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OSSERVARE I PUNTI DI SVOLTA

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"Quando il respiro si volge dal basso verso l'alto e, di nuovo, quando curva dall'alto verso il basso, grazie a questi due punti di svolta, comprendi."
La tecnica è simile alla precedente, ma viene introdotta una sottile differenza. Ora l'accento non è posto sull'intervallo, ma sul punto di svolta. Il respiro che entra e quello che esce, formano un cerchio. Ricorda: non si tratta di due linee parallele. Noi le pensiamo sempre come due linee parallele. Non è così: il respiro che entra è la metà di un cerchio, quello che esce è l'altra metà. Inoltre, non si tratta di due respiri, ma di uno solo. È lo stesso respiro che entra e poi esce, dunque, all'interno, deve esistere un punto di svolta: deve esistere un punto in cui il respiro entrante diventa uscente. E Shiva dice che prendere coscienza di questi punti di svolta è realizzare il Sé. Come mai? Se sai guidare un'automobile, sai che ha le marce. Ogni volta che cambi marcia, devi mettere in folle, per una frazione di secondo: questa `messa in folle' è il punto di svolta. Allo stesso modo, quando il respiro entra, e poi compie una svolta, è in folle; altrimenti non potrebbe svoltare! Passa per un territorio neutrale. In quel territorio non sei né corpo né anima, né fisico né mente, perché il fisico è una marcia del tuo essere, come pure la mente. Tu continui a passare da una marcia all'altra, ma devi per forza avere una messa in folle, in cui non sei né corpo né mente. In quell'essere in `folle', semplicemente esisti: sei solo esistenza, pura, semplice, disincarnata, senza mente. L'accento è posto sul punto di svolta perché l'uomo è una macchina, una macchina incredibilmente complessa. Tu non sei consapevole di questo meccanismo grandioso, ma sei una macchina. Possiedi milioni di cellule, e ogni cellula è viva. Sei come una città in cui vivono settanta milioni di cellule: dentro di te esistono settanta milioni di cittadini, e l'intera città funziona in silenzio, dolcemente, non conosce soste! Le tecniche qui presentate sono collegate con diversi punti di questo meccanismo fisico e mentale. Ma verrà sempre posto l'accento su quei punti in cui, all'improvviso, tu non sei più parte del meccanismo in quanto tale... Esistono momenti in cui, per funzionare, devi cambiare marcia. In quei momenti di messa in folle puoi prendere coscienza di essere sì un meccanismo, ma non solo quello. Tu sei qualcosa di più di una semplice macchina, ma quel qualcosa in più dev'essere trovato. E lo si percepisce, lo si scopre in quel punto di svolta: si tratta di attimi, per questo sarà necessaria un'osservazione molto minuziosa, attenta. E noi siamo completamente sprovvisti di ogni capacità di osservazione. Non siamo in grado di osservare nulla di nulla. Se ti dico: "Osserva un fiore", per un istante lo guarderai, poi ti metterai subito a pensare ad altro. Inizierai a dire che è rosso, blu o bianco e così la tua attenzione si sarà spostata. Osservazione significa restare senza alcuna verbalizzazione interiore: restare semplicemente alla presenza di quel fiore! Se solo riuscissi a restare con un fiore per tre minuti, in sua assoluta presenza, senza alcun movimento della mente, la realizzazione avverrebbe... "il beneficio. " Allo stesso modo, se riesci a osservare il punto di svolta del tuo respiro, senza alcun movimento della mente, entrerai in te stesso, in ciò che, dentro di te, esiste in quanto trascendente. Perché questi punti di svolta sono importanti? Lo sono perché, nel volgersi, il respiro ti abbandona, per muoversi in una direzione diversa: in quel momento tu sei qualcosa di staccato, di diverso dal respiro. Se il respiro è vita, tu sei morto. Se il respiro è il tuo corpo, tu sei un `noncorpo'; se il respiro è la tua mente, tu sei `nonmente'. Mi domando se l'hai mai osservato: se arresti il respiro, la mente si ferma immediatamente. Come mai? Perché quell'atto li separa. Solo un respiro in movimento è legato alla mente, al corpo; un respiro non in movimento ne è slegato. In quel caso sei `in folle'. In quel momento puoi diventare cosciente di chi sei, con facilità. Cos'è questo `essere'? Cosa significa `essere'? Chi c'è dentro la dimora di questo corpo? Chi è il padrone? Io sono semplicemente questa dimora, oppure esiste anche un padrone al suo interno? Io sono solo un semplice meccanismo, oppure qualcos'altro permea questo meccanismo? In quel punto di svolta, Shiva dice: "Realiz­za." Egli sta dicendo: "Sii semplicemente consapevole di quel punto di svolta, e diventerai un'anima realizzata."
OSHO TANTRA - La scienza della trasformazione interiore - Il sentiero del reale‎ > ‎

IL SENTIERO DELLO YOGA E IL SENTIERO Il libro dei segreti Osho

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Capitolo secondo IL SENTIERO DELLO YOGA E IL SENTIERO 

DEL TANTRA DOMANDE 1 Qual è la differenza tra yoga e 
Tantra? 2 Sulla via dell’abbandono come si può arrivare alla giusta tecnica? 3 Come si può sapere se una tecnica che si sta praticando condurrà all’Assoluto? Ci sono molte domande. La prima: “Qual è la differenza tra lo yoga tradizionale e il Tantra? Sono la stessa cosa?”. Il Tantra o lo yoga sono fondamentalmente diversi. Raggiungono lo stesso obiettivo, tuttavia i loro sentieri sono non solo diversi, ma anche opposti. Perciò questo punto deve essere compreso molto chiaramente. Anche il processo dello yoga è una metodologia, anche lo yoga è una tecnica. Lo yoga non è filosofia; proprio come il Tantra, dipende dall’azione, dal metodo, dalla tecnica: il fare conduce all’essere anche nello yoga, ma il processo è diverso. Nello yoga si deve lottare: è la via del guerriero. Sul sentiero del Tantra non si deve assolutamente lottare. Anzi, al contrario, si deve indulgere, ma con consapevolezza. Lo yoga è repressione consapevole, il Tantra è indulgenza consapevole. Il Tantra dice qualunque cosa tu sia, l’Assoluto non è opposto a te. E’ una crescita: puoi crescere fino a essere l’Assoluto. Non c’è opposizione tra te e la realtà: ne fai parte, perciò non è necessaria alcuna lotta, alcun conflitto, alcun antagonismo con la natura. Devi usare la natura, devi usare qualunque cosa tu sia per andare oltre. Nello yoga devi lottare con te stesso per andare oltre. Nello yoga, il mondo e moksha, la liberazione – come sei e come puoi essere – sono due cose opposte. Reprimi, lotta, dissolvi ciò che sei in modo da raggiungere ciò che puoi essere. Nello yoga andare oltre è una morte, devi morire perché possa nascere il tuo essere reale. Agli occhi del Tantra, lo yoga è un profondo suicidio; devi uccidere il tuo sé naturale: il tuo corpo, i tuoi istinti, i tuoi desideri, ogni cosa. Il Tantra dice di accettarti così come sei: è un’accettazione profonda. Non creare una frattura tra te e il reale,tra il mondo e il nirvana, non creare alcuna frattura. Non esiste alcuna frattura per il Tantra: nessuna morte è necessaria. Per la tua rinascita nessuna morte è necessaria, piuttosto una trascendenza. Per questa trascendenza usa te stesso. Per esempio, esiste il sesso, l’energia fondamentale, l’energia fondamentale per mezzo della quale sei nato, con cui sei nato: le cellule basilari del tuo essere e del tuo corpo sono sessuate, perciò la mente umana gira intorno al sesso. Per lo yoga devi lottare contro questa energia; attraverso la lotta crei un centro diverso in te stesso e, più lotti più ti integri in un centro diverso. Quindi il sesso non è il tuo centro: la lotta, ovviamente consapevole, contro il sesso creerà in te un nuovo centro d’essere, una nuova enfasi, una nuova cristallizzazione. In questo caso il sesso non sarà più la tua energia, genererai la tua energia lottando contro il sesso. Verranno alla luce un’energia diversa e un diverso centro di esistenza. Secondo i Tantra devi usare l’energia sessuale. Non combatterla: trasformarla. Non pensare in termini di ostilità, devi esserle amico: è la tua energia, non è malefica, non è cattiva. Ogni energia è semplicemente naturale. Può essere usata a tuo favore o contro di te, puoi farne un ostacolo, una barriera, oppure un gradino. Può essere usata. Usata bene diventa amica, usata male diventa la tua nemica, ma non è né l’una né l’altra cosa: l’energia è solo naturale. Il sesso, così come viene usato dall’uomo comune, si trasforma in un nemico. L’uomo comune ne viene distrutto, semplicemente si consuma nel sesso. Lo yoga assume il punto di vista opposto, opposto alla mente ordinaria. La mente ordinaria è distribuita dai suoi stessi desideri, perciò lo yoga dice di smettere di desiderare, di essere privi di desideri. Lotta contro i desideri e crea in te un’integrazione che sia senza desideri! Il Tantra dice di essere consapevole del desiderio, di non creare alcuna lotta. Immergerti nel desiderio con piena consapevolezza perché, quando lo farai, lo trascenderai. Ci sei dentro e nello stesso tempo non ci sei. Ci passi attraverso ma rimani un estraneo. Lo yoga è molto attraente perché è proprio l’opposto della mente ordinaria, perciò la mente ordinaria può capire il linguaggio dello yoga: tu sai come il sesso ti stia distruggendo, come ti abbia distrutto, in che modo continui a girarci intorno come uno schiavo, come un fantoccio. Lo sai per esperienza personale. Perciò quando lo yoga dice di combatterlo, capisci subito il messaggio. Questa è l’attrattiva, la facile attrattiva dello yoga. Il Tantra non potrebbe essere attraente in un modo così facile. Sembra difficile: come ci si può immergere nel desiderio senza venirne travolti? Come si fa a essere consapevoli durante l’atto sessuale, pienamente consapevoli? La mente ordinaria si spaventa, sembra pericoloso. In realtà non è pericoloso: tutto quello che sai sul