mente, l’intero
mondo diventa atomico. Non c’è unità: solamente atomi e atomi e ancora atomi. Il cuore
dà un’esperienza unitaria. Unisce insieme e la sintesi suprema è Dio. Se riesci a guardarlo
attraverso il cuore, l’intero universo appare come uno: questa unità è Dio. Questa è la
ragione per la quale la scienza non potrà mai trovare Dio. E’ impossibile poiché il metodo
impiegato non potrà mai giungere alla suprema unità. Il metodo stesso della scienza è la
ragione, l’analisi, la divisione. Perciò la scienza giunge alle molecole, agli atomi, agli
elettroni… e continuerà a dividere, ma non potrà mai giungere all’unità organica del Tutto.
E’ impossibile guardare al Tutto con la testa. Perciò ama di più. Ricorda, la qualità
dell’amore deve essere presente in qualsiasi cosa tu faccia: deve essere un pensiero
costante. Stai camminando sull’erba: senti che quell’erba è viva. Ogni filo d’erba è
altrettanto vivo quanto te. Il Mahatma Gandhi stava con Rabindranath Tagore a Shanti
Niketan, e osserva che approcci differenti avevano! La non violenza di Gandhi era una
questione mentale: ci ragionava sempre sopra, era razionale nei suoi confronti. Ci
pensava, esaminava il pro e il contro, ponderava, contemplava e poi concludeva.
Sperimentava, poi concludeva. Se hai letto la sua autobiografia ti ricorderai che intitolò il
suo libro Esperimenti con la verità. La parola stessa “esperimenti” è scientifica, appartiene
alla ragione, è un termine da laboratorio. Stava con il poeta Rabindranath, e insieme
andarono a fare una passeggiata nei giardini, Il prato era verde, vivo, perciò Gandhi disse:
“Vieni sul prato”. Rabindranath rispose: “Non posso. Non posso camminare sul prato. Ogni
filo d’erba è altrettanto vivo quanto lo sono io. Non posso calpestare un fenomeno così
vivo”. E Rabindranath non era per niente un predicatore della non violenza. Non parlò mai
della non violenza, ma il suo approccio era attraverso il cuore: sentiva l’erba. Gandhi
rifletté su quanto aveva detto e rispose: “Hai ragione”. Questo è un approccio mentale. Sii
colmo d’amore. Sii colmo d’amore persino con le cose. Se sei seduto su una sedia, sii
colmo d’amore. Percepisci la sedia; abbi un sentimento di gratitudine. La sedia ti sta
facendo sentire a tuo agio; percepisci la sensazione tattile, amala, abbi un sentimento
d’amore. La sedia in sé non è importante. Se stai mangiando, mangia con amore. Gli
indiani dicono che il cibo è divino. Il senso è che quando lo mangi, il cibo va dà vita,
energia, vitalità. Devi esserne grato; sii colmo d’amore verso di esso. In genere mangiamo
il cibo con estrema violenza, come se stessimo uccidendo qualcosa. Non come se
stessimo assorbendo: come se stessimo uccidendo. Oppure continui pieno d’indifferenza,
a cacciare roba nel tuo stomaco, senza sentimento. Tocca il tuo cibo con amore, con
gratitudine: è la tua vita. Ospitalo, gustalo, godilo. Non essere indifferente e violento. I
nostri denti sono molto violenti a causa della nostra eredità animale. Gli animali non hanno
nessun’altra arma: le unghie e i denti sono le loro uniche armi di offesa. I tuoi denti sono
fondamentalmente un’arma, per cui la gente continua a uccidere con i propri denti:
uccidono il loro cibo. Ecco perché quanto più sei violento, tanto maggiore sarà il tuo
bisogno di cibo. Ma al cibo c’è un limite, perciò si continua fumare o si continua a
masticare gomma: questa è violenza. Godi perché stai uccidendo qualcosa con i tuoi
denti, macinando qualcosa con i denti, perciò si continua a masticare gomma o pan.
Questo fa parte della violenza. Continua a fare qualunque cosa stai facendo, ma fallo con
amore. Non essere indifferente. Allora il tuo centro del cuore comincerà a funzionare e tu
scenderai in profondità in esso. Primo: prova a essere senza testa; secondo. Prova ad
amare; terzo: sii sempre più estetico, sensibile alla bellezza, alla musica, a tutto quanto
tocchi il cuore. Se questo mondo potesse venire più educato alla musica e meno alla
matematica, avremmo un’umanità migliore; se potessimo educare la mente più alla poesia
e meno alla filosofia ,avremmo un’unità migliore: perché finché ascolti o suoni musica la
mente non è necessaria, cadi giù dalla mente. Sii più estetico, più poetico, più sensibile.
