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CINQUE TECNICHE DI ATTENZIONE


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SUTRA 5 l’attenzione tra le sopracciglia, lascia che la mente preceda il pensiero. Lascia che la forma si riempia con l’essenza del respiro fino alla sommità della testa e lì piova come luce. 6 Durante l’attività quotidiana, mantieniti attenta tra i due respiri; osservando questa pratica, in pochi giorni, sii nata di nuovo. 7 Con l’intangibile respiro nel centro della fronte, allorché questo raggiungere il cuore, nel momento del sonno, abbi il governo sui sogni e sulla morte stessa. 8 Con somma devozione, centrati sulle due giunture del respiro e conosci colui che conosce. 9 Sdraiati come morta. Infuriata d’ira, resta così. Oppure guarda fisso senza muovere ciglio. O succhia qualcosa e diventa il succhiare. Quando Pitagora, uno dei maggiori filosofi greci, arrivò in Egitto per entrare in una scuola, una scuola esoterica segreta di misticismo, venne rifiutato. E Pitagora era una delle migliori menti mai generate. Non riusciva a capire. Fece domanda diverse volte, ma gli venne detto che, se non fosse passato attraverso un particolare addestramento di digiuno e respirazione, non sarebbe stato ammesso alla scuola. Si dice che Pitagora abbia risposto: “Sono venuto per la conoscenza, non per una sorta di disciplina”. Ma le autorità della scuola dissero: “Non possiamo darti della conoscenza a mento che tu non sia diverso. E, in realtà, non siamo affatto interessati alla conoscenza, siamo interessati all’esperienza reale. Nessuna conoscenza è tale se non è vissuta e sperimentata. Perciò dovrai fare quaranta giorni di digiuno respirando continuamente in un determinato modo, con una particolare consapevolezza su particolari punti”. Non c’era altra via, perciò Pitagora dovette sottoporsi a questo addestramento. Dopo quaranta giorni di digiuno e di respirazione, consapevole, attento, gli fu permesso di entrare nella scuola. Si dice che Pitagora affermò: “Non state ammettendo Pitagora. Sono un uomo diverso, sono rinato. Avevate ragione e io avevo torto, perché prima il mio intero punto di vista era intellettuale. Con questa purificazione il centro del mio essere è cambiato: dall’intelletto è sceso al cuore. Ora posso sentire le cose. Prima di questo addestramento potevo capire solo con l’intelletto, con la testa. Ora posso sentire. Ora la verità non è più un concetto per me, ,ma vita. Non sarà una filosofia, ma piuttosto, un’esperienza, sarà esistenziale”. Qual era l’addestramento cui si sottopose? Questa quinta tecnica è quella che fu data a Pitagora. Venne data in Egitto, di fatto la tecnica è indiana. La quinta tecnica di respirazione: “L’attenzione tra le sopracciglia, lascia che la mente preceda il pensiero. Lascia che la forma si riempia con l’essenza del respiro fino alla sommità della testa e lì piova come luce”. Questa tecnica fu data a Pitagora, che la riportò in Grecia e, così, divenne il principio, lo strumento che diede vita a tutto il misticismo occidentale. Pitagora è dunque il padre di tutto il misticismo occidentale. E’ una tecnica molto profonda. Cerca di capire: “L’attenzione tra le sopracciglia…”. La fisiologia moderna, la ricerca scientifica, afferma che, tra le due sopracciglia, si trova una ghiandola, e che questa è la parte più misteriosa di tutto il corpo: è detta ghiandola pineale, ed è il terzo occhio dei tibetani: shivanetra, l’occhio di Shiva, nel Tantra. Tra i due occhi c’è un terzo occhio, che esiste ma non è attivo. E’ lì: può funzionare in qualsiasi momento, ma non funziona spontaneamente, per aprirlo si deve fare qualcosa. Non è cieco, è semplicemente chiuso. Questa tecnica serve ad aprirlo. “L’attenzione tra le sopracciglia…”. Chiudi gli occhi, poi falli convergere proprio nel mezzo delle sopracciglia, focalizzati esattamente nel mezzo degli occhi chiusi, come se guardassi esattamente nel mezzo, con entrambi. Dagli totale attenzione. Questo è uno dei metodi più semplici per essere attenti. Non puoi prestare attenzione a nessun’altra parte del corpo così facilmente: questa ghiandola assorbe l’attenzione con estrema facilità. Se le dai tutta la tua attenzione, gli occhi verranno ipnotizzati dal terzo occhio. Si fissano, non si possono muovere. Se cerchi di essere attento a qualsiasi altra parte del corpo, è difficile. Questo terzo occhio è un magnete naturale, attiva l’attenzione, la forza. Ecco perché in tutto il mondo questo è uno dei metodi più usati. E’ il più semplice per addestrare l’attenzione: non sei solo tu che cerchi di essere attento, la ghiandola stessa ti aiuta, è magnetica, la tua attenzione viene spinta con forza verso di essa: viene assorbita. Nelle antiche scritture tantriche si dice che l’attenzione è cibo per il terzo occhio. E’ affamato, è stato affamato per vite e vite. Se gli presti attenzione, prende vita. Diventa vivo! Gli viene dato nutrimento. E quando sai che l’attenzione è cibo, quando senti che la tua attenzione viene attirata magneticamente, è attratta, trascinata dalla ghiandola stessa, l’attenzione non sarà più una cosa difficile. Occorre solo conoscere il punto giusto; per trovarlo, devi lasciare che gli occhi chiusi si muovano esattamente nel mezzo, tra le due sopracciglia, finché non percepisci quel punto magnetico: allora, immediatamente gli occhi si fisseranno; quando sarà difficile muoverli, saprai di aver colto il punto giusto. “L’attenzione tra le sopracciglia, lascia che la mente preceda il pensiero…”. L’attenzione che ne seguirà ti farà sperimentare per la prima volta uno strano fenomeno: percepirai i pensieri correre di fronte a te; diventerai un testimone. Sarà come essere di fronte a uno schermo cinematografico: i pensieri scorrono e tu sei un testimone. Quando la tua attenzione è focalizzata nel centro del terzo occhio, diventi immediatamente il testimone dei tuoi pensieri. Generalmente non è così: ti identifichi sempre con i tuoi pensieri. Se c’è rabbia, diventi rabbia. Se un pensiero ti tocca, non sei testimone: diventate tutt’uno, ti identifichi con il pensiero, e ti muovi con esso. Diventi il pensiero, ne assumi la forma. Quando c’è sesso, diventi sesso; quando c’è rabbia, diventi rabbia; quando c’è avidità, diventi avidità. Ti identifichi sempre con ogni pensiero che ti tocca. Non mantieni mai alcuna distanza tra te e il pensiero. Ma focalizzati sul terzo occhio, e all’improvviso diventerai un testimone. Tramite il terzo occhio puoi vedere i pensieri correre come nuvole nel cielo o come persone che si muovono per la strada. Sei seduto alla finestra e guardi il cielo o le persone per la strada: non ti identifichi. Sei in disparte, un osservatore sulla collina – diverso. Ora, se c’è rabbia, puoi vederla come un oggetto. Ora non senti più che tu sei arrabbiato. Senti di essere circondato dalla rabbia – una nube di rabbia è sorta intorno a te – ma tu non sei la rabbia, e se non lo sei, la rabbia diventa impotente. Non può influenzarti; non ne vieni intaccato. La rabbia verrà e se ne andrà, e tu rimarrai centrato in te stesso. Questa quinta tecnica serve a trovare il testimone. “L’attenzione tra le sopracciglia, lascia che la mente preceda il pensiero.” Ora osserva i tuoi