sesso crea per te questo pericolo. Tu ti conosci, sai quanto riesci a ingannarti, sai molto bene che la tua mente e astuta. Puoi immergerti nel desiderio, nel sesso, in qualsiasi cosa, e puoi illuderti di agire con piena consapevolezza: ecco perché ti senti in pericolo. Il pericolo non è nel Tantra, è in te, e il fascino dello yoga è dovuto a te, alla tua mente ordinaria, alla tua mente sessualmente repressa, affamata di sesso, che indulge nel sesso. Dato che la mente ordinaria non è sana riguardo al sesso, lo yoga possiede un’attrattiva: con un’umanità migliore, con un sesso sano, naturale, normale, sarebbe diverso. Noi non siamo normali e naturali; siamo completamente anormali, malsani, realmente pazzi. Ma poiché tutti sono come noi non ce ne accorgiamo mai. La pazzia è normale a tal punto che non essere pazzo può sembrare anormale. In mezzo a noi un Buddha è anormale, un Gesù è anormale: non appartengono a noi. Questa “normalità” è una malattia. Questa mente “normale” ha creato l’attrattiva dello yoga. Se prendi il sesso con naturalezza, senza alcuna filosofia intorno, né a favore né contro, se lo consideri come consideri le tue mani, i tuoi occhi, se lo accetti totalmente come una cosa naturale, sarai attratto dal Tantra e solo allora sarà utile a molti. Ma i giorni del Tantra si stanno compiendo. Prima o poi il Tantra esploderà per la prima volta tra le masse, perché per la prima volta i tempi sono maturi, maturi per considerare il sesso naturalmente. E’ possibile che l’esplosione venga dall’Occidente: Freud, Jung, Reich hanno preparato il terreno. Non sapevano niente sul Tantra, ma hanno preparato il terreno che permetterà al Tantra di svilupparsi. La psicologia occidentale è giunta alla conclusione che la malattia fondamentale dell’umanità si trova da qualche parte vicino al sesso, la pazzia dell’uomo è orientata verso il sesso. Perciò, a meno che fissazione sul sesso non verrà dissolta, l’uomo non potrà mai essere naturale, normale. L’uomo si è sviato solo a causa del suo atteggiamento nei confronti del sesso. Nessun atteggiamento è necessario: solo allora sarai naturale. Che atteggiamento hai nei confronti dei tuoi occhi? Sono malefici o divini? Sei a favore o contro i tuoi occhi? Non assumi un atteggiamento! L’atteggiamento semplicemente non c’è! Ecco perché i tuoi occhi sono normali. Assumi un atteggiamento. Se pensi che i tuoi occhi siano malefici, la vista diventerà difficoltosa, assumerà la stessa forma problematica che ha assunto il sesso: vorrai vedere, desidererai vedere, bramerai vedere, ma quando vedrai ti sentirai in colpa. Tutte le volte in cui vedrai ti sentirai in colpa per aver fatto qualcosa di sbagliato, per aver peccato. Vorresti uccidere lo strumento stesso della vista, vorresti distruggere i tuoi occhi, e più vuoi annientarli, più ti fisserai su di loro; comincerai un’attività veramente assurda: vorrai vedere sempre più e, allo stesso tempo, ti sentirai sempre più in colpa. Lo stesso è accaduto con la fissazione sul sesso. Il Tantra dice di accettare qualunque cosa tu sia. Questa è la caratteristica fondamentale: accettazione totale, e solo attraverso un’accettazione totale ti sarà possibile crescere. Quindi usa tutte le energie che hai. Com’è possibile? Accettarle, poi scopri cosa sono: cos’è il sesso, cos’è questo fenomeno? Non ne abbiamo familiarità: sappiamo molte cose sul sesso che altri ci hanno insegnato. Possiamo aver avuto l’esperienza dell’atto sessuale, ma con una mente colpevole, con un atteggiamento repressivo, in fretta e furia. E’ qualcosa che devi fare per scaricarti. L’atto sessuale non è un atto d’amore: in esso non sei felice, ma non puoi liberartene. Più cerchi di liberartene più diventa attraente; più vuoi negarlo, più ti senti attratto. Non puoi negarlo, ma questo atteggiamento che consiste nel negare, nel distruggere, annienta la mente stessa, la consapevolezza stessa, la sensibilità stessa che è in grado di comprendere il sesso, che perciò continua senza sensibilità. Quindi non puoi più capirlo. Solo una sensibilità profonda è in grado di comprendere qualsiasi cosa; solo un sentimento profondo, un addentrarsi profondamente, può comprendere qualsiasi cosa. Puoi capire il sesso solo se ti ci addentri come un poeta in mezzo ai fiori: solo allora! Se ti senti in colpa per i fiori, puoi passare attraverso il giardino, ma camminerai con gli occhi chiusi. E avrai fretta, ti troverai in una profonda, folle urgenza. In qualche modo devi uscire dal giardino, quindi come puoi essere consapevole? Il Tantra dice dunque di accettare qualsiasi cosa tu sia. Sei un grande mistero di molte energie multidimensionali: accettalo e muoviti con ogni energia con profonda sensibilità, con consapevolezza, con amore, con comprensione. Muoviti con loro! Di conseguenza ogni desiderio diventa un veicolo per andare oltre, ogni energia diventa un aiuto, e questo stesso mondo è il nirvana, questo stesso corpo è un tempio: un tempio sacro, un luogo sacro. Lo yoga è negazione; il Tantra è affermazione. Lo yoga pensa in termini di dualità: ecco la ragione della parola “yoga”. Significa unire due cose, “aggiogare” due cose insieme. Ma se ci sono due cose, c’è la dualità. Il Tantra dice che non esiste la dualità. Se esistesse, non potresti mettere insieme i suoi due poli e, per quanto provassi, rimarrebbero due e la lotta continuerebbe, il dualismo rimarrebbe. Se il mondo e il divino sono due, non possono essere uniti. Se non sono due in realtà, se appaiono solo come due, allora possono essere una cosa sola. Se il tuo corpo e la tua anima sono due, non possono essere messi insieme. Se tu e Dio siete due, non c’è nessuna possibilità di mettervi insieme: rimarrete due. Il Tantra dice che non c’è dualità; è solo un’apparenza. Perciò perché aiutare l’apparenza a rafforzarsi? Il Tantra chiede perché aiutare questa apparenza della dualità a rafforzarsi? Dissolvila in questo stesso istante! Sii uno! Attraverso l’accettazione diventi uno, non attraverso la lotta. Accetta il mondo, accetta il corpo, accetta quanto gli appartiene. Non creare un centro diverso in te stesso, perché per il Tantra quel centro diverso non è altro che l’ego. Non create un ego: sii solo consapevole di ciò che sei. Se lotti, lì ci sarà l’ego. E’ quindi difficile trovare un yogin che non sia egoista, e gli yogin possono anche continuare a parlare di assenza di ego, ma non possono essere senza ego: il processo stesso che attraverso crea l’ego. La lotta è il processo. Se lotti, sei costretto a creare un ego e quanto più lotti, tanto più l’ego diventerà forte, e se vinci la tua battaglia, allora raggiungerai l’ego supremo. Il Tantra dice: “Nessuna lotta!”. Quindi non ci sarà alcuna possibilità per l’ego. Se comprendiamo il Tantra, sorgeranno molti problemi perché per noi, se non esiste lotta, esiste solo l’indulgenza. Per noi nessuna lotta significa indulgenza, perciò ci spaventiamo: per intere vite non abbiamo fatto altro che indulgere e non siamo arrivati da nessuna parte. Ma l’indulgenza del Tantra non è uguale alla nostra; il Tantra dice: “Indulgi, ma sii consapevole”. Sei arrabbiato… il Tantra non dirà di non essere in collera, ma “Sii pure arrabbiato fino in fondo, ma sii consapevole”. Il Tantra non è contro la rabbia, è contro la sonnolenza spirituale, l’inconsapevolezza spirituale. Sii consapevole e sii arrabbiato; questo è il segreto del metodo: se sei consapevole la rabbia si trasforma, diventa compassione. Perciò il Tantra dice che la rabbia non è tua nemica: è il seme della compassione. La stessa rabbia, la stessa energia diventerà compassione. Se lotti contro la collera, non ci sarà alcuna possibilità per la compassione. Se vinci nella lotta, nella repressione, sarai un uomo morto. Non ci sarà rabbia perché l’avrai repressa, ma nello stesso tempo non ci sarà compassione, perché solo la collera può essere trasformata in compassione. Se riuscirai nella tua repressione, cosa impossibile, non ci sarà sesso, ma neppure amore perché, morto il sesso, non ci sarà energia che cresca nell’amore. Perciò sarai senza sesso, ma anche senza amore. Di conseguenza si perde la parte essenziale, perché senza amore non c’è divinità, senza amore non c’è liberazione, e senza amore non c’è libertà. Il Tantra dice che sono queste stesse energie a dover essere trasformate. Si può dire anche così: se sei contro il mondo non c’è alcun nirvana, perché è il mondo stesso che deve essere trasformato in nirvana. In questo caso sei contro le energie fondamentali che sono la fonte. Dunque l’alchimia tantrica dice di non lottare, di essere amico di tutte le energie che ti sono state date, di dare loro il benvenuto. Sentiti grato di avere la rabbia, di avere il sesso, di avere l’avidità. Sentiti grato perché queste sono le fonti nascoste e possono essere trasformate, possono essere aperte. Quando il sesso è trasformato diventa amore. Il veleno scompare, la bruttezza scompare. Il seme è brutto, ma quando diventa vivo germoglia e fiorisce, c’è bellezza. Non gettate via il seme perché getteresti via anche i fiori che contiene: non ci sono ancora, non si sono ancora manifestati in modo tale che tu li possa vedere, ma esistono. Usa questo seme per poter ottenere i fiori, perciò prima lascia che ci sia accettazione, comprensione sensibile e consapevolezza, poi è concesso indulgere. Ancora una cosa, veramente molto strana, ma che è una delle scoperte più profonde del Tantra: tutto ciò che consideri come tuo nemico – avidità, rabbia, odio, sesso, qualsiasi cosa – il tuo atteggiamento ostile lo rende nemico. Considera queste cose come doni divini e avvicinati a esse con il cuore colmo di gratitudine. Per esempio, il Tantra ha sviluppato molte tecniche per la trasformazione dell’energia sessuale. Accostati all’atto sessuale come se ti avvicinassi