Puoi non essere un gran musicista, un grande poeta o un grande pittore, ma puoi godere
o creare qualcosa per conto tuo: non è necessario essere un Picasso. La tua casa te la
puoi dipingere da te; puoi dipingere dei quadri. Non è necessario essere un Maestro, un
Alauddin Khan: puoi suonare qualcosa a casa tua. Puoi suonare un flauto, non importa
quanto dilettantisticamente. Ma fai qualcosa che riguarda il cuore. Canta, danza, fai
qualcosa che riguarda il cuore. Sii più sensibile verso il mondo del cuore, e non è
necessario granché per essere sensibili. Persino un uomo povero può essere sensibile: le
ricchezze non sono necessarie. Puoi non avere un palazzo, ma se sei semplicemente
sdraiato sulla spiaggia, è sufficiente per essere sensibile. Puoi essere sensibile alla
sabbia, puoi essere sensibile al sole, puoi essere sensibile alle onde, al vento, agli alberi,
al cielo. L’intero mondo è qui perché tu sia sensibile a esso. Cerca di essere più sensibile,
più vivo, e cerca di essere sensibile in modo attivo, perché l’intero mondo è diventato
passivo. Vai al cinema: qualcun altro sta facendo qualcosa e tu semplicemente ti siedi e
guardi. Sullo schermo è qualcun altro ad amare e tu guardi: sei solamente un Voyeur,
passivamente morto, che non fa nulla. Non sei un partecipante. A meno che tu non
partecipi, il tuo centro del cuore non funzionerà. Perciò a volte è meglio danzare. Non
sarai un grande danzatore, non è necessario. Per quanto goffamente, danza. Questo ti
darà la sensazione del cuore. Mentre danzi il tuo centro sarà il cuore: non può mai essere
nella mente. Salta, gioca come un bambino. A volte dimenticati del tutto il tuo nome, il tuo
prestigio, la tua laurea. Dimentica ogni cosa; sii come un bambino. Non essere serio. A
volte prendi la vita come un gioco e il cuore si svilupperà: Il cuore raccoglie energia. E
quando avrai un cuore vivo, anche la qualità della tua mente cambierà. Potrai andare alla
mente, potrai funzionare attraverso di essa, ma la mente diventerà solo uno strumento:
potrai usarla. Non ne sarai ossessionato, e potrai allontanartene in qualsiasi istante tu
voglia. Allora ne sarai padrone. Il cuore ti darà la sensazione di essere il padrone. E
ancora un’altra cosa: giungerai a sapere che non sei né la testa né il cuore, perché potrai
trasferirti dal cuore alla testa, dalla testa al cuore. Saprai di essere qualcos’altro, una X. Se
rimani nella testa e non ti muovi mai di lì, tu identifichi con essa. Non sai di essere diverso.
Questo movimento dal cuore alla testa e dalla testa al cuore ti darà la sensazione di
essere totalmente diverso. A volte sei nel cuore e a volte sei nella testa, ma tu non sei né il
cuore né la testa. Questo terzo punto di consapevolezza ti condurrà al terzo centro:
all’ombelico. E l’ombelico non è veramente un centro. Lì, tu sei! Ecco perché non può
essere sviluppato: può solamente essere scoperto.
La terza domanda: “Hai detto che gli psicologi occidentali ora dicono che è meglio non
evitare il litigio in una relazione amorosa, e che affrontarlo quando si presenta rende
l’amore più intenso. Poi hai parlato del sentiero di mezzo del Buddha che esclude
entrambi gli estremi. Per coloro che non hanno ancora trasceso nell’amore che è oltre i
due poli, per degli amanti, secondo te qual è la via migliore?”.