pensieri incontrali. “Lascia che la forma si riempia con l’essenza del respiro fino alla sommità della testa e lì piova come luce.” Quando l’attenzione è focalizzata al centro del terzo occhio, tra le sopracciglia, accadono due cose: la prima è che all’improvviso diventi un testimone. Può accadere in due modi: puoi diventare un testimone e sarai centrato nel terzo occhio. Cerca di essere un testimone. Qualsiasi cosa accada, cerca di essere un testimone. Sei ammalato, il corpo soffre e provi dolore, sei infelice e sofferente, qualsiasi cosa: sii testimone. Qualunque cosa accada, non identificarti con essa. Sii testimone, un osservatore. Se ci riesci, sarai focalizzato nel terzo occhio. Oppure anche l’opposto è possibile: se sei focalizzato nel terzo occhio, diventerai un testimone. Questi due aspetti sono parte di un unico elemento. Perciò, prima cosa: essendo centrati nel terzo occhio accadrà il sorgere del Sé testimone, potrai incontrare i tuoi pensieri. Questa sarà la prima cosa. E la seconda cosa sarà che potrai sentire la vibrazione sottile e delicata del respiro, potrai percepire la forma del respiro, l’essenza stessa del respiro. Dapprima cerca di capire che cosa si intende con “la forma”, con “l’essenza del respiro”. Mentre respiri, non respiri solo aria. La scienza dice che respiri solo aria – solo ossigeno, idrogeno e altri gas nella loro forma combinata di aria. Dice che respiri aria! Ma il Tantra afferma che l’aria è solo un veicolo, non la cosa reale: di fatto tu respiri prana, vitalità. L’aria è solo il mezzo; il prana è il contenuto. Tu respiri prana, non solo aria. La scienza moderna non è ancora riuscita a scoprire se esista qualcosa di simile al prana, ma alcuni ricercatori hanno sentito qualcosa di misterioso. Il respiro non è solo aria. Ciò è stato sentito anche da molti ricercatori moderni. Un nome in particolare deve essere menzionato: Wilhelm Reich, uno psicologo tedesco che chiamò il prana “energia organica”. Egli dice che mentre stai respirando, l’aria è solo il contenitore ed esiste un misterioso contenuto che può essere chiamato orgone, prana o élan vital. Ma è molto sottile, in realtà non è materiale. L’aria è la cosa materiale – il contenitore è materiale – ma qualcosa di sottile, di non materiale, si muove attraverso di essa. I suoi effetti possono essere percepiti. Quando sei con una persona molto vitale, sentirai sorgere in te una certa vitalità. Se sei con una persona molto malata, ti sentirai succhiato, come se ti venisse sottratto qualcosa. Perché ti senti così stanco quando vai all’ospedale? Vieni succhiato da ogni parte. L’intera atmosfera dell’ospedale è malata, lì tutti hanno bisogno di più élan vital, di più prana. Perciò se ti trovi lì, all’improvviso il tuo prana comincia a fluire fuori di te. Perché a volte quando sei in mezzo a una folla ti senti soffocare? Perché il tuo prana viene succhiato. Quando sei solo sotto il cielo mattutino, sotto gli alberi, all’improvviso senti in te una vitalità: il prana. Ogni persona ha bisogno di un certo spazio. Se quello spazio non ti viene dato, il tuo prana viene succhiato. Wilhelm Reich fece molti esperimenti, ma si pensò che fosse pazzo. La scienza ha le sue superstizioni ed una cosa molto ortodossa. La scienza non può ancora ammettere che esista qualcosa oltre l’aria, ma l’India lo ha sperimentato per secoli. Avrete sentito o avrete persino visto qualcuno andare in samadhi immergersi nella consapevolezza cosmica, scendere in samadhi sotterraneo, per giorni interi, senza che alcuna aria penetrasse. In Egitto, nel 1880, un uomo entrò in un simile samadhi sotterraneo per quarant’anni. Tutti coloro che lo avevano seppellito morirono, perché doveva uscire dal suo samadhi nel 1920, quarant’anni dopo. In quell’anno nessuno credeva di trovarlo vivo, ma fu trovato vivo. In seguito visse altri dieci anni. Era diventato completamente pallido, ma era vivo, e non esisteva nessuna possibilità che l’aria penetrasse nel luogo in cui si trova. Gli venne chiesto da dottori e da altri: “Qual è il segreto?”. Lui rispose: “Non lo sappiamo. Sappiamo solo questo, che il prana può entrare e fluire ovunque”. L’aria non può penetrare, ma il prana può penetrare. Una volta che sai di poter assorbire il prana direttamente,senza il contenitore, puoi entrare in samadhi anche per secoli. Se ti focalizzi nel terzo occhio, all’improvviso potrai vedere l’essenza stessa del respiro – non il respiro,ma l’essenza stessa del respiro, il prana, allora sarai vicino al punto da cui avviene il salto, la trascendenza. Il sutra dice: “Lascia che la forma si riempia con l’essenza del respiro fino alla sommità della testa… “. E quando arriverai a sentire l’essenza del respiro, il prana, immagina semplicemente che la tua testa sia ricolma di quell’essenza. Immagina solamente. Non occorre alcuno sforzo. Ti spiegherò come funziona l’immaginazione. Quando sei focalizzato al centro del terzo occhio, immagina, e la cosa accade – proprio lì per lì. Ora la tua immaginazione è solo impotente: continui a immaginare e non accade nulla. Ma a volte,senza saperlo, anche nella vita comune, si verificano degli eventi: stavi immaginando qualcosa a proposito di un tuo amico e all’improvviso qualcuno bussa alla porta. Dici che è una coincidenza che l’amico sia arrivato. A volte l’immaginazione funziona proprio come coincidenza; ma ora cerca di ricordare ogni volta in cui accade che senti la tua immaginazione diventare realtà, e analizza l’intera situazione; ritirati nell’interiorità e osserva. In un certo momento la tua attenzione deve essere stata vicina al terzo occhio. Ogni volta che si verifica questa coincidenza, non è una coincidenza: sembra tale perché non conosci la scienza segreta. Senza saperlo, la tua mente si deve essere spostata vicino al centro del terzo occhio. Se la tua attenzione si trova nel terzo occhio, la semplice immaginazione è sufficiente per creare qualsiasi fenomeno. Questo sutra dice: quando sei focalizzato tra le sopracciglia e puoi sentire l’essenza stessa del respiro, “lascia che la forma si riempia”. Ora immagina che questa essenza stia colmando tutta la tua testa, in particolare la sommità del capo, il shasrara, il centro energetico più alto, e non appena te lo immaginerai si riempirà. “Lì” – alla sommità della testa – piove come luce”. Il prana piove dalla sommità della tua testa come luce. E “accadrà” che piova luce: quella pioggia di luce ti rinfrescherà, ti farà sentire completamente rinato, rinnovato. Questo è il significato della rinascita interiore. Perciò due cose: primo, focalizza nel terzo occhio, l’immaginazione diventa potente, efficace. Ecco perché si è insistito così tanto sulla purezza: prima di praticare queste tecniche, sii puro. Per il Tantra la purezza non è un concetto morale, la purezza è importante, perché se sei focalizzato nel terzo occhio e la tua mente è impura, la tua immaginazione può diventare pericolosa: pericolosa per te e per gli altri. Se pensi di uccidere qualcuno, se questa idea è nella mente, il solo immaginarlo può uccidere un uomo. Ecco perché si insiste così tanto sull’essere puri. A Pitagora fu detto di sottoporsi a un digiuno, a una particolare respirazione – questa respirazione – perché