al tempio del divino, accostati all’atto sessuale come se fosse una preghiera, come se fosse una meditazione: sentine la sacralità. Ecco perché a Khajuraho, a Puri, a Konarak, ogni tempio ha sculture che raffigurano l’atto sessuale, il maithuna. L’atto sessuale sulle mura dei templi sembra illogico, in particolare per il cristianesimo, per l’Islam, per il gianismo. Sembra inconcepibile, contraddittorio. Che relazione c’è tra il tempio e le figure maithuna? Sulle pareti esterne dei templi di Khajuraho ogni tipo concepibile di atto sessuale è scolpito nella pietra. Perché? In un tempio non c’è posto per questo, almeno nella nostra mente. Il cristianesimo non può concepire la parete di una chiesa con le figure di Khajuraho. Impossibile! Anche gli hindu moderni si sentono in colpa, perché la loro mente è stata creata dal cristianesimo: sono “hindu-cristiani”, e sono la cosa peggiore, perché essere cristiani va bene, ma essere hindu cristiani è solo una bizzarria. Si sentono in colpa; Purshottamdas Tandon, un leader hindu, propose persino di distruggere quei templi, perché non ci appartengono. In realtà sembra che non ci appartengono perché da molto tempo, da secoli il Tantra non è nel nostro cuore. Non è stato la corrente principale. Lo yoga è stato la corrente principale, e per lo yoga Khajuraho è inconcepibile: deve essere distrutto. Il Tantra dice: “Avvicinati all’atto sessuale come se stessi entrando in un tempio sacro”. Questa è la ragione per cui hanno raffigurato l’atto sessuale sui loro templi sacri. Hanno detto di avvicinarsi al sesso come se si entrasse in un tempio sacro. Perciò quando entri in un tempio sacro, ci deve essere il sesso, in modo tale che nella mente le due cose si congiungano, diventino un’associazione. Allora potrai sentire che il mondo e il divino non sono due elementi in lotta, ma una cosa sola: non sono contradditori, sono poli opposti che si aiutano a vicenda e possono esistere solo grazie a questa polarità. Se questa polarità venisse a mancare, verrebbe a mancare il mondo intero. Quindi vedi la profonda unità che intercorre tra ogni cosa, non vedere solo i poli opposti, osserva la corrente interna che scorre e che li rende un’unità. Per il Tantra ogni cosa è sacra. Ricorda questo: peri il Tantra ogni cosa è sacra, nulla è profano. Consideralo in questo modo: per una persona irreligiosa tutto è profano; per le cosiddette persone religiose qualcosa è sacro e qualcosa è profano. Per il Tantra tutto è sacro. Alcuni giorni fa era qui da me un missionario cristiano e diceva: “Dio ha creato il mondo”. “Allora chi ha creato il peccato?” gli domandai. “Il diavolo” rispose. “E chi ha creato il diavolo?” gli chiesi. Rimase perplesso, poi disse “Naturalmente Dio ha creato il diavolo”. Il diavolo crea il peccato e Dio crea il diavolo. Dunque chi è il vero peccatore? Il diavolo o Dio? Ma la concezione dualista conduce sempre ad assurdità di questo genere. Per il Tantra Dio e il diavolo non sono due: in realtà non esiste un’entità che si possa chiamare “diavolo”, tutto è divino, ogni cosa è sacra, e questo sembra essere il giusto punto di vista, il più profondo. Se in questo mondo c’è qualcosa di profano, da dove viene, e come può esistere? Perciò ci sono solo due alternative: la prima è quella dell’ateo che dice che ogni cosa è profana. Questo atteggiamento va bene. Anche l’ateo è non-dualista: non vede alcuna sacralità nel mondo. Poi c’è l’alternativa tantrica, che dice che tutto è sacro: anch’essa è non-dualista; ma tra queste due ci sono le cosiddette persone religiose che, in realtà, non sono religiose: non sono né religiose né irreligiose, perché sono sempre in conflitto. Tutta la loro teologia esiste solo per fare incontrare gli estremi, e questi estremi non possono incontrarsi. Se una sola cellula, un solo atomo in questo mondo fosse profano, il mondo intero diventerebbe profano, perché come potrebbe esistere quel solo atomo in un mondo sacro? Come potrebbe? Sarebbe sostenuto da ogni cosa: per esistere, dovrebbe essere sostenuto da ogni cosa, e se l’elemento profano fosse sostenuto da tutti gli altri elementi sacri, quale sarebbe la differenza tra loro? Perciò il mondo è totalmente, incondizionatamente sacro, oppure è profano: non c’è via di mezzo. Il Tantra dice che ogni cosa è sacra, ecco perché non possiamo comprenderlo. E’ il punto di vista non duale più profondo, se possiamo chiamarlo punto di vista: non lo è perché ogni punto di vista è necessariamente duale. Il Tantra non è contro nulla, perciò non è un punto di vista: è un’unità sentita, un’unità vissuta. Questi sono due sentieri: lo yoga e il Tantra. Il Tantra non ha potuto essere così attraente a causa della nostra mente storpiata, ma laddove c’è qualcuno che è sano dentro di sé, qualcuno che non è un caos, il Tantra ha una sua bellezza. Solo costui può capire che cosa sia il Tantra. Lo yoga ha un’attrattiva, una facile attrattiva a causa della nostra mente disturbata. Ricorda, alla fine è la tua mente che rende qualsiasi cosa attraente o non attraente: sei tu il fattore decisivo. Questi approcci sono diversi. Non dico che non si possa arrivare alla meta attraverso lo yoga: è possibile, ma non con lo yoga che è prevalente. Questo non è veramente yoga, ma l’interpretazione della tua mente malata. Lo yoga può essere un autentico approccio verso l’Assoluto, ma anche quello è possibile solo quando la tua mente è sana, quando non è malata e non sta male, allora lo yoga assume una forma diversa. Mahavira, per esempio, era sulla via dello yoga, ma non reprimeva realmente il sesso: lo aveva conosciuto, lo aveva vissuto, aveva profonda familiarità con esso, ma gli diventò inutile, perciò il sesso cessò. Il Buddha era sulla via dello yoga, ma aveva vissuto attraverso il mondo e aveva familiarità con esso: non lottava. Una volta che conosci qualcosa te ne liberi: semplicemente cade, come le foglie morte cadono da un albero. Non è rinuncia, non comporta assolutamente alcuna lotta. Guarda il volto del Buddha: non sembra quello di uno che lotta. Non ha lottato; è così rilassato, il suo volto è il simbolo stesso del rilassamento… nessuna lotta. Guarda i tuoi Yogin: sui loro volti la lotta è evidente. In profondità esiste un grande tumulto: proprio in questo momento sono seduti su un vulcano, puoi guardare nei loro occhi, nei loro volti e lo sentirai. In profondità, da qualche parte, hanno represso tutte le loro malattie, non le hanno trascese. In un mondo sano, dove ognuno vive in modo autentico, individualmente, non imitando gli altri ma vivendo a modo proprio, sono possibili entrambi i sentieri. Un uomo del genere impara la profonda sensibilità che trascende i desideri, può giungere al punto in cui tutti i desideri diventano inutili e si esauriscono. Anche lo yoga può condurre a questo, ma per me lo yoga condurrà a questo nello stesso mondo in cui il Tantra può condurvici, ricordalo. Abbiamo bisogno di una mente sana, di un uomo naturale. In quel mondo dove c’è un uomo naturale, i Tantra e anche lo yoga condurranno alla trascendenza dei desideri. Nella nostra cosiddetta società malata né lo yoga né il Tantra possono farlo, perché se scegliamo lo yoga non lo scegliamo perché i nostri desideri sono diventati inutili – no! Hanno ancora significato, non stanno esaurendosi da soli. Dobbiamo forzarli, Se scegliamo lo yoga, lo scegliamo come tecnica di repressione, se scegliamo il Tantra, lo scegliamo come astuzia, come un profondo inganno, una scusa per indulgere. Perciò con una mente malata né il Tantra né lo yoga possono funzionare, condurranno entrambi all’inganno. Per poter cominciare occorre avere una mente sana, in particolare una mente sessualmente sana, quindi non sarà difficile scegliere il tuo sentiero: puoi scegliere lo yoga come il Tantra. Fondamentalmente esistono due tipologie di persone, il tipo maschile e quello femminile. Non intendo biologicamente, ma psicologicamente. Lo yoga è il sentiero per coloro che di base sono psicologicamente maschili, ovvero aggressivi, violenti estroversi; il Tantra è il sentiero per coloro che di base sono femminili, ovvero ricettivi, passivi, non violenti. Puoi averlo notato: per il Tantra sono molto importanti la dea Kali, Tara, e tante altre Devi, bhairavi (divinità femminili). Nello yoga non sentirai mai menzionare una divinità femminile. Il Tantra ha divinità femminili, lo yoga dei maschili. Lo yoga è energia che si muove verso l’esterno, il Tantra è energia che si muove verso l’interno, in termini psicologici moderni lo yoga è estroverso e il Tantra è introverso. Perciò dipende dalla personalità: se hai una personalità introversa, la lotta non fa per te; se hai una personalità estroversa, la lotta fa per te. Ma noi siamo solo confusi, siamo solo in un pasticcio, ecco perché niente è di aiuto. Al contrario, ogni cosa ti disturba; lo yoga ti disturberà, i Tantra ti disturberà. Ogni medicina creerà in te una nuova malattia, perché colui che sceglie è malato, sta male; perciò il risultato della sua scelta sarà la malattia. Non intendo quindi dire che tramite lo Yoga non puoi arrivare alla meta, metto l’accento sul Tantra solo perché cercheremo di capire che cosa sia il Tantra. Un’altra domanda: “Sulla via dell’abbandono, come può il ricercatore arrivare alla giusta tecnica fra centododici metodi?”