Alcuni punti fondamentali: primo, l’amore della mente è necessariamente un movimento
tra due estremi opposti di odio e di amore. Con la mente, la dualità è inevitabile. Perciò se
con la mente sei colmo d’amore per qualcuno, non puoi sfuggire l’altro estremo. Puoi
nasconderlo, puoi reprimerlo, puoi dimenticartene: le cosiddette persone educate lo fanno
di continuo, ma diventano istupidite, morte. Se non puoi litigare con il tuo amante, se non
puoi arrabbiarti, si perde l’autenticità dell’amore. Se reprimi la tua rabbia, quella rabbia
repressa diventerà parte di te stesso, e non ti permetterà un completo abbandono durante
l’amore. Sarà sempre presente. La stai trattenendo, l’hai repressa. Se sono arrabbiato e
mi sono represso, la rabbia repressa sarà presente allorché amo e renderà il mio amore
morto. Se non sono stato autentico nella mia rabbia, non posso esserlo nel mio amore. Se
sei autentico, lo sei in entrambe le cose. Se non lo sei in una, non puoi esserlo nell’altra. In
tutto il mondo, i cosiddetti insegnamenti, la civiltà, la cultura hanno totalmente soffocato
l’amore, ed è accaduto in nome dell’amore. Dicono che se ami qualcuno non devi
arrabbiarti, se vai in collera il tuo amore è falso, quindi non litigare, non odiare. E’ ovvio
che sembri logico. Come puoi odiare se sei innamorato? Perciò noi escludiamo la parte di
odio. Ma con la parte dell’odio amputata l’amore diventa impotente. E’ come se avessi
amputato una gamba a un uomo per poi dirgli: “Ora muoviti! Ora puoi correre: sei libero di
correre”. Ma gli hai amputato una gamba, per cui l’uomo non può muoversi. Odio e amore
sono due poli di un unico fenomeno. Se amputi l’odio, l’amore sarà morto e impotente.
Ecco perché ogni famiglia è diventata impotente. E poi cominci ad avere paura di lasciarti
andare. Quando sei innamorato non puoi lasciarti andare completamente perché hai
paura: se lo facessi, la rabbia, la violenza, l’odio che sono nascosti e repressi potrebbero
venir fuori. Quindi devi continuamente schiacciarli. Giù, nel profondo, devi continuamente
combatterli. E combattendoli, non puoi essere naturale e spontaneo. Perciò ti atteggi solo
come se amassi. Fai finta, e ognuno lo sa, lo sa tua moglie, che stai facendo finta, e tu sai
che tua moglie sta facendo finta. Ognuno fa finta, dunque l’intera vita diventa falsa. Ci
sono due cose da fare per andare oltre la mente: andare in meditazione e poi toccare il
livello di nonmente dentro di te. In questo modo avrai un amore che non avrà alcun
estremo opposto. Tuttavia in quell’amore non ci sarà eccitamento né passione:
quell’amore sarà silenzioso, una pace profonda senza neppure un’increspatura. Anche un
Buddha, un Gesù amano. Ma in quell’amore non c’è eccitamento, non c’è febbre proviene
dall’estremo opposto; l’eccitamento proviene dall’estremo opposto. Due estremi opposti
creano tensione. Ma l’amore del Buddha e di Gesù è un fenomeno silenzioso, perciò solo
coloro che hanno raggiunto lo stato di nonmente possono comprenderlo. Gesù era in
cammino nell’arsura del mezzogiorno. Era stanco, perciò si riposò sotto un albero. Non
sapeva a che appartenesse l’albero. Apparteneva a Maria Maddalena, che era una
prostituta. Lei guardò dalla sua finestra e vide quest’uomo bellissimo, uno dei più belli
mai nati. Si sentì attratta, non solo: provò passione. Uscì e chiese a Gesù: “Vieni dentro in
casa mia. Perché riposi qua? Sei il benvenuto”. Gesù vide la passione nei suoi occhi,
l’amore – il cosiddetto amore – e disse: “ La prossima volta che passando di qui mi sentirò
di nuovo stanco verrò a casa tua. Ma per ora il bisogno è stato soddisfatto. Sono pronto a
ripartire, per cui ti ringrazio”. Maria si sentì insultata. Questo rea raro… in verità, non
aveva mai invitato nessuno prima d’allora. La gente veniva da lontano solo per vederla. Da
lei venivano persino i re, ed ecco che questo mendicante la rifiutava. Gesù era solo un
mendicante, un vagabondo, un hippy, e la rifiutò. Perciò Maria disse a Gesù: “Ma non lo
senti il mio amore? Questo è un invito d’amore. Vieni dunque! Non respingermi. Non hai
alcun amore nel tuo cuore?”. In risposta Gesù le disse: “Anch’io ti amo e, in verità, tutti
coloro che fingono di amarti non ti amano”. Disse: “Solo io posso amarti”. E aveva ragione.
Ma quell’amore ha una qualità differente: non implica l’estremo opposto, il contrasto; per
cui manca la tensione, manca l’eccitamento. Lui non è eccitato per amore, non è
febbricitante, e per lui l’amore non è una relazione: è uno stato dell’essere. Vai oltre la
mente e arriva a un livello di nonmente. Allora l’amore fiorisce, ma quell’amore non ha
nulla che gli sia opposto. Al di là della mente non esistono opposti, al di là della mente
tutto è uno. Dentro la mente, tutto è diviso in due. Ma, se sei dentro la mente, è meglio
essere autentico piuttosto che falso. Perciò sii autentico quando senti rabbia nei confronti
del tuo amante o della tua amata. Sii autentico mentre sei in collera e poi, senza che vi sia
alcuna repressione, quando giungerà il momento dell’amore, quando la mente si muoverà
all’estremo opposto, avrai uno slancio spontaneo. Perciò considera il litigio come una
parte della mente. E’ il dinamismo stesso della mente che opera per estremi opposti.