qui si viaggia su un terreno molto pericoloso. Perché ovunque esiste potere esiste pericolo, e se la mente è impura, non appena avrai potere i tuoi pensieri impuri se ne impadroniranno immediatamente. Hai immaginato molte volte di uccidere, ma l’immaginazione non può funzionare, per fortuna. Se funzionasse, se si attuasse immediatamente, diventerebbe pericolosa – non solo per gli altri, ma anche per te, perché hai pensato moltissime volte di suicidarti. Se la mente è focalizzata nel terzo occhio, il solo pensiero del suicidio diventerebbe un suicidio. Non avresti tempo per cambiare, accadrebbe immediatamente. Forse avrai osservato qualcuno mentre veniva ipnotizzato. Quando qualcuno è ipnotizzato, l’ipnotizzatore può dire qualsiasi cosa e immediatamente la persona ipnotizzata la esegue. Per quando assurdo, irrazionale o persino impossibile possa essere l’ordine, la persona ipnotizzata lo esegue. Che cosa succede? Questa quinta tecnica è alla base di ogni ipnosi. Quando qualcuno viene ipnotizzato, gli viene detto di concentrare lo sguardo su un punto particolare: una luce, un punto sulla parete, o qualunque altro oggetto, oppure gli occhi dell’ipnotizzatore. Quando focalizzi lo sguardo su un punto particolare, in tre minuti la tua attenzione interiore comincia a fluire verso il terzo occhio e, non appena accade questo, il tuo volto comincia a cambiare. E l’ipnotizzatore sa quando il tuo volto comincia a cambiare. Improvvisamente il tuo viso perde ogni vitalità, diventa morto, come se fosse profondamente addormentato. L’ipnotizzatore sa subito quando il tuo volto ha perso il suo splendore, la sua vitalità. Significa che l’attenzione è risucchiata dal centro del terzo occhio. Il tuo viso è diventato morto; tutta l’energia si dirige verso il centro del terzo occhio. Ora l’ipnotizzatore sa che ogni cosa detta si realizzerà immediatamente. Se dicesse: “Ora ti stai addormentando profondamente”, tu ti addormenteresti immediatamente. Se dicesse: “Ora stai diventando incosciente”, tu diventeresti incosciente immediatamente. In questo stato si può fare qualsiasi cosa. Se dicesse: “Ora sei Napoleone”, lo diventeresti. Cominceresti a comportarti come un Napoleone, a parlare come un Napoleone. Il tuo modo di muoverti cambierebbe, il tuo inconscio recepirebbe l’ordine e lo eseguirebbe. Se soffri di una malattia, si può ordinare che la malattia sparisca, e scomparirebbe. Oppure si potrebbe creare una nuova malattia. Mettendoti in mano un comune sasso preso dalla strada, l’ipnotizzatore può dire: “Questo nella tua mano è fuoco”, e tu sentiresti un calore intenso; ti scotteresti la mano, non solo nella mente, ma di fatto. La tua pelle si brucerebbe veramente e proveresti una sensazione di bruciore. Che cosa succede? Non c’è alcun fuoco. C’è solo un comunissimo sasso, freddo. Come è possibile? Come avviene questa scottatura? Sei focalizzato nel centro del terzo occhio, la tua immaginazione riceve suggestioni dall’ipnotizzatore ed esse diventano realtà. Se l’ipnotizzatore dicesse: “Ora sei morto”, moriresti immediatamente. Il tuo cuore si fermerebbe. Accadrebbe che si fermi. Questo accade a causa del terzo occhio. Nel terzo occhio immaginazione e attuazione non sono due cose distinte: l’immaginazione è il fatto. Immagina, ed è così. Non c’è frattura tra il sogno e la realtà. Non c’è alcuna frattura tra il sogno e la realtà! Sogna, e diventerà reale. Ecco perché Shankara ha detto che tutto questo mondo non è altro che il sogno del divino… il sogno del divino! E’ così perché il divino è centrato nel terzo occhio – sempre, eternamente – perciò tutto quello che il divino sogna diventerà reale. Se anche tu sei centrato nel terzo occhio, tutto quello che sognerai diverrà realtà. Sariputta andò dal Buddha. Meditò profondamente e gli cominciarono ad accadere molte cose, molte visioni, come capita a chiunque entri in meditazione profonda. Cominciò a vedere paradisi, inferni, angeli, dei, demoni. Ed erano veri, così reali che corse dal Buddha per raccontargli che aveva avuto questa e quest’altra visione. Ma il Buddha disse: “Non è nulla – solo sogni. Solo sogni!”. Ma Sariputta replicò: “Sono così reali. Come posso dire che sono sogni? Quando nella mia visione vedo un fiore, è più reale di qualsiasi fiore del mondo. C’è la fragranza: posso toccarlo. Quando vedo te, non ti vedo così reale. Quel fiore è più reale del tuo essere qui, proprio di fronte a me, quindi come posso distinguere ciò che è reale da ciò che è sogno?”.Il Buddha rispose: “Ora che sei centrato nel terzo occhio, sogno e realtà sono una cosa sola. Tutto ciò che sogni sarà reale, e anche viceversa”. Per chi è centrato nel terzo occhio, i sogni diventeranno reali e l’intera realtà diventerà semplicemente un sogno, perché quando il tuo sogno può diventare reale sai che non esiste una differenza fondamentale tra sogno e realtà. Perciò quando Shankara dice che questo intero mondo è solo maya, un sogno del divino, non è una proporzione teoretica, non è un’affermazione filosofica, è piuttosto l’esperienza interiore di colui che è focalizzato nel terzo occhio. Quando sei focalizzato nel terzo occhio, immagina semplicemente che l’essenza del prana stia piovendo dalla sommità della testa, proprio come se fossi seduto sotto un albero e stessero piovendo fiori, oppure come se fossi sotto il cielo e improvvisamente da una nuvola cominciasse a piovere, o di mattina fossi semplicemente seduto e il sole sorgesse e i raggi cominciassero a riversarsi su di te. E’ sufficiente immaginare, e immediatamente quella pioggia accade: una pioggia di luce che cade sulla sommità della tua testa. Questa pioggia ti ri-creerà, ti farà rinascere. Tu sei rinato. La sesta tecnica di respirazione: “Durante l’attività quotidiana, mantieniti attento tra i due respiri, e così praticando, in un paio di giorni sii nato di nuovo”. “Durante l’attività quotidiana, mantieniti attento tra i due respiri…”. Dimentica i respiri. Mantieniti attento nel mezzo. Un respiro è inspirato: prima che venga esalato, c’è la pausa. Un respiro è esalato: prima che venga inspirato,di nuovo, ecco l’intervallo. “Durante l’attività quotidiana, mantieniti attento tra i due respiri, e così praticando, in un paio di giorni sii nato di nuovo.” Questa tecnica deve essere praticata con assiduità, con continuità, per questo viene specificato: “Durante l’attività quotidiana…”. Qualsiasi cosa tu stia facendo, conserva la tua attenzione nell’intervallo tra i due respiri. Ma ciò deve essere praticato durante l’attività. Abbiamo già discusso una tecnica che è proprio simile. Ora c’è solo questa differenza: deve essere praticata durante l’attività quotidiana. Non praticarla in isolamento. Questa pratica deve essere eseguita mentre stai facendo altre cose. Stai mangiando: continua a mangiare e sii attento all’intervallo. Stai camminando: continua a camminare e sii attento all’intervallo. Stai andando a dormire sdraiati, lascia che il sonno venga, ma continua a essere attento all’intervallo. Perché durante attività? Perché l’attività distrae la mente, attira ripetutamente la tua attenzione. Non lasciarti distrarre: mantieniti focalizzato su quell’intervallo, e non interrompere l’attività, lascia che continui. Avrai due