. Sulla via della volontà ci sono dei metodi, questi centododici metodi, Sulla via dell’abbandono, l’abbandono stesso è il metodo, non esistono altri metodi. Ricordalo. Tutti i metodi sono basati sulla resistenza, perché metodo significa dipendere da se stessi. Puoi fare qualcosa: la tecnica è lì perciò tu la pratichi. Sul sentiero dell’abbandono tu non ci sei più, perciò non puoi fare nulla. Hai fatto la cosa suprema, l’ultima: ti sei abbandonato. Sul sentiero dell’abbandono, l’abbandono è l’unico metodo. Tutti questi metodi richiedono una particolare volontà, richiedono che tu faccia qualcosa. Manipoli la tua energia, equilibri la tua energia, crei un centro nel tuo caos. Fai qualcosa. Il tuo sforzo è importante, fondamentale, necessario. Sul sentiero dell’abbandono una sola cosa è necessaria: che ti abbandoni. Ci addentreremo profondamente in questi centododici metodi, quindi sarà bene dire qualcosa sull’abbandono, perché non ha metodo. In questi centododici metodi non ci sarà niente che riguardi l’abbandono. Come mai Shiva non ha detto niente sull’abbandono? Perché non può essere detto nulla. La stessa bhairavi, Devi stessa ha raggiunto Shiva senza alcun metodo: si è semplicemente abbandonata. Perciò di questo si deve prendere nota: non fa domande per se stessa, ma per l’intera umanità. Lei ha raggiunto Shiva, è già sulle sue ginocchia, è già tra le sue braccia. E’ diventata una cosa sola con lui, ma ancora chiede. Perciò ricorda una cosa: non chiede per se stessa, non ne ha alcun bisogno, chiede per l’intera umanità. Ma se lei ha raggiunto la meta, perché domanda a Shiva? Non può parlare lei stessa all’umanità? Lei è arrivata attraverso il sentiero dall’abbandono, perciò non conosce nulla del metodo, è arrivata attraverso l’amore: l’amore in se stesso è sufficiente, l’amore non richiede altro. E’ arrivata attraverso l’amore, quindi non sa nulla di metodi, di tecniche, questa è la ragione per cui chiede. Di conseguenza Shiva parla di centododici metodi. Neppure lui parlerà dell’abbandono, perché in realtà l’abbandono non è un metodo: ti abbandoni solo quando ogni metodo è diventato inutile, quando nessun metodo ti permette di raggiungere la meta. Hai fatto del tuo meglio: hai bussato a ogni porta e nessuna si è aperta, hai provato tutte le strade e nessuna ti ha condotto alla meta, hai fatto tutto ciò che potevi, e ora ti senti impotente. In quella impotenza totale accade l’abbandono. Perciò sul sentiero dell’abbandono non esiste il metodo. La mente chiederà: ma che cos’è l’abbandono e come funziona? E se l’abbandono funziona, che bisogno c’è di centododici metodi? Perché quindi addentrarsi in essi senza motivo? Allora va bene! Se l’abbandono funziona, è meglio abbandonarsi. Perché ossessionarsi con i metodi? E chi sa se un particolare metodo adatterà a te o no? E forse ci vorranno vite per scoprirlo, perciò è meglio abbandonarsi, ma è difficile: è la cosa più difficile al mondo. I metodi non sono difficili, sono semplici: puoi esercitarti; ma per l’abbandono non esiste alcun esercizio… alcun addestramento! Non puoi chiedere come si fa ad abbandonarsi; la domanda stessa è assurda. Come puoi chiedere come si fa ad abbandonarsi? Puoi forse chiedere come si fa ad amare? L’amore c’è o non c’è, non puoi chiedere come si fa ad amare. Se qualcuno te lo spiega e ti insegna ad amare, non sarai mai capace di amare, ricordalo. Una volta che ti viene data la tecnica per amare, ti attaccherai alla tecnica. Ecco perché gli attori non possono amare: conoscono così tante tecniche, così tanti metodi, e noi siamo tutti attori. Quando conosci il trucco di come si fa ad amare, l’amore non fiorirà più perché hai creato una facciata, un inganno. E con l’inganno ne rimarrai fuori, non coinvolto. Sei al sicuro. Amore significa essere totalmente aperti, vulnerabili. E’ pericoloso: diventi insicuro. Non possiamo chiedere come amare, non possiamo chiedere come abbandonarci; succede! L’amore accade, l’abbandono accade: l’amore e l’abbandono sono profondamente simili. Ma che cos’è? E se non possiamo sapere come si fa ad abbandonarsi, possiamo almeno sapere come fare a tenerci lontani, a resistere all’abbandono. Questo si può sapere ed è d’aiuto. Come mai non ti sei ancora abbandonato? Qual è la tua tecnica per non abbandonarti? Se non ti sei ancora innamorato, il vero problema non è come amare; il vero problema è scavare in profondità per scoprire come hai fatto a vivere senza amore, qual è il tuo trucco, qual è la tua tecnica, qual è la tua struttura di difesa, come sei riuscito a vivere senza amore. Questo può essere compreso e dovrebbe essere capito. Prima cosa: noi viviamo con l’ego, nell’ego, centrati nell’ego. “Io” sono, senza sapere chi sono. Continuo a dichiarare: “Io sono”. Questa centratura nell’ego è falsa, perché non so chi sono, e a meno che io non sappia chi sono, come posso dire: “Io”? Questo “io” è falso “io”. Questo falso “io” è l’ego, questa è la difesa. Questo ti protegge dell’abbandono. Non puoi abbandonarti, ma puoi diventare consapevole di questa misura di difesa: se ne diventi consapevole, si dissolve. Non la rafforzi e, gradatamente, un giorno arriverai a sentire: “Io non sono”. Quando arrivi a sentire: “Io non sono”, accade l’abbandono. Perciò cerca si scoprire se tu esisti. C’è realmente un centro dentro di te che puoi chiamare il tuo “io”? Scendi in profondità dentro di te, continua a cercare di scoprire dov’è questo “io”, dov’è la sede di questo ego. Rinzai andò dal suo Maestro, e disse: “Dammi la libertà!”. Il Maestro rispose: “Porta qui te stesso. Se tu esisti, ti renderò libero. Ma se tu non esisti, come farò a renderti libero? Sei già libero. E la libertà non è la tua libertà, In realtà la libertà è la libertà da ‘te’. Perciò va’ e scopri dov’è questo io, dove sei, e poi ritorna da me. Questa è la meditazione. Va’ a meditare”. Quindi il discepolo Rinzai andò via e meditò per settimane, mesi, poi tornò e disse: “Io non sono il corpo. Ho scoperto soltanto questo”. Allora il Maestro replicò: “Con questo sei divenuto parzialmente libero. Va’ ancora e prova a scoprire di più”. Perciò Rinzai tentò, meditò e scoprì che: “Io non sono la mia mente, perché posso osservare i miei pensieri. L’osservatore è diverso dall’osservato: perciò io non sono la mia mente”. Tornò e disse: “Io non sono la mente”. Quindi il Maestro rispose: “Ora ti sei liberato per tre quarti. Ora va’ ancora e scopri chi sei”. Dunque Rinzai pensava: “Io non sono il mio corpo. Io non sono la mia mente”. Aveva letto. Studiato, era ben informato, perciò pensava: “Io non sono il mio corpo, non sono la mia mente, quindi devo essere la mia anima, il mio atman” Ma meditò e scoprì che non esiste alcun atman, alcuna anima, perché questo atman, quest’anima non è altro che la nostra conoscenza mentale, solo dottrine, parole, filosofie. Perciò un giorno arrivò correndo e disse: “Ora io non esisto più!”. Quindi il suo Maestro chiese: “Adesso devo insegnarti i metodi per raggiungere la libertà?”. Rinzai rispose: “Ora sono libero perché io non esisto più. Non c’è nessuno che possa essere in schiavitù. Sono solo un vasto vuoto, un nulla”. Solo il nulla può essere libero: se sei qualcosa, sarai schiavo. Se esisti, sarai schiavo. Solo un vuoto, uno spazio vuoto, può essere libero; in quel caso non lo potrai imprigionare. Rinzai arrivò correndo e disse: Io non esisto più. Non mi si può trovare da nessuna parte”. Questa è libertà. E per la prima volta toccò i piedi del suo Maestro, per la prima volta! Non di fatto, perché li aveva già toccati molte altre volte, ma il Maestro disse: “Per la prima volta mi hai toccato i piedi”. Rinzai chiese: “Perché dici per la prima volta? Ti ho toccato i piedi molte altre volte”. Il Maestro rispose: Ma tu eri presente, perciò come potevi toccarmi i piedi essendo presente? Mentre sei presente come puoi toccarmi i piedi?”. L’”io” non può mai toccare i piedi di qualcuno, e anche quando sembra che li tocchi, sta toccando i propri piedi, solo che lo fa in modo indiretto. Il Maestro disse: “Mi hai toccato i piedi per la prima volta perché ora tu non esisti più. E questa è anche l’ultima volta. La prima e l’ultima”. L’abbandono accade quando tu non sei, perciò tu non puoi abbandonarti. Questa è la ragione per cui l’abbandono non può essere una tecnica. Tu non puoi abbandonarti: tu sei l’ostacolo. Quando tu non sei, accade l’abbandono. Perciò tu e l’abbandono non potete coabitare, non c’è coesistenza tra te e l’abbandono: ci sei tu o c’è l’abbandono. Perciò scopri dove sei, chi sei. Quest’indagine genera molti, molti risultati sorprendenti. Ramana Maharshi era solito dire: “Indaga: ‘Chi sono io?’”. Fu frainteso. Persino i suoi discepoli più vicini non ne hanno compreso il significato e pensano che in realtà questa sia un’indagine per scoprire veramente: “Chi sono io?”. Non è così! Se continui a indagare: “Chi sono io?”, sei costretto a giungere alla conclusione che tu non esisti. In realtà questa non è un’indagine per scoprire: “Chi sono io?”. In realtà è un’indagine per dissolvere. Ho dato a molti questa tecnica: indagare interiormente: “Chi sono io?”. Dopo un mese o due, le persone venivano da me e dicevano: “Non ho ancora scoperto: ‘Chi sono io?’. La domanda è ancora la stessa: non c’è risposta”. Perciò li esortavo: “Continuate. Un giorno la risposta arriverà”. E loro sperano che la risposta giunga: non ci sarà alcuna risposta, ci sarà solo la dissoluzione della domanda. Non ci sarà una risposta: “Tu sei questo”, la domanda si dissolverà semplicemente. Non ci sarà qualcuno neppure per domandare: “Chi sono io?”, e allora saprai. Quando l’”io” non c’è, l’”io” reale si dischiude. Quando l’ego non esiste, per la prima volta incontri il tuo essere. Quell’essere è vuoto. Allora puoi abbandonarti, allora ti sei abbandonato. Ora sei l’abbandono. Perciò non ci possono essere tecniche, oppure ci sono solamente tecniche negative come questa indagine su “Chi sono io?”