Perciò sii autentico nella tua rabbia, sii autentico nel tuo litigio, e lo sarai anche nel tuo
amore. Quindi agli amanti mi piacerebbe dire di essere autentici. E se lo siete veramente
accadrà un fenomeno unico. Vi stancherete dell’assurdità di muovervi agli estremi opposti.
Ma siate autentici, altrimenti non vi stancherete mai. Una mente repressa non diventa mai
realmente consapevole di essere stretta tra estremi opposti. Chi la possiede, non è mai
veramente arrabbiato, non è mai veramente innamorato, perciò non ha alcuna vera
esperienza della mente. Pertanto ti suggerisco di essere autentico. Non essere falso. Sii
reale! E l’autenticità ha una sua bellezza. Il tuo amante, la tua amata ti capiranno quando
sarai veramente arrabbiato, autenticamente arrabbiato. Solo una falsa rabbia o una falsa
non-rabbia non possono essere perdonati. Solo un volto falso potrà non essere perdonato.
Sii autentico, e lo sarai anche in amore. Questo amore autentico ti compenserà, e così
vivendo autenticamente ti stancherai. Ti chiederai cosa stai facendo, perché sei solo un
pendolo che si muove da un estremo all’altro. Ti annoierai, e solo allora potrai deciderti a
muoverti oltre la mente e la polarità. Sii autentico. Non permettere che vi sia alcuna falsità;
non fingere. Sii reale e soffri la realtà. Soffrire fa bene. La sofferenza è un’educazione, una
disciplina. Soffrila! Soffri la rabbia, soffri l’amore e soffri l’odio. Ricorda una cosa sola: non
essere mai falso. Se non provi amore, dì che non provi amore. Non fingere; non cercare di
mostrarti pieno d’amore. Se sei arrabbiato, dillo e sii arrabbiato. Ci sarà molta sofferenza,
ma soffrirla: in questo modo nascerà una nuova consapevolezza. Diventa consapevole
dell’assurdità dell’odio e dell’amore. Odia la stessa persona e ama anche la stessa
persona, e continua a muoverti in circolo. Quel circolo ti diventerà chiaro come il cristallo,
e diventa chiaro come il cristallo solo attraverso la sofferenza. Non sfuggire la sofferenza.
Hai bisogno di una sofferenza reale. E’ come un fuoco: ti brucerà. E tutto ciò che è falso
arderà e tutto ciò che è reale rimarrà. Questo è ciò che gli esistenzialisti chiamano
autenticità. Sii autentico, e non potrai più restare nella mente. Sii non-autentico e nella
mente ci resterai per vite e vite. Ti stancherai della dualità. Ma come puoi stancarti della
dualità a meno che tu non sia presente nella dualità, senza fingere? Allora saprai che il
cosiddetto amore della mente non è altro che una malattia. Hai mai notato che un amante
non riesce a dormire? Non è a suo agio: è febbricitante. Se lo esamini, presenterà molti
sintomi di molte malattie. Questo amore, il cosiddetto amore della mente e del corpo, è in
realtà una malattia, ma tiene occupati: questa è la sua funzione. Altrimenti ti sentiresti
disoccupato, come se in questo mondo non facessi nulla. La tua intera vita sembra vuota,
perciò l’amore va bene per riempirla. La mente stessa è la malattia, perciò qualunque cosa
appartenga alla mente sarà una malattia. Solo oltre la mente, là dove non sei diviso in
dualità, dove sei uno, solamente lì fiorisce un amore diverso. Gesù lo chiama amore, il
Buddha lo chiama compassione, solo per fare una distinzione: non fa alcuna differenza
come lo chiami. Esiste la possibilità di un amore al quale non ci sia nulla che si
contrapponga, ma quell’amore può venire solamente quando tu sei andato al di là di
questo amore, dell’amore che tu conosci. E per farlo ti consiglio di essere autentico: sii
autentico nell’odio, nell’amore, nella rabbia, in ogni cosa; sii autentico, sii reale, senza
fingere, perché solo una realtà può essere trascesa: non puoi trascendere cose irreali. Il libro dei segreti Osho
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