strati di esistenza: il fare e l’essere. In tutti noi esistono due livelli di esistenza: il mondo del fare e il mondo dell’essere, la circonferenza e il centro. Continua a lavorare alla periferia, sulla circonferenza, ma non fermarti lì. Conserva l’attenzione anche sul centro. Che cosa accadrà? La tua attività diventerà una semplice recita, come se recitassi una parte in una commedia. Stai recitando un ruolo, in un dramma, per esempio: sei diventato Rama o Cristo Continui a recitare come se fossi Rama o Cristo e tuttavia rimani te stesso. Al centro sai chi sei, alla periferia continui a recitare come se fossi Rama, Cristo o chiunque altro. Sai di non essere Rama: stai recitando. Sai chi sei. La tua attenzione è centrata in te; la tua attività continua sulla circonferenza. Se questo metodo viene praticato, la tua vita intera diventerà un lungo dramma. Sarai un attore che recita ruoli, ma che è costantemente centrato nell’intervallo. Se dimentichi l’intervallo, non reciti più dei ruoli: diventi il ruolo. Allora non è un dramma. Lo scambi per la vita. Ed è ciò che noi tutti abbiamo fatto: tutti noi pensiamo di vivere la vita; non è così: si tratta solo di ruoli, di una parte che ci è stata data dalla società, dalle circostanze, dalla cultura, dalla tradizione, dal paese, dalla situazione. Ti è stato assegnato semplicemente un ruolo, e tu lo stai interpretando, ma ti ci sei identificato. Questa tecnica serve per spezzare questa identificazione. Krishna ha molti nomi. Krishna è uno dei più grandi attori; è costantemente centrato in se stesso e recita: gioca molte parti, interpreta molti drammi, ma non è per nulla serio. La serietà proviene dall’identificazione. Se diventi realmente Rama nel dramma, è inevitabile che sorgano problemi. Quei problemi deriveranno dalla tua serietà. Quando Sita viene rapita, tu potresti avere un attacco cardiaco e l’intera rappresentazione dovrebbe venire interrotta. Se diventi veramente Rama, un attacco cardiaco è sicuro… persino un collasso cardiaco. Ma tu sei solo un attore. Sita è stata rapita, ma nulla è rapito. Tornerai a casa e dormirai tranquillamente. Neppure in sogno sentirai che Sita è stata rapita. Quando Sita venne rapita realmente, Rama piangeva, implorando e chiedendo agli alberi: “Dov’è andata la mia Sita? Chi l’ha presa?”. Ma questo è il punto da capire: se Rama sta piangendo e sta chiedendo agli alberi realmente, si è identificato. Non è più Rama, non è più una persona divina. Questo è il punto da ricordare: per Rama anche la sua vita reale era solo un ruolo. Avrai visto altri attori recitare Rama, ma Rama stesso stava solo recitando una parte – su di un palcoscenico più grande, è ovvio. A questo proposito l’India ha una storia bellissima. Credo che sia una storia unica. Una storia simile non esiste in nessun’altra parte del mondo. Si dice che Valmiki abbia scritto il Ramayana prima che Rama nascesse, e che quindi Rama abbia dovuto rispettarlo. Per cui, in realtà, il primo atto di Rama era anch’esso solo parte di un dramma. La storia fu scritta prima che Rama nascesse e quindi Rama dovette seguirla, che altro poteva fare? Quando un uomo come Valmiki scrive la storia, Rama deve seguirla. Perciò ogni cosa era in un certo senso stabilita. Sita doveva essere rapita e la guerra doveva essere combattuta. Se riesci a comprendere questo, allora puoi capire la teoria del destino, bhagya, il fato. Ha un significato molto profondo: se accetti che ogni cosa sia prestabilita, la tua vita diventerà un dramma. Se stai recitando il ruolo di Rama in quella rappresentazione, non puoi cambiarlo. Ogni cosa è prestabilita, perfino il tuo dialogo. Se dici qualcosa a Sita, stai solo ripetendo qualcosa di prestabilito e non puoi cambiarlo se la vita è considerata come prefissata. Per esempio, morirai in un determinato giorno, è prestabilito. Quando sarai sul punto di morte piangerai, ma è prestabilito, e questa e quella persona saranno attorno a te: è prestabilito. Se ogni cosa è prestabilita, tutto diventa una rappresentazione. Se ogni cosa è prestabilita significa che devi soltanto recitarla. Non ti è richiesto di viverla, ma solo di recitarla. Questa tecnica, la sesta, serve solo a fare di te uno psicodramma, una semplice rappresentazione. Sei centrato nella pausa tra i due respiri e la tua vita continua, alla periferia. Se la tua attenzione è al centro, non è realmente alla periferia: quella è solamente la “sub-attenzione”; le cose accadono da qualche parte solo vicino alla tua attenzione, puoi sentirle, puoi conoscerle, ma non sono importanti. E’ come se non stessero accadendo a te. Ripeto: se pratichi questa sesta tecnica, ti sembrerà che tutta la tua vita accada a qualcun altro, non a te. La settima tecnica di respirazione: “Con l’intangibile respiro nel centro della fronte, allorché questo raggiunge il cuore, nel momento del sonno, abbi il governo sui sogni e sulla morte stessa”. Stai entrando in strati sempre più profondi. “Con l’intangibile respiro nel centro della fronte…”. Se hai conosciuto il terzo occhio, conoscerai il respiro intangibile, l’invisibile prana, nel centro della fronte, e conoscerai la pioggia che l’energia, la luce, riversa su di te. “Allorché questo raggiunge il cuore…”. Quando la pioggia raggiungerà il tuo cuore, “nel momento del sonno, abbi il governo sui sogni e sulla morte stessa”. Dividi questa tecnica in tre parti. Prima devi essere in grado di percepire il prana nel respiro, la parte intangibile, la parte invisibile, la sua parte immateriale. Avviene se la tua attenzione è focalizzata tra le due sopracciglia, avviene facilmente. Avviene anche se sei attento nell’intervallo, ma un po’ meno facilmente. Se sei consapevole del centro all’altezza del tuo ombelico dove il respiro viene, tocca ed esce, anche così avviene, ma con minore facilità. Il punto più facile in cui conoscere la parte invisibile del respiro è essere centrati nel terzo occhio. Ma in qualsiasi punto sei centrato, avviene. Quindi inizia a percepire il prana che fluisce dentro di te. Se riesci a farlo, potrai sapere quando morirai: sei mesi prima del giorno della tua morte inizi a saperlo, se riesci a percepire la parte invisibile del respiro. Perché tanti santi predicano il giorno della propria morte? E’ facile perché, se riesci a vedere il contenuto del respiro, il prana che fluisce in te, puoi sentire il momento in cui il processo si inverte. Prima che tu muoia, sei mesi prima, il processo si inverte: il prana comincia a fluire fuori da te, il respiro non lo porta più all’interno, anzi al contrario, lo porta all’esterno, quello stesso respiro. Tu non puoi sentirlo perché non conosci la parte invisibile; conosci solo il visibile, il veicolo; il veicolo sarà lo stesso. Ora il respiro porta il prana all’interno, depositandolo lì, poi torna indietro vuoto, poi è di nuovo riempito di prana e rientra. Perciò ricorda: il respiro che entra e quello che esce non sono la stessa cosa. Il respiro che entra e il respiro che esce sono la stessa cosa in quando veicoli, ma l’inspirazione è colma di prana e l’espirazione ne è vuota. Hai succhiato il prana e il respiro si è svuotato. Quando ti avvicini alla morte accade l’opposto. Il respiro che entra arriva senza