. Come funziona l’abbandono? Se ti abbandoni, che cosa succede? Arriveremo a comprendere come funzionano i metodi. Ci addentreremo nei metodi e arriveremo a conoscere come funzionano. Hanno una base scientifica di funzionamento. Quando ti abbandoni diventi una valle, quando sei un ego sei come una vetta. Ego significa che sei al di sopra di ogni altro, che sei qualcuno. Gli altri possono riconoscerti o non riconoscerti: questa è un’altra faccenda. Tu ti riconosci al di sopra di tutti: sei come una vetta, nulla può penetrare in te. Quando un uomo si abbandona diventa come una valle, diventa profondità, non altezza. L’intera esistenza comincia a riversarsi in lui ogni parte. Egli è un solo vuoto, solo una profondità, un abisso un abisso senza fondo. L’intera esistenza comincia a riversarsi in lui da ogni parte. Si può dire che Dio corre a lui da ogni parte, penetra in lui da ogni poro, lo riempie totalmente. Questo abbandono, questo diventare una valle, un abisso, può essere sentito in molti modi. Ci sono abbandoni minori; ci sono abbandoni maggiori. Lo senti anche in quelli minori. Abbandonarsi a un Maestro è un abbandono minore, ma cominci a sentirlo perché il Maestro comincia a fluire in te immediatamente. Se ti abbandoni a un Maestro, senti immediatamente la sua energia fluire in te. Se non riesci a sentire l’energia che scorre in te, allora devi sapere con chiarezza che non ti sei abbandonato neppure in minima parte. Non ti sei affatto abbandonato. Ci sono tantissime storie che sono diventate prive di significato per noi perché non sappiamo come accaddero. Mahakashyapa andò dal Buddha, il Buddha gli toccò solo la testa con la sua mano, e la cosa accadde. E Mahakashyapa cominciò a danzare. Perciò Ananda chiese al Buddha: “Che cosa gli è successo? Io sono stato quarant’anni con te! E’ impazzito? O si sta solamente prendendo gioco degli altri? Che cosa gli è successo? E io ti ho toccato i piedi migliaia e migliaia di volte”. Naturalmente ad Ananda questo Mahakashyapa sembrava un pazzo o un imbroglione. Era con il Buddha da quarant’anni, ma c’era un problema: era il suo fratello maggiore, il fratello maggiore del Buddha; quello era il problema. Quando Ananda era andato dal Buddha quarant’anni prima, la prima cosa che gli disse fu questa: “Io sono il tuo fratello maggiore, e quando mi inizierai diventerò tuo discepolo. Perciò concedimi tre cose prima che diventi tuo discepolo, perché dopo non potrò più chiederti nulla. Innanzitutto io sarò sempre con te: promettimelo. Non mi dirai mai: ‘Vattene altrove’. Io ti seguirò ovunque. “In secondo luogo, dormirò nella stessa stanza dove dormi tu. Non potrai dirmi: ‘Esci fuori’. Starò con te come la tua ombra. E, terza cosa, se porto qualcuno a qualsiasi ora, anche a mezzanotte, dovrai rispondergli. Non potrai dire: ‘Questo non è il momento’. Promettimi queste tre cose adesso che sono ancora il tuo fratello maggiore, perché una volta diventato tuo discepolo ti dovrò seguire. Tu sei ancora più giovane di me, perciò fammi queste promesse”. Quindi il Buddha promise,e questo divenne il problema. Per quarant’anni Ananda fu con il Buddha, ma non poté mai abbandonarsi, perché non è questo lo spirito dell’abbandono. Ananda domandò molte, molte volte: “ Quand’è che raggiungerò la meta? Il Buddha rispondeva: “A meno che io non muoia, non la raggiungerai”. E Ananda riuscì a raggiungerla solo quando il Buddha morì. Che cosa accadde improvvisamente a questo Mahakashyapa? Il Buddha è forse parziale, parziale nei confronti di Mahakashyapa? Certo che no! Lui fluisce, fluisce costantemente. Ma devi essere una valle, un grembo per riceverlo. Se sei al di sopra di lui, come puoi ricevere? Quella energia fluente non può giungere a te, ti mancherà. Perciò inchinati. Anche in un abbandono minore con un Maestro l’energia comincia a fluire. All’improvviso, immediatamente, diventi il veicolo di una forza immensa. Ci sono migliaia e migliaia di storie… con un semplice contatto, con un semplice sguardo qualcuno si è illuminato. Non ci sembrano cose razionali. Com’è possibile? E’ possibile! Anche un solo sguardo del Maestro nei tuoi occhi cambierà totalmente il tuo essere, ma potrà cambiarlo solo se i tuoi occhi sono vuoti, come una valle. Se puoi assorbire lo sguardo del Maestro, immediatamente sarai differente. Quindi questi sono abbandoni minori che accadono prima che ti abbandoni totalmente. E questo abbandoni minori ti preparano per l’abbandono totale. Una volta che avrai compreso che attraverso l’abbandono ricevi qualcosa di ignoto, di incredibile, di inaspettato, qualcosa che non ti sogneresti mai, sei pronto per un abbandono maggiore. E il lavoro di un Maestro è proprio quello: aiutarti negli abbandoni minori, così che tu possa raccogliere il coraggio per un abbandono maggiore, per un abbandono totale. Un ultima domanda: “ Quali sono le indicazione esatte per sapere se una tecnica che si sta praticando condurrà all’Assoluto?”. Esistono selle indicazioni. In primo luogo, cominci a sentire dentro di te un’identità differente. Non sei più lo stesso. Se la tecnica è adatta a te, immediatamente sarai una persona diversa. Se sei un marito o una moglie, non sarai più lo stesso o la stessa. Se sei un negoziante, non sarai più lo stesso negoziante. Qualsiasi cosa tu sia, se la tecnica è adatta a te sarai una persona diversa: questa è la prima indicazione. Perciò se cominci a sentirti strano, sappi che ti sta accadendo qualcosa. Se rimani lo stesso e non ti senti affatto strano, non sta succedendo niente. Questa è la prima indicazione per sapere se una tecnica fa per te. Se è adatta, sei immediatamente trasportato, trasformato in una persona differente. All’improvviso accade questo: guardi il modo in un modo diverso; gli occhi sono gli stessi, ma colui che guarda dietro a essi è differente. In secondo luogo, comincia a decadere tutto ciò che crea tensioni, conflitti. Non è che i tuoi conflitti, le tue angosce, le tue tensioni cominciano a decadere dopo che tu abbia praticato il metodo per anni, no! Se il metodo è adatto a te, cominciano a esaurirsi immediatamente. Puoi sentire una vitalità sorgere in te; sei sgravato dal tuo fardello. Se la tecnica è adatta a te, comincerai a sentire che la forza di gravità si è invertita. Ora la terra non ti tira più verso il basso, piuttosto il cielo ti tira su. Come ti senti quando un aeroplano decolla? Tutto è turbato. Improvvisamente c’è uno scossone e la gravità perde senso. Ora la terra non ti tira più in basso, ti stai allontanando dalla attrazione. La stessa scossa capita se una tecnica di meditazione è adatta a te. Improvvisamente decolli. Improvvisamente senti che la terra è diventata priva di significato; non c’è alcuna gravità: non sei attratto verso il basso, sei tirato verso l’alto. Nella terminologia religiosa questo è chiamato “grazia”. Ci sono due forze: la gravità e la grazia. La grazia significa che sei tirato verso l’alto, la gravità significa che sei tirato verso il basso. Ecco perché nella meditazione molti sentono improvvisamente di non avere più il peso; ecco perché molti sentono una lievitazione interiore. Quando la tecnica era adatta a loro, moltissime persone mi hanno riferito: “E’ strano! Chiudiamo gli occhi e sentiamo di essere un poco sollevati da terra, trenta centimetri, mezzo metro, perfino un metro dal suolo, e quando apriamo gli occhi siamo per terra; quando li chiudiamo lievitiamo. Cosa succede? Quando apriamo gli occhi siamo ben piantati per terra! Non abbiamo mai levitato!”. Il corpo rimane per terra, ma tu lieviti. In realtà questa levitazione è un’attrazione che proviene dall’alto. Se la tecnica ti si adatta, sei stato attratto, perché la funzione della tecnica è renderti disponibile a essere tirato verso l’alto. Tecnica significa questo: renditi disponibile alla forza che ti può attrarre verso l’alto. Perciò se è adatta, lo saprai: diventerai privo di peso. In terzo luogo, qualsiasi cosa tu faccia adesso, qualsiasi cosa, per quanto banale, sarà differente: camminerai in un modo diverso, ti siederai in un modo diverso, mangerai in un modo diverso, sarà tutto differente. Sentirai ovunque questa differenza. Talvolta questa strana esperienza di essere differente crea paura. Si vuol ritornare a essere quello di prima, perché si era totalmente in sintonia con il vecchio mondo. Era un mondo di routine, magari anche noioso, ma in esso eri efficiente. Ora sentirai da ogni parte una frattura, sentirai di aver perso la tua efficienza, sentirai che la tua utilità è ridotta, sentirai di essere un estraneo ovunque. Si deve passare attraverso questo periodo. Tornerai per essere nuovamente in sintonia. Tu sei cambiato, non il mondo, perciò non ti adatterai. Ricorda dunque la terza cosa: quando una tecnica è adatta a te, tu non ti adatterai al mondo: diventerai disadattato, ovunque ci sarà qualcosa di allentato, mancherà qualche bullone, ovunque sentirai che c’è stato un terremoto. E ogni cosa è rimasta la stessa; solo tu sarai diventato differente, ma sarai di nuovo in sintonia su un piano diverso, un piano superiore. Il turbamento è avvertito proprio come quando un bambino cresce e diventa sessualmente maturo. All’età di quattordici o quindici anni il ragazzo sente di esser diventato strano, è subentrata una nuova forza: il sesso. Prima non c’era, o c’era, ma era nascosta. Ora, per la prima volta, il ragazzo è diventato disponibile a un novo tipo di forza. Ecco perché i ragazzi sono molto impacciati: quando diventano sessualmente maturi i ragazzi e le ragazze sono molto impacciati. Non hanno una collocazione: non sono più bambini e non sono ancora adulti, perciò si trovano nel mezzo, senza un posto adatto a loro. Se giocano con i bambini, si sentono impacciati: sono diventati adulti. Se cominciano a legare con gli adulti, si sentono impacciati: sono ancora bambini. Non sono al loro posto con nessuno. Lo stesso fenomeno accade quando una tecnica è adatta a te; diventa disponibile una nuova fonte di energia che è più grande del sesso. Sei di nuovo in un periodo di transizione: ora non puoi adattarti a questo mondo di uomini mondani, non sei un bambino, e non puoi ancora avere un posto nel mondo dei santi; e nel mezzo ti senti impacciato. Se una tecnica è adatta a te, affioreranno queste tre cose. Forse non ti aspettavi che dicessi cose del genere, forse ti aspettavi che dicessi che saresti diventato più silente, più quieto, e io sto affermando proprio il contrario: diventerai più turbato. Quando la tecnica è adatta a te, diventerai più turbato, non più silente. Il silenzio verrà più tardi. E se viene il silenzio e non il turbamento, sappi con certezza che questa non è una tecnica: questo è solo conformarsi al vecchio schema. Ecco perché c’è più gente che va a pregare che a meditare: la preghiera ti dà una consolazione, ti fa adattare, ti conforma al tuo mondo. La preghiera faceva virtualmente la stessa cosa che stanno facendo oggi gli psicoanalisti: se sei turbato, ti renderanno meno turbato, ti conformeranno allo schema, alla società, alla famiglia. Perciò andando da uno psicoanalista per uno, due o tre anni, non migliorerai ma ti adatterai meglio. La preghiera fa la stessa cosa, e anche i preti: ti rendono più conforme al mondo. Tuo figlio è morto e ne sei turbato, e vai da un prete. Lui dice: “Non essere turbato. Muoiono presto solo quei bambini che Dio ama di più. Li chiama in cielo”. Tu ti senti soddisfatto: tuo figlio è stato “chiamato in cielo”. Dio lo ama di più. Oppure il prete dice qualcos’altro: “Non preoccuparti. L’anima non muore mai, il tuo bambino è in paradiso”. Proprio alcuni giorni fa c’era qui una donna: le era morto il marito il mese precedente, era turbata. Venne da me e disse: “Assicurami solo che è rinato in un buon posto, e tutto andrà bene, Dammi solo la certezza che non è andato all’inferno o che non è diventato un animale, ma che è in cielo o è diventato un dio o qualcosa del genere. Se puoi assicurarmi semplicemente questo, va tutto bene, posso sopportarlo, altrimenti sono una sventurata”. Il prete direbbe: “Va bene! Tuo marito è rinato come un dio nel settimo cielo ed è molto felice. E ti sta aspettando” Queste preghiere ti rendono conforme allo schema… ti senti meglio. La meditazione è una scienza. Non ti aiuterà certo nel conformismo, ti aiuterà nella trasformazione. Ecco perché dico che ci saranno questi tre segni come indicazioni. Il silenzio verrà, ma non come conformismo, il silenzio verrà come una fioritura interiore. Di conseguenza, il silenzio non sarà un conformarsi alla società, alla famiglia, al mondo, agli affari, no! Il silenzio sarà una reale armonia con l’universo. Una profonda armonia fiorisce tra te e la totalità, c’è silenzio, ma quello verrà più tardi. Prima sarai turbato, prima diventerai pazzo, perché tu sei pazzo, solo inconsapevolmente. Se una tecnica è adatta, ti renderà consapevole di tutto ciò che sei. Verranno alla luce la tua anarchia, la tua mente, la tua pazzia, ogni cosa. Sei solo un’oscura confusione. Quando una tecnica è adatta, è come se improvvisamente ci fosse luce e l’intera confusione diventasse visibile. Per la prima volta incontrerai te stesso come sei. Tu vorresti spegnere la luce e tornare a dormire: è spaventoso. Questo è il punto in cui il Maestro diventa d’aiuto. Ti dice: “Non aver paura. Questo è solo l’inizio. E non fuggire da tutto ciò”. Dapprima questa luce ti svela ciò che sei e, se riesci a perseverare nel processo, ti trasforma in ciò che puoi essere. Basta per oggi.

Il libro dei segreti Osho

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IL MONDO DEL TANTRA SUTRA Devi chiede: “O Shiva, qual è la tua realtà? Che cos’è questo universo colmo di meraviglia? Che cosa costituisce il seme? Chi centra la ruota universale? Che cos’è questa vita oltre la forma che compenetra le forme? Come possiamo penetrarla pienamente, al di sopra dello spazio e del tempo, dei nomi e delle descrizioni? Illumina i miei dubbi!”. Alcuni punti introduttivi. Primo, il mondo del Vigyana Bhairava Tanta non è intellettuale, non è filosofico. Per esso la dottrina non ha senso. Si occupa del metodo, della tecnica, per niente dei principi. La parola “tantra” significa tecnica, il metodo,il sentiero, perciò non è filosofico: ricordalo. Non si occupa di problemi e di indagini intellettuali. Non si occupa del “perché” delle cose: si occupa del “come”, non di che cosa sia la verità ma come possa essere raggiunta. Tantra significa tecnica, perciò questo trattato è scientifico. La scienza non si occupa del perché, si occupa del come; questa è la differenza fondamentale tra filosofia e scienza. La filosofia chiede: “Perché questa esistenza?”. La scienza si chiede: “Come è questa esistenza?”. Nel momento in cui poni la domanda: “Come?”, il metodo, la tecnica diventano importanti, le teorie perdono senso, l’esperienza diventa il centro. Tantra è scienza, non è filosofia. E’ facile capire la filosofia perché richiede solo il tuo intelletto. Se sei in grado di capire il linguaggio, se riesci ad afferrare il concetto, puoi capire la filosofia. Non hai bisogno di cambiare, non hai bisogno di alcuna trasformazione: cosi’ come sei puoi capire la filosofia, ma non il Tantra. Avrai bisogno di un cambiamento… anzi, di una mutazione. A meno che tu non sia diverso, non potrai capire il Tantra, perché non è una proporzione intellettuale, è un’esperienza. A meno che tu non sia pronto, ricettivo, aperto all’esperienza, non ti accadrà. La filosofia si occupa della mente: la tua testa è sufficiente, la tua totalità non è richiesta. Il Tantra ha bisogno di te nella tua totalità. E’ una sfida più profonda: ti ci dovrai immergere totalmente, non è frammentario, e per riceverlo sono necessari un approccio, un atteggiamento e una mente diversi. Per questo Devi apparentemente fa domande filosofiche. Il Tantra comincia con le domande di Devi. Tutte le domande possono essere affrontate da un punto di vista filosofico. In realtà qualsiasi domanda può essere affrontata in due modi: da un punto di vista filosofico o totalmente, da un punto di vista intellettuale o in modo esistenziale. Per esempio, se qualcuno chiede: “Che cos’è l’amore?”, puoi affrontare la domanda da un punto di vista intellettuale, puoi discutere, puoi sostenere un’ipotesi particolare, puoi creare un sistema, una dottrina ed è possibile che tu non conosca l’amore per niente. Per creare una dottrina, l’esperienza non è necessaria. In realtà, al contrario, meno sai meglio è, perché in questo caso puoi proporre un sistema senza esitare. Solo un cieco può definire con facilità cosa sia la luce. Quando non sai, sei sicuro. L’ignorante è sempre sicuro; chi sa esita. Più sai, più ti senti mancare il terreno sotto i piedi. Più sai, più senti quanto sei ignorante, e coloro che sono veramente saggi diventano ignoranti, diventano semplici come i bambini o come gli idioti. Meno sai meglio è. Essere filosofici, essere dogmatici, essere dottrinali: questo è facile. Affrontare un problema dal punto di vista intellettuale è molto facile, ma è difficile affrontarlo in modo esistenziale, non solo riflettendoci su, ma vivendolo, passandoci attraverso, permettendoti di essere trasformato per suo tramite. Ciò significa che, per conoscere l’amore, una persona deve essere innamorata. Questo è pericoloso perché non rimarrai lo stesso, l’esperienza ti cambierà. Nel momento in cui entri nell’amore, entri in una persona diversa e, quando verrai fuori, non sarai più in grado di riconoscere il tuo vecchio volto: non ti apparterrà più, sarà accaduta una discontinuità. Ora c’è una frattura: l’uomo vecchio è morto e l’uomo nuovo è arrivato. Per rinascita s’intende questo: essere nati due volte. Il Tantra è non – filosofico ed esistenziale. Perciò è naturale che Devi faccia domande che sembrano filosofiche, ma Shiva non risponderà in quel modo. Pertanto è meglio capirlo fin dall’inizio, altrimenti ti confonderai, perché Shiva non risponderà a una sola domanda. Shiva non risponderà a nessuna delle domande che Devi pone. E tuttavia risponde! E in realtà solo lui e nessuno altro ha risposto, ma a un livello diverso. Devi chiede: “Qual è la tua realtà, mio Signore?. Lui non risponderà, al contrario offrirà una tecnica, e se Devi la sperimenterà a fondo, saprà. La risposta è quindi indiretta, non è immediata, Shiva non dirà chi è, ma darà una tecnica: sperimentala e saprai. Per il Tantra fare è sapere, e non esiste altra conoscenza. A meno che tu non faccia qualcosa, a meno che tu non cambi, a meno che non abbia una diversa prospettiva da cui guardare, con cui guardare, a meno che non ti muova in una dimensione completamente diversa dall’intelletto, non c’è alcuna risposta. Le risposte possono essere date, ma allora sono tutte menzogne. Tutte le filosofie sono menzogne. Tu fai una domanda e la filosofia ti dà una risposta che ti soddisfa o non ti soddisfa ti converti alla filosofia, ma rimani lo stesso; se non ti soddisfa, continui ad andare in cerca di qualche altra filosofia a cui convertirti, ma rimani uguale, non ne sei toccato per nulla, non sei cambiato. Perciò che tu sia hindu, musulmano, cristiano o giainista non fa alcuna differenza. Dietro la facciata di un hindu, di un musulmano o di un cristiano la persona reale è la stessa, sono diversi solo le parole o i vestiti. L’uomo che va in chiesa, al tempio o alla moschea è lo stesso. Solo le facce sono diverse e sono facce false: sono maschere. Dietro le maschere troverete lo stesso uomo, la stessa rabbia, gli stessi atti d’aggressione la stessa violenza, la stessa avidità, la stessa lussuria, tutto uguale. La sessualità musulmana è diversa da quella hindu? La violenza cristiana è diversa da quella hindu? E’ uguale! La realtà rimane la stessa: solo gli abiti cambiano. Il Tantra non si occupa dei tuoi vestiti, il Tantra si occupa di te. Se fai una domanda, essa mostra dove sei. Mostra anche che ovunque tu sia non puoi vedere: ecco