prana, vuoto, poiché il tuo corpo non può succhiare il prana dal cosmo; morirai, non ne hai più bisogno. L’intero processo si è invertito, e quando il respiro esce, trasporta all’esterno il tuo prana. Chi è capace di vedere l’invisibile può conoscere immediatamente il giorno della sua morte. Sei mesi prima il processo si inverte. Questo sutra è molto significativo: “Con l’intangibile respiro nel centro della fronte, allorché questo raggiunge il cuore, nel momento del sonno, abbi il governo sui sogni e sulla morte stessa”. Questa tecnica deve essere praticata quando stai per addormentarti, solo allora, in nessun altro momento. E’ questo il momento giusto per praticarla. Ti stai addormentando. A poco a poco, il sonno ti sta cogliendo: tra pochi istanti la tua coscienza si dissolverà, non sarai più consapevole. Prima che quel momento giunga, diventa consapevole: consapevole del respiro e della sua parte invisibile, il prana, e percepiscilo come discendente al cuore. Continua a sentire che sta arrivando al cuore: il prana entra dal tuo cuore nel corpo. Continua a sentire che il prana sta arrivando al cuore, e lascia che il sonno sopraggiunga mentre continui a sentirlo. Continua a sentirlo e lascia che il sonno sopraggiunga e ti sommerga. Se questo accade – se senti arrivare il respiro invisibile nel cuore e il sonno ti sorprende – sarai consapevole dei sogni. Saprai che stai sognando. Di solito non lo sappiamo: mentre sogni pensi che quella sia la realtà. Anche questo accade a causa del terzo occhio. Hai mai visto qualcuno addormentato? I suoi occhi si muovono verso l’alto e convergono nel terzo occhio. Se non lo hai visto, allora osservalo. Il tuo bambino dorme: aprigli gli occhi e guarda dove sono. Le sue pupille sono andate in alto e convergono nel terzo occhio. Dico di guardare i bambini; non guardare gli adulti: non sono attendibili perché il loro sonno non è profondo, staranno solo pensando di essere addormentati. Guarda i bambini: i loro occhi si muovono verso l’alto, convergono nel terzo occhio. A causa di questa focalizzazione nel terzo occhio, consideri i tuoi sogni come reali, non riesci a sentire che sono sogni, solo al mattino te ne rendi conto, sai che stavi sognando. Ma questa è una percezione successiva, retrospettiva: durante il sogno non puoi renderti conto che stai sognando. Se te ne rendi conto, ci sono due strati: il sogno c’è, ma sei sveglio, sei consapevole. Per una persona che diventa consapevole nei sogni, questo sutra è meraviglioso. Esso dice: Abbi il governo sui sogni e sulla morte stessa”. Diventando consapevole del sogno, potrai fare due cose. Prima di tutto, potrai creare dei sogni. Normalmente non riesci a farlo. Quanto impotente è l’uomo! Non puoi neppure creare dei sogni. Se vuoi sognare una determinata cosa, non puoi; non è nelle tue mani. Quanto impotente è l’uomo! Neppure i sogni riesce a creare. Sei solo una vittima dei sogni, non il loro creatore. Il sogno ti capita e non puoi fare nulla. Non puoi né fermarlo né crearlo. Ma se ti addormenti ricordando che il cuore è colmo di prana, se il prana ti tocca continuamente con ogni tuo respiro, diventerai il padrone dei tuoi sogni, e si tratta di una rara padronanza: potrai sognare qualsiasi cosa più ti piaccia. Mentre ti stai addormentando semplicemente annotati che: “Voglio sognare questo sogno” e quel sogno verrà a te. Mentre ti stai addormentando, dì solo: “Non voglio sognare quel sogno”, e quel sogno non potrà entrare nella tua mente. Ma che utilità ha diventare padroni della propria attività onirica? Non è forse inutile? No, non è inutile. Sembrerà assurdo, ma una volta che diventerai padrone dei tuoi sogni, non sognerai più, smetterai di sognare, non ne avrai più bisogno. E, a quel punto, il tuo sonno acquisterà una qualità completamente diversa, la stessa della morte. La morte è un sonno profondo. Se il tuo sonno può diventare profondo come la morte, questo significa che non ci sarà più alcuna attività onirica. Il sogno ti mantiene alla superficie del sonno e, a causa sua, ti muovi alla superficie. Siccome ti aggrappi ai sogni, ti muovi alla superficie. Quando non ci sarà più alcuna attività onirica, cadrai nelle profondità di quel mare. La morte è la stessa cosa. Ecco perché l’India ha sempre detto che il sonno è una morte di breve durata e la morte è un lungo sonno: qualitativamente sono la stessa cosa. Il sonno è una morte da un giorno all’altro. La morte è un fenomeno che di verifica da una vita all’altra, un sonno da una vita all’altra. Ogni giorno sei stanco: ti addormenti e al mattino recuperi la tua vitalità, la tua energia. Sei rinato. Dopo una vita di settanta o ottant’anni, sei completamente esausto; adesso una piccola morte non serve più: hai bisogno di una grande morte. Dopo quella grande morte o grande sonno, rinascerai con un corpo completamente nuovo. Allorché riesci a conoscere il sonno senza sogni, e a essere consapevole in esso, non avrai più paura della morte. Nessuno è mai morto, nessuno può morire: questa è l’unica cosa impossibile. Proprio ieri dicevo che la morte è l’unica certezza, e ora dico che la morte è impossibile. Nessuno è mai morto, nessuno può morire: questa è l’unica cosa impossibile, perché l’universo è vita. Noi continuiamo a rinascere, ma quel sonno è così profondo che si dimentica la vecchia identità. La tua mente viene completamente ripulita da ogni vecchio ricordo. Concepiscilo in questo modo. Oggi ti addormenti: è proprio come se ci fosse un meccanismo – e presto lo avremo – simile a quello che può cancellare un nastro su un registratore, che può ripulire un nastro in modo tale che sparisca ciò che vi è registrato. La stessa cosa è possibile con la memoria perché, in realtà, la memoria è solo una profonda registrazione. Presto o tardi scopriremo un meccanismo che può essere messo sulla testa e ripulire completamente la mente. Alla mattina non sarà più la stessa persona perché non sarai in grado di ricordare chi si è addormentato. Allora il tuo sonno apparirà come una morte. Ci sarà discontinuità. Non riuscirai a ricordare che si è addormentato. Questo accade naturalmente. Quando muori e quando rinasci, non puoi ricordare chi è morto. Ricominci da capo. Con questa tecnica, prima diventerai padrone dei tuoi sogni, vale a dire, smetterai di sognare. Oppure, se vuoi sognare, sarai in grado di farlo, ma l’attività onirica diventerà volontaria. Non sarà involontaria, non ne sarai costretto, non ne sarai vittima: la qualità del tuo sonno sarà proprio come quella della morte. Allora saprai che la morte è un sonno. Ecco perché questo sutra dice: Abbi il governo sui sogni e sulla morte stessa”. Ora saprai che la morte è solo un lungo sonno – e utile e bello perché ti dà nuova vita; ti dà tutto nuovo. La morte cessa di esistere… con la cessazione dell’attività onirica,la morte cessa di esistere. Avere potere sulla morte, una direzione sulla morte, significa anche un’altra cosa: se puoi arrivare a sentire che la morte è solo un sonno, potrai governarla; se riesci a governare i tuoi sogni, potrai governare anche la tua morte. Potrai quindi scegliere dove rinascere, in quale famiglia, quando, in quale forma: diventerai dunque padrone anche della tua nascita. Il Buddha