perché c’è la domanda. Un cieco chiede: “Che cos’è la luce?” e la filosofia inizierà a rispondere che cosa è la luce. Il Tantra saprà solo questo: se un uomo chiede: “Che cos’è la luce? , questo mostra solo che è cieco. Il Tantra comincerà a lavorare sull’uomo, a cambiarlo, in modo che possa vedere. Il Tantra non dirà che cosa è la luce, il Tantra dirà come raggiungere l’intuizione, come conseguire la vista, come raggiungere la visione. Quando ci sarà la visione, ci sarà la risposta. Il Tantra non vi darà la risposta, ma una tecnica per ottenere la risposta. E questa risposta non sarà intellettuale. Se dici a un cieco qualcosa sulla luce, questo è intellettuale; se il cieco acquista la capacità si vedere, questo è esistenziale. Ecco cosa intendo quando dico che il Tantra è esistenziale. Perciò Shiva non risponderà alle domande di Devi, e tuttavia risponderà: questa è la prima cosa. La seconda cosa: questo è un tipo diverso di linguaggio e prima di addentrarci devi sapere qualcosa. Tutti i trattati tantrici sono dialoghi tra Shiva e Devi: Devi domanda e Shiva risponde; tutti i trattati tantrici cominciano in questo modo Perché? Perché questo metodo? E’ molto significativo. Non è un dialogo tra Maestro e allievo, è un dialogo tra due amanti. E in questo modo il Tantra indica una cosa molto importante: gli insegnamenti più profondi non possono essere trasmessi se non esiste amore fra i due, tra il discepolo e il Maestro. Il discepolo e il Maestro devono diventare amanti in modo profondo, solo allora può essere espresso ciò che è superiore, il trascendente. E’ quindi un linguaggio d’amore: il discepolo deve essere in amore, ma non solo, perché anche gli amici possono essere amanti. Il Tantra dice che un discepolo deve essere ricettivo, quindi deve trovarsi in uno stato di ricettività femminile, solo allora è possibile qualcosa. Non è necessario essere donna per essere discepolo, ma occorre essere in un atteggiamento ricettivo femminile. Quando Devi domanda, significa che è l’atteggiamento femminile a domandare. Perché questo accetto sull’atteggiamento femminile? L’uomo e la donna non sono diversi solo a livello fisico, ma anche a livello psicologico. Il sesso non è solo una differenza del corpo, è anche differenza psicologica. Una mente femminile significa ricettività: ricettività totale, abbandono, amore. Il discepolo ha bisogno di una psicologia femminile, altrimenti non potrà imparare. Puoi fare domande, ma se non sei aperto sarà impossibile risponderti. Puoi fare una domanda e tuttavia rimanere chiuso, in questo caso la risposta non può penetrare in te: le tue porte sono chiuse,sei morto. Non sei aperto. Ricettività femminile significa avere nel tuo essere più profondo una ricettività simile all’utero, cosi’ che tu possa ricevere. Non solo, le implicazioni sono anche altre: la donna non riceve semplicemente qualcosa; nel momento in cui lo riceve, questo qualcosa diventa parte del suo corpo. Un bambino viene ricevuto, una donna concepisce; nel momento del concepimento, il bambino è diventato parte del corpo femminile: non è estraneo, non è sconosciuto, è stato assorbito. Ora il bambino non vivrà come un qualcosa di aggiunto alla madre, sarà semplicemente una parte di lei, proprio come lei, e il bambino non è solo ricevuto: il corpo femminile diventa creativo, il bambino comincia a crescere. Il discepolo ha bisogno di una ricettività simile a quella dell’utero. Qualsiasi cosa viene ricevuta non deve essere raccolta come un sapere morto: deve crescere dentro di te, deve diventare parte del tuo sangue e delle tue ossa, adesso deve diventare parte di te; deve crescere! Questa crescita ti cambierà, trasformerà te, colui che riceve. Ecco perché il Tantra usa questo espediente: ogni trattato comincia con Devi che fa una domanda, e Shiva che risponde. Devi è la consorte di Shiva, la sua parte femminile. Ancora una cosa… Oggi la psicologia moderna, in particolare quella del profondo, dice che l’uomo è sia uomo sia donna: nessuno è solo maschio e nessuno è solo femmina, ognuno di noi è bisessuale, perché ci sono entrambi i sessi. In Occidente questa è una scoperta molto recente, ma per il Tantra questo è uno dei concetti fondamentali da migliaia di anni. Avrai visto alcune raffigurazioni di Shiva come ardhanarisvara: metà uomo, metà donna. Non esiste nessun altro concetto del genere in tutta la storia dell’umanità. Shiva è raffigurato come metà uomo e metà donna. Perciò Devi non è solo una consorte: è l’altra metà di Shiva. E, a meno che il discepolo diventi l’altra metà del Maestro, è impossibile comunicare gli insegnamenti superiori, i metodi esoterici. Quando diventi tutt’uno, non c’è più dubbio. Quando sei una cosa solo con il Maestro, in modo cosi’ totale, cosi’ profondo, non c’è argomento, né logica, né ragione. Assorbi semplicemente, diventi un utero, e l’insegnamento comincia a crescere in te e a trasformarti. Ecco perché il Tantra è scritto in un linguaggio d’amore, ma anche sul linguaggio d’amore bisogna capire qualcosa. Esistono due tipi di linguaggio: quello d’amore e quello logico. Tra i due ci sono differenze fondamentali. Il linguaggio logico è aggressivo, dialettico, violento. Se uso un linguaggio logico divento aggressivo nei confronti della tua mente: cerco di convincerti, di convertirti, di farti diventare una marionetta. Io ho “ragione” e tu hai “torto”. Il linguaggio logico è egocentrico: “Io ho ragione e tu hai torto, perciò dovrò provare che io ho ragione e tu hai torto”. Non mi occupo di te, mi occupo del mio ego; il mio ego ha sempre “ragione”. Il linguaggio d’amore è totalmente diverso. Non mi occupo del mio ego, mi occupo di te. Non mi preoccupo di dimostrare qualcosa,di rafforzare il mio ego, ma di aiutarti; è compassione per aiutarti a crescere, a trasformarti, a rinascere. In secondo luogo la logica è sempre intellettuale: se i concetti e i principi avranno significato anche gli argomenti lo avranno. Con il linguaggio d’amore ciò che viene detto non è così significativo, lo è il modo in cui viene detto. Il contenitore, la parola, non è importante. Il contenuto, il messaggio, è più importante: è un parlare da cuore a cuore, non una discussione da mente a mente. Non è un dibattito, è una comunione. Quindi questa è una cosa rara: Devi è seduta in grembo a Shiva e domanda, e Shiva risponde. E’ un dialogo d’amore, senza conflitti, come se Shiva parlasse a se stesso. Perché questa enfasi sull’amore, sul linguaggio d’amore? Perché se ami il tuo Maestro l’intera Gestalt cambia: muta radicalmente. In questo caso non ascolti le sue parole, lo bevi, in questo caso le parole non sono importanti. In realtà, il silenzio tra le parole diventa più significativo. Ciò che dice può avere o non avere senso, ma lo hanno i suoi occhi, i suoi movimenti, la sua compassione, il suo amore. Ecco perché il Tantra ha un disegno fisso, una struttura. Ogni trattato inizia con Devi che domanda e con Shiva che risponde. Non ci sarà nessuna discussione, nessuno spreco di parole; ci sono solo esposizioni molto semplici di fatti, messaggi telegrafici, non volti alla persuasione, ma solo alla comunicazione. Se affronti Shiva con una domanda e hai mente chiusa, non ti risponderà subito: prima si dovrà spezzare la tua chiusura, per cui dovrà essere aggressivo, in questo caso devono essere distrutti i tuoi pregiudizi, i tuoi preconcetti. Se non ti ripulisci completamente del passato, nulla ti potrà essere dato. Ma non è così con la sua consorte Devi: con Devi non c’è alcun passato. Ricorda: quando ami profondamente, la tua mente cessa di esistere. Il passato non esiste, c’è solo il momento presente. Quando ami il presente è l’unico tempo, l’”adesso” è tutto, nessun passato, nessun futuro. Quindi Devi è semplicemente aperta. Non ci sono difese, nulla da chiarire, nulla da distruggere. Il terreno è pronto, si deve solo lasciar cadere un seme. Il terreno non solo è pronto, ma accogliente, ricettivo e chiede di essere fecondato. Perciò tutti questi detti che discuteremo saranno telegrafici. Sono solo dei sutra, ma ogni sutra, ogni messaggio telegrafico dato da Shiva, vale quanto un Veda, quanto una Bibbia, quanto un Corano.Ogni singola frase può diventare il fondamento di una scrittura grandiosa. Le scritture sono logiche: devi proporre, difendere, argomentare. Qui non c’è nessuna disputa: solo semplici affermazioni d’amore. In terzo luogo le stesse parole Vigyana Bhairava Tantra significano la tecnica per andare oltre la consapevolezza. Vigyana significa consapevolezza, bhairava significa lo stato oltre la consapevolezza e Tantra significa il metodo, metodo per andare oltre la consapevolezza. Questa è la dottrina suprema, senza alcuna dottrina. Noi siamo inconsapevoli: perciò tutti gli insegnamenti religiosi si preoccupano di come andare oltre lo stato di inconsapevolezza, di come essere consapevoli. Per esempio, Krishnamurti, lo Zen, si occupano di creare più consapevolezza, perché siamo inconsapevoli. Come essere quindi più consapevoli, più vigili? Come muoversi dall’inconsapevolezza alla consapevolezza? Ma il Tantra dice che questa è una dualità: inconscio e conscio. Se ti muovi dall’inconsapevolezza alla consapevolezza ti stai muovendo da un lato della dualità all’altro. Muoviti oltre entrambe! Se non vai oltre entrambe, non potrai mai raggiungere l’Assoluto, perciò non essere né inconsapevole né consapevole, vai semplicemente oltre, semplicemente sii. Non essere né consapevole né inconsapevole: semplicemente sii! Questo è andare oltre lo yoga, oltre lo Zen, oltre tutti gli insegnamenti. Vigyana significa consapevolezza e bhairava è un termine specifico, un termine tantrico per indicare colui che è andato oltre. Per questo Shiva è conosciuto come bhairava e Devi è conosciuta come bhairavi: coloro che sono andati oltre ogni dualità. Nella nostra esperienza solo l’amore può darcene un bagliore fugace. Ecco perché l’amore diventa l’espediente fondamentale per insegnare la saggezza tantrica. Nella nostra esperienza possiamo dire che solo l’amore è qualcosa che va oltre la dualità. Quando due persone si amano, più vanno in profondità, sempre meno sono due e sempre più sono un’unica entità, arrivano a un punto in cui raggiungono un culmine in cui sono due solo in apparenza: all’interno sono una, la dualità è stata trascesa. Solo in questo senso il detto di Gesù: “Dio è amore” diventa significativo, non altrimenti. Nella nostra esperienza l’amore è lo stato più vicino a Dio, Non che Dio ami, come continuano a interpretare i cristiani, che Dio ti ami in modo paterno. Sciocchezze! “Dio è amore” è un’affermazione tantrica: significa che l’amore è l’unica realtà nella nostra esperienza che arrivi vicinissima a Dio, al divino. Come mai? Perché nell’amore si sente l’unione. I corpi rimangono due, ma qualcosa oltre i corpi si fonde e diventa uno. Ecco perché esiste tanta brama per il sesso. Il desiderio reale è per l’unione, ma tale unione non è sessuale. Nel sesso i due corpi provano una sensazione ingannevole di unione, ma non sono una cosa sola: sono solo congiunti. Per un istante i due corpi si dimenticano di se stessi immersi uno nell’altro e provano una particolare unione fisica. Questa brama non è negativa, ma fermarsi a questo è pericoloso. Questa brama mostra il bisogno più profondo di sentire l’unione. Nell’amore, a un livello superiore, l’interiorità si muove, si fonde nell’altro e c’è un sentimento di unione: la dualità si dissolve. Solo in questo amore non duale possiamo avere un bagliore fugace di ciò che è lo stato di un bhairava. Lo stato di un bhairava è amore assoluto, senza ritorno, dalla vetta dell’amore non c’è ricaduta: si rimane sulla cima. Abbiamo posto la dimora di Shiva sul monte Kailasa. Ciò è semplicemente simbolico: è la vetta più sacra e l’abbiamo resa la dimora di Shiva. Possiamo andare lì, ma poi dovremo tornare giù: non può essere la nostra dimora. Possiamo andarci in pellegrinaggio. E’ una tirthayatra: un pellegrinaggio, un viaggio. Per un istante possiamo toccare la vetta più alta, poi dovremo riscendere. Nell’amore questo pellegrinaggio sacro accade, ma non per tutti perché quasi nessuno va oltre il sesso. Così continuiamo a vivere nella valle, nella valle oscura. A volte qualcuno raggiunge la vetta dell’amore, ma poi ricade, perché è così vertiginosa. E’ così alta e voi siete così bassi, ed è così difficile vivere lassù. Coloro che hanno amato sanno quanto difficile sia essere costantemente innamorati: si deve continuare a tornare indietro. E la dimora di Shiva: lui vive là, quella è la sua casa. Un bhairava vive nell’amore, quella è la sua dimora. Ora, lui non è neppure consapevole dell’amore, perché se vivi sul Kailasa non sarai consapevole che questo è il Kailasa, che è una vetta. La vetta diventa una pianura. Shiva non è consapevole dell’amore; noi ne siamo consapevoli perché viviamo nel non-amore e a causa di questo contrasto sentiamo l’amore. Shiva è amore. Lo stato di un bhairava significa che la persona è diventata amore, non amante: è diventata amore, vive sulla vetta. La vetta è diventata la sua dimora. Come rendere accessibile questa vetta altissima? Oltre la dualità, oltre l’incoscienza, oltre la consapevolezza, oltre il corpo e oltre l’anima, oltre il mondo e oltre il cosiddetto moksha, la liberazione, come raggiungere questa vetta? La tecnica è il Tantra. Ma il Tantra è tecnica pura, per cui sarà difficile capire. 

OLTRE LE PAROLE E I SUONI.

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O Devi, immagina le lettere sanscrite, in questo epicentro colmo di nettare; prima come lettere, poi più sottilmente come suoni, quindi ancor più sottilmente come sensazione. Poi, lasciandole in disparte, sii libera."
Le parole sono suoni. I pensieri sono parole con una sequenza logica, ma il suono è il fondamento. Col suono si creano parole, poi con le parole si creano i pensieri, e con i pensieri le religioni e le filosofie e ogni altra cosa. Noi viviamo immersi nelle filosofie di vita: qualcuno è un hindu, qualcuno un mussulmano, qualcuno un cristiano; e le filosofie diventano così importanti che possiamo morire per loro. La parola ha acquistato un'importanza assoluta: è assurdo, ma è storico. È così che ancora ci comportiamo. Questa tecnica invita a operare il processo inverso. Torna ai suoni, quindi, a qualcosa di più essenziale: alla sensazione nascosta da qualche parte in essi. Shiva parlava a Devi, per questo le dice di usare il sanscrito, ma ogni lingua andrà bene: come prima cosa senti dentro di te, nella tua consapevolezza, nell'epicentro della tua consapevolezza, quelle lettere: A, B, C, D... se vuoi provare questo metodo, chiudi gli occhi e osserva semplicemente la tua consapevolezza interiore, colma di lettere. Visualiz­za la tua consapevolezza come fosse una lavagna e le lettere come se le scrivessi su di essa; scrivile con la consapevolezza e osservale. A: osservala in quanto A, mentre la scrivi; poi, pian piano, dimentica la lettera A e ricorda il suono A, il semplice suono, di fatto si tratta di suoni. Quindi passa alla sensazione: quando dici A, cosa senti? Forse non ne sei cosciente, siamo così slegati dal sentire che l'abbiamo semplicemente dimenticato. Sii cosciente di cosa senti! Questa tecnica ti aiuta a tornare al sentire, che non è la mente: per questo ne hai paura. E ricorda: solo quando avrai raggiunto lo strato più profondo di quel sentire, lo potrai abbando­nare. È difficile spiegare come fare a sentire quei suoni, ma lo puoi fare. Allorché avrai raggiunto quel punto, potrai compiere un balzo. Quello è l'ultimo passo. Ora sei ritto di fronte a un abisso, puoi saltare: se salti da lì, salti in te stesso. Quell'abisso sei tu: non in quanto mente, ma in quanto essere; non come passato accumulato, ma come presente, qui-e-ora.Per arrivare al sentire, dovrai lasciarti alle spalle molte cose: parole, suoni, l'intera descrizione della mente... allora sarai libero. Questo non vuol dire che tu debba fare qualcosa per essere libero, l'essere in sé è libero; la mente è schiavitù. Per questo si dice che la mente è il samsara, il mondo. Non partire direttamente con le sensazioni, non ce la farai. Inizia con le parole. E anche con queste non ce la farai se non ti lasci alle spalle le filosofie, i pensieri: se dai significato alle parole, non le potrai mai lasciare. Ricorda: il linguaggio è una creazione umana e ogni significato è arbitrario; se comprendi questo, potrai lasciarti alle spalle le parole facilmente. Solo così potrai praticare questa tecnica.

LA BEATITUDINE SI TROVA NELL'OMBELICO





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Una cosa fondamentale deve essere compresa: sono i centri del cuore e della testa che devono essere sviluppati, non il centro dell’ombelico. Il centro dell’ombelico deve solo essere SCOPERTO : non deve essere sviluppato. Il centro dell’ombelico esiste già. Devi svelarlo o scoprirlo. E’ già lì pienamente sviluppato: non devi svilupparlo. Il centro del cuore e il centro della testa sono degli sviluppi. Non esistono per essere scoperti: devono essere sviluppati. La società, la cultura, l’educazione, i condizionamenti ti aiutano a svilupparli. Ma tu sei nato con un centro dell’ombelico; senza, non puoi esistere. Senza il centro del cuore, senza il centro della testa puoi esistere: non sono necessari; è meglio averli, ma puoi esistere anche senza. Tuttavia senza i centro dell’ombelico non puoi esistere. Non è una necessità: è la tua vita, Perciò ci sono delle tecniche per sviluppare il centro del cuore, per far crescere l’amore, per crescere in sensibilità, per diventare una mente più sensibile. Ci sono metodi e tecniche per diventare più razionali, più logici.
La ragione può essere sviluppata, le emozioni possono essere sviluppate, ma l’esistenza non può essere sviluppata. C’è già; deve solo essere scoperta. In questo sono implicate molte cose. Primo: per te potrebbe essere impossibile avere una mente, una facoltà raziocinante, come Einstein. Tuttavia puoi diventare un Buddha. Einstein è un centro della mente che funziona alla perfezione, ma puoi diventare un Buddha perché la buddhità non deve essere sviluppata in te: c’è già . Ha a che fare con il centro fondamentale, il centro originario, l’ombelico. C’è già! Sei già un Buddha, ma solo inconsapevole. Tu non sei già un Einstein. Dovresti cercare di esserlo, e anche allora non ti sarebbe garantito il successo. Non c’è alcuna garanzia perché, in realtà, sembra impossibile. Perché la testa di Einstein per svilupparsi avrebbe bisogno della stessa crescita, dello stesso ambiente, della stessa educazione che vennero dati a lui. Tutto ciò non può essere ripetuto perché è irripetibile. Perciò è impossibile
Il Buddha non è un individuo, è un fenomeno. Nessun fattore individuale ha senso, il tuo essere è sufficiente per essere un Buddha e le tecniche che riguardano l’ombelico si occupano della scoperta. Perciò ci sono due tipi di persone: i Buddha che sanno di essere dei Buddha e i Buddha che non sanno di essere dei Buddha. Ma tutti sono dei Buddha. Per quanto riguarda l’Esistenza, tutti sono uguali. Il comunismo esiste solo nell’esistenza, in ogni altra cosa è assurdo. Nessuno è uguale, la diversità è fondamentale in ogni cosa, perciò l’unico problema sta nel come essere gettati in quel punto dove sei già un Buddha. La meditazione non ti aiuta a essere un Buddha, ti aiuta solo a diventare consapevole della tua buddhità.
La beatitudine si trova nell’ombelico, da nessun’altra parte.

Osho - Il Libro dei Segreti 


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