morì… Non mi riferisco alla sua ultima vita, ma alla penultima, prima che diventasse il Buddha. Prima di morire disse: “Nascerò da questi genitori. Questa sarà mia madre, questo sarà mio padre, ma mia madre morirà immediatamente… prima che io nasca, mia madre farà determinati sogni”. Non solo hai il potere sui tuoi sogni, ma anche su quelli degli altri. Perciò il Buddha, come esempio, disse che “Si verificheranno determinati sogni. Quando sarò nel suo ventre, mia madre farà determinati sogni. Perciò allorché una donna farà questi sogni in questo ordine, sappiate che io nascerò da lei”. E così avvenne. La madre di Buddha sognò quella stessa sequenza. La sequenza era nota in tutta l’India, perché non si trattava di un’affermazione ordinaria. La conoscevano tutti, in particolare coloro che erano interessati alla religione, alle cose più profonde e ai modi di vivere esoterici. Era conosciuta, perciò i sogni furono interpretati. Freud non fu il primo interprete e, naturalmente, non il più profondo. Fu il primo solo in Occidente. Perciò il padre di Buddha chiamò immediatamente gli oniromanti, i Freud e gli Jung di quei tempi, e chiese: “Che cosa significa questa sequenza? Ho paura. Questi sogni sono rari e continuano a ripetersi nello stesso ordine. Ci sono uno, due, tre, quattro, cinque, sei sogni che si ripetono continuamente. Sono sempre gli stessi, come se si continuasse a rivedere la stessa scena sempre daccapo. Che cosa sta accadendo?”. E loro risposero: “Sarai padre di una grande anima, di uno che diventerà un Buddha. Ma tua moglie sarà in pericolo, perché allorché questo Buddha nasce è difficile che la madre sopravviva”. Il padre domandò: “Perché?”. Gli interpreti risposero: “Non possiamo dire il perché, ma quest’anima che sta per nascere ha dichiarato che, quando fosse rinata, la madre sarebbe morta immediatamente”. Più tardi fu chiesto al Buddha: “Perché tua madre morì immediatamente?. Lui rispose: “Dare alla luce un Buddha è un evento così grande che in seguito ogni altra cosa diventa futile. Perciò la madre non può continuare a esistere. Dovrà rinascere di nuovo per cominciare daccapo. Dare alla luce un Buddha è un tale apice, è un culmine tale che la madre non può continuare la sua esistenza dopo averlo fatto”. Perciò la madre morì. E il Buddha aveva detto nella sua vita precedente che sarebbe nato mentre sua madre sarebbe stata in piedi sotto una palma. E così avvenne: la madre era in piedi sotto una palma, in piedi mentre il Buddha nasceva. E lui aveva detto: “Nascerò mentre mia madre è in piedi sotto una palma e farò sette passi. Camminerò immediatamente. Questi sono i segni che vi do affinché sappiate che un Buddha è nato”. E diresse ogni cosa. E non fu così solo per il Buddha. Fu così per Gesù, fu così per Mahavira, fu così per molti altri. Nella sua vita precedente, ogni tirthankara giainista ha predetto come sarebbe nato, e ciascuno di loro ha tramandato particolari sequenze di sogni indicando i simboli, e come si sarebbe svolta ogni cosa. Puoi governare. Una volta che riesci a controllare i tuoi sogni puoi dirigere ogni cosa, perché il sonno è la sostanza stessa di questo mondo. Questa vita è fatta della stessa sostanza dei sogni. Una volta che riesci a dirigere i tuoi sogni, puoi dirigere ogni cosa. Questo sutra dice: “Sulla morte stessa”. Perciò ci si può dare una determinata nascita, una determinata vita. Ora siamo solo delle vittime: non sappiamo perché siamo nati, perché moriamo. Chi ci dirige, e perché? Non sembra esserci una ragione: tutto sembra un caos, puro accidente. E’ così perché non siamo padroni, allorché lo si diventa non è più così. L’ottava tecnica di respirazione: “Con somma devozione, concentrati sulle due giunture del respiro e conosci colui che conosce”. Tra una tecnica e l’altra ci sono piccole differenze, piccole modificazioni, ma per te possono essere grandissime. Una sola parola fa una grande differenza. Con somma devozione, centrati sulle due giunture del respiro.” Il respiro che entra ha un punto di svolta, e così il respiro che esce. Riguardo a queste due svolte – e ne abbiamo già parlato- viene fatta una piccola differenza: vale a dire, minima nella tecnica, ma per il ricercatore può essere grandissima. Una sola condizione viene aggiunta: “Con somma devozione”, e l’intera tecnica diventa diversa. Nella prima forma non si parlava affatto di devozione, era solo una tecnica scientifica. La esegui, e funziona. Ma vi sono persone che non riescono a eseguire tecniche così aride, scientifiche. Persone orientate verso il cuore, che appartengono al mondo della devozione, per loro è stata introdotta una piccola differenza: “Con somma devozione, centrati sulle due giunture del respiro e conosci colui che conosce”. Se l’inclinazione scientifica non ti appartiene, se non sei una mente scientifica, prova questa: Con somma devozione – con fede, amore, fiducia – centrati sulle due giunture del respiro e conosci colui che conosce”. Come farlo? In che modo? Puoi provare devozione per qualcuno: puoi provare devozione per Krishna, per Cristo, ma come provare devozione per te stesso, per questa giuntura del respiro? Il fenomeno sembra essere assolutamente non devozionale. Ma dipende… Il Tantra afferma che il corpo è il tempio. Il tuo corpo è il tempio del divino, la dimora del divino, perciò non trattarlo come un oggetto: è sacro, è santo. E mentre inspiri, non sei solo tu a inspirare: è il divino in te. Mangi, ti muovi o cammini… Considera la cosa in questo modo: non sei tu, ma è il divino che si muove in te. In questo modo ogni tuo atto diventa una vera p propria devozione. Si dice che molti santi amassero il loro corpo, lo trattavano come se appartenesse alla loro amata. Puoi trattare il tuo corpo in questo modo oppure come un semplice meccanismo: anche questo è un atteggiamento. Puoi trattarlo con colpa, peccato, come qualcosa di sporco, come qualcosa di miracoloso, come un miracolo, come la dimora del divino. Dipende da te. Se riesci a trattare il tuo corpo come un tempio, questa tecnica ti sarà d’aiuto: Con somma devozione… . Provala. Mentre mangi, non pensare di essere tu a mangiare, è il divino che mangia per tuo tramite. E osserva il cambiamento: mangi la stessa cosa, sei lo stesso, ma immediatamente ogni cosa è diversa. Stai dando il cibo al divino. Stai facendo il bagno, un’azione molto ordinaria, banale, ma cambia l’atteggiamento: senti che stai conducendo un bagno al divino in te. Allora questa tecnica sarà facile: “Con somma devozione, centrati sulle giunture del respiro e conosci colui che conosce”. La nona tecnica di respirazione: “Sdraiati come morta. Infuriata d’ira, resta così. Oppure guarda fisso senza muovere ciglio. O succhia qualcosa e diventa il succhiare”. “Sdraiati come morta.” Provaci: improvvisamente sei morto. Lascia il corpo! Non muoverlo, perché sei morto. Immagina solo di essere morto. Non puoi muovere il corpo, non puoi muovere gli occhi, non puoi piangere, non puoi urlare, non puoi fare nulla: sei semplicemente morto. E prova a sentire come ci si sente, ma non ingannarti. Potresti farlo: puoi muovere il corpo impercettibilmente. Non muoverti. Se c’è qualche zanzara, tratta il corpo come se fosse morto. E’ una delle tecniche più usate. Ramana Maharshi conseguì la sua illuminazione con questa tecnica, ma nella sua vita per lui non fu una tecnica, accadde improvvisamente e spontaneamente. Di certo deve averla praticata in un’altra vita, perché nulla avviene mai spontaneamente. Ogni cosa ha un legame causale, una causalità. Una notte, improvvisamente Ramana sentì che stava per morire; all’epoca era giovane, aveva quattordici o quindici anni. E nella sua mente era così certo che la morte lo avrebbe sopraffatto, che non poteva muovere il suo corpo: si sentiva come paralizzato. Poi sentì un improvviso soffocamento e seppe che ora il cuore stava per cedere. Non poteva neppure gridare e dire a qualcuno: “Sto per morire”. A volte può accadere in un incubo: non puoi gridare, non ti puoi muovere, e, anche quando ti svegli, per alcuni secondi non puoi fare nulla. Accade proprio così. Aveva assoluto potere sulla sua coscienza, ma nessun potere sul suo corpo. Sapeva di essere lì, di essere presente, cosciente, vigile, ma sentiva che stava per morire,e la certezza divenne così forte che non c’era altra possibilità, perciò semplicemente si arrese. Chiuse gli occhi e rimase lì a morire; aspetto semplicemente di morire. Gradatamente il corpo divenne rigido. Il corpo morì, ma divenne un problema: sapeva che il corpo era morto, ma lui era lì e lo sapeva. Sapeva di essere vivo e che il corpo era morto, perciò tornò indietro. Al mattino il corpo ridivenne normale, ma l’uomo di prima non tornò più indietro, perché aveva conosciuto la morte. Aveva conosciuto un regno diverso, una diversa dimensione della consapevolezza. Scappò da casa. Quella esperienza di morte lo cambiò completamente. Divenne uno dei rari illuminati di quest’epoca. Questa è la tecnica; questo accadde a Ramana spontaneamente, ma a te non accadrà spontaneamente. Tuttavia provaci: in qualche altra vita potrà diventare spontanea. Può accadere mentre la stai provando. Se non avviene, lo sforzo non è mai sprecato: è in te e resta in te, come un seme. Un giorno, quando i tempi saranno maturati e le piogge cadranno, germoglierà. Ogni spontaneità è proprio così. Un giorno il seme venne seminato, ma i tempi non erano maturi; non c’erano piogge. In un’altra vita i tempi diventano maturi. Sei più maturo, hai più esperienza, sei più frustrato rispetto al mondo. Allora, improvvisamente,in una particolare situazione, vengono le piogge e il seme esplode. “Sdraiati come morta. Infuria d’ira, resta così.” Naturalmente, il momento della tua morte non sarà un momento felice. Non sarà così estatico quando sentirai di essere morto. La paura si impadronirà di te, nella tua mente potrà insinuarsi la rabbia, o la frustrazione, la tristezza, l’angoscia, qualunque emozione. Sarà diverso da individuo a individuo. Il sutra dice “Infuriata d’ira, resta così”. Se ti senti infuriato, resta così. Se ti senti triste, resta così. Se provi angoscia, ansia, paura, resta così. Sei morto e non puoi fare nulla, dunque resta così. Qualsiasi pensiero sia nella mente, il corpo è morto e tu non puoi fare nulla, perciò resta fermo, immobile. Questo restare è meraviglioso, e se riesci a stare fermo per alcuni minuti, improvvisamente sentirai che ogni cosa è cambiata. Ma noi ci agitiamo subito: se un’emozione si agita nella mente, il corpo inizia a muoversi. Per questo le definiamo “emozioni”: creano un “moto” nel corpo. Se sei arrabbiato, improvvisamente il corpo comincia a muoversi. Se sei triste, il corpo comincia a muoversi. Perciò è chiamata emozione: perché crea moto nel corpo. Sentiti morto e non lasciare che le emozioni muovano il corpo. Lascia che siano presenti, ma tu “resta così”, rigido, morto. Qualsiasi cosa ci sia, non un solo movimento. Resta fermo! Non un solo movimento. “Oppure guarda fisso senza muovere ciglio”. Questo era il metodo di Meher Baba. E’ rimasto per anni interi a contemplare fissamente il soffitto della sua stanza. Per anni e anni è rimasto sdraiato, morto, sul pavimento, contemplando fissamente il soffitto senza muovere gli occhi, senza battere ciglio. Se ne stava sdraiato per ore intere, solo a guardare fisso, senza fare nulla. Guardare fisso fa bene, perché anche così ti fissi nel terzo occhio. E una volta che lo sei, anche se vuoi muovere le ciglia non puoi, diventano fisse. Meher Baba conseguì la meta tramite questo guardare fisso, e tu dici: “Come, con questi piccoli esercizi…”. Ma per tre anni è rimasto a contemplare fissamente il soffitto senza fare nulla. Tre anni sono lunghi. Fallo per tre minuti e ti sentirai come se fossi stato sdraiato per tre anni: tre minuti diventeranno molto, molto lunghi. Sembrerà che il tempo non stia passando e che l’orologio si sia fermato. Meher Baba fissò e fissò e fissò. Gradualmente i pensieri cessarono, il movimento cessò, e divenne una paura coscienza. Divenne un puro guardare fisso. Restò poi in silenzio per tutta la vita. Tramite questo guardare fisso divenne così silente interiormente, che gli fu impossibile parlare ancora. Meher Baba era in America. C’era un uomo che poteva leggere i pensieri altrui, che poteva leggere la mente, ed era veramente uno dei più straordinari lettori della mente. Chiudeva gli occhi, si sedeva di fronte a te e, in pochi minuti, entrava in sintonia con te e cominciava a scrivere ciò che stavi pensando. Fu messo alla prova migliaia e migliaia di volte, e aveva sempre ragione, non sbagliava mai. Perciò qualcuno lo condusse da Meher Baba. L’uomo si sedette, e questo fu l’unico fallimento della sua vita, l’unico fallimento. Ma a dire il vero, non possiamo neppure dire che fu un fallimento. Fissò e fissò e si sforzò, e cominciò a sudare, ma non riuscì ad affrontare una sola parola. Penna in mano rimase lì e disse: “Che razza di uomo è mai questo? Non posso leggere perché non c’è nulla da leggere. Quest’uomo è assolutamente vuoto. Mi dimentico persino che c’è qualcuno seduto lì. Dopo aver chiuso gli occhi, devo riaprirli e guardare per vedere se quest’uomo è ancora qui o se è fuggito. Per cui è difficile concentrarsi, perché nel momento in cui chiudo gli occhi mi sento ingannato, come se quell’uomo fosse scappato e non ci fosse nessuno davanti a me. Devo riaprire gli occhi, e trovo che quest’uomo è lì e non sta affatto pensando”. Quel guardare fisso, quel costante guardare fisso aveva fermato completamente la sua mente. “Oppure guarda fisso senza muovere ciglio. O succhia qualcosa e diventa il succhiare.” Si tratta di piccole modificazioni. Qualsiasi cosa andrà bene. Sei morto: è sufficiente. “Infuria d’ira, resta così.” Persino questa parte può diventare una tecnica. Sei arrabbiato: sdraiati; rimani nella rabbia. Non allontanarti da essa; non fare nulla. Rimani solamente immobile. Krishnamurti ne continua a parlare. Tutta la sua tecnica dipende da questa sola cosa: “Infuriata d’ira, resta così”. Se sei arrabbiato, sii arrabbiato e rimani arrabbiato. Non muoverti. Se riesci a restare così, la rabbia se ne andrà e tu diventerai un uomo diverso. Se sei in ansia, non fare nulla. Rimani lì, stai lì. L’ansia se ne andrà. Tu diventerai un uomo diverso e, una volta che hai osservato l’ansia senza esserne scosso, sarai il padrone. “Oppure guarda fisso senza muovere ciglio. O succhia qualcosa e diventa il succhiare.” Quest’ultima tecnica usa il corpo, ed è facile da eseguire, perché succhiare è la prima cosa che un bambino deve fare: succhiare è il primo atto della vita. Quando il bambino nasce, comincia a piangere. Forse non ti sarai mai sforzato di capire il perché di questo pianto: in realtà il bambino non sta piangendo – a noi sembra che stia piangendo – sta solo succhiando aria, e se non può piangere morirà entro pochi minuti, perché il pianto è il primo sforzo per succhiare l’aria. Il bambino non respirava mentre era nel ventre, era vivo senza respirare. Faceva la stessa cosa che fanno gli yogin sotto terra. Prendeva semplicemente il prana senza respirare, puro prana dalla madre. Ecco perché l’amore tra il bambino e la madre è assolutamente diverso dagli altri amori, perché il più puro prana – l’energia- unisce entrambi. E questo non potrà accadere una seconda volta. C’era una sottile relazione pranica: la madre dava il suo prana al bambino e il bambino non respirava affatto. Quando nasce, viene gettato fuori dalla madre in un modo ignoto. Ora il prana, l’energia, non lo raggiungerà così facilmente. Deve respirare da sé. Il primo pianto è uno sforzo per succhiare, e poi succhierà il latte dal seno materno. Queste sono le prime azioni fondamentali che noi tutti abbiamo fatto. Qualsiasi cosa tu abbia fatto viene dopo. Questo sono le prime azioni della vita. Possono essere praticate di nuovo. Questo sutra dice: “O succhia qualcosa e diventa il succhiare”. Prova a succhiare qualcosa: succhia l’aria, ma dimenticati dell’aria, diventa il succhiare. Che cosa significa? Stai succhiando qualcosa: sei colui che succhia, non il succhiare. Tu te ne stai in disparte e succhi. Questo sutra dice di non stare in disparte: trasferisciti nell’azione e diventa il succhiare. Prova qualsiasi cosa che faccia al caso. Stai correndo: diventa il correre, non essere il corridore. Diventa il correre e dimenticati del corridore. Senti che dentro di te non c’è alcun corridore, ma solo il processo del correre. Sei il processo, un processo che corre come un fiume. Non c’è nessuno dentro di te. All’interno è tranquillo e c’è solo un processo. Succhiare va bene, ma sentirai che è molto difficile perché ce ne siamo completamente dimenticati, ma non veramente del tutto, perché continuiamo ad averne dei surrogati. Il seno materno è sostituito dalla sigaretta: continui a succhiare. Non è nient’altro che il capezzolo, il seno materno e il capezzolo. E quando il fumo caldo fluisce dentro di te, è proprio come il latte caldo. Perciò coloro a cui non fu concesso di succhiare il seno della madre quanto avrebbero veramente voluto, più tardi fumeranno. Questo è un surrogato, ma andrà vene anche il surrogato. Mentre stai fumando una sigaretta, diventa il succhiare. Dimenticati della sigaretta, dimenticati di colui che fuma. Diventa il fumare. C’è l’oggetto che stai succhiando, c’è il soggetto che succhia e, tra l’uno e l’altro, il processo del succhiare. Diventa il succhiare, diventa il processo. Provaci. Dovrai provare con molte cose, alla fine troverai ciò che va bene per te. Stai bevendo dell’acqua. L’acqua fresca sta entrando: diventa il bere. Non bere l’acqua. Dimenticati dell’acqua, dimenticati di te stesso e della tua sete. Diventa solamente il bere, il processo stesso. Diventa la freschezza, il contatto, l’entrata, e il succhiare che è necessario al processo. Perché no? Che cosa succederà? Se diventi il succhiare, che cosa succederà? Se riesci a diventare il succhiare, immediatamente diventerai innocente – come un bambino appena nato, di un giorno – perché quello è il primo processo. In un certo senso regredirai, ma lo desideri. L’essere stesso dell’uomo desidera ardentemente il succhiare. Prova molte cose, ma nulla è di aiuto perché il punto essenziale sfugge. A meno che non diventi il succhiare, nulla sarà di aiuto. Perciò provaci. Diedi questo metodo a un uomo. Aveva provato molte cose; aveva provato molti, molti metodi. Venne quindi da me, così gli domandai: “Se ti dessi una cosa da scegliere in tutto il mondo, cosa sceglieresti?”. E gli dissi di chiudere gli occhi e di dirmelo immediatamente, senza pensarci. Si intimorì, divenne esitante, perciò gli dissi: “Non avere paura, non esitare. Sii schietto e rispondimi”. Lui rispose: “E’ assurdo, ma di fronte a me appare un seno”. E subito cominciò a sentirsi colpevole. Perciò gli dissi: “Non sentirti colpevole. Non c’è nulla di male in un seno; è una delle cose più belle. Perché dunque sentirsi in colpa?”. Ma rispose: “Questa è sempre stata una mia ossessione”. E aggiunse: “Ti prego, prima dimmi questo, poi puoi procedere con il tuo metodo e la tua tecnica: prima dimmi perché sono così interessato ai seni di una donna? Ogni volta che guardo una donna, la prima cosa che vedo è il seno. Il resto del corpo è secondario”. E non è così solo per lui: E’ così per tutti, per quasi tutti. Ed è naturale, perché il seno della madre è stata la prima cosa conosciuta nell’universo. E’ fondamentale. Il primo contatto con l’universo è stato il seno della madre. Ecco perché i seni sono così attraenti. Sembrano bellissimi, attraggono, hanno una forza magnetica. Questa loro forza magnetica deriva dal nostro inconscio. Quella è stata la prima cosa con cui sei venuto in contatto e tale contatto era piacevole, bellissimo. Ti dà cibo, vitalità immediata, amore, tutto. Il contatto era soffice, ricettivo, invitante: nella mente dell’uomo è rimasto tale. Perciò dissi a quell’uomo: “Ora ti darò il metodo”. E il metodo che gli diedi fu quello di succhiare qualcosa e di diventare il succhiare. Gli dissi: “Semplicemente chiudi gli occhi. Immagina i seni di tua madre o i seni di qualsiasi altra donna, dei seni che ti piacciano. Immagina e comincia a succhiare come se ci fosse un vero seno. Comincia a succhiare”. Cominciò a succhiare. In capo a tre giorni succhiava così velocemente, così pazzamente, ne divenne talmente affascinato, che mi disse: “E’ diventato un problema. Voglio succhiare tutto il giorno. E’ così bello, e si crea un silenzio così profondo!”. Nel giro di tre mesi il succhiare divenne un gesto molto, molto silenzioso. Le labbra si fermarono Non sembrava nemmeno che stesse facendo qualcosa, ma era cominciato il succhiare interiore. Succhiava tutto il giorno. Divenne un mantra, un japa, la ripetizione di un mantra. Dopo tre mesi venne da me e disse: “Mi sta capitando una cosa strana. Qualcosa di dolce cade continuamente dalla mia testa sulla lingua, ed è così dolce, riempie così tanto di energia, che mangiare è diventato solo una formalità. Mangio qualcosa per non creare problemi in famiglia. Ma qualcosa viene continuamente a me. Ed è così dolce, vivificante”. Gli dissi di continuare. Altri tre mesi, e un giorno arrivò da me veramente impazzito, danzava di fronte a me, e disse: “Il succhiare è scomparso, ma io sono un uomo diverso. Non sono più lo stesso uomo che era venuto da te. Una soglia si è aperta dentro di me. Qualcosa si è rotto e non è rimasto alcun desiderio. Ora non voglio più nulla, neppure Dio, neppure moksha, la liberazione. Non voglio più nulla. Ora va tutto bene così com’è. L’accento e sono beato”. Provalo: semplicemente succhia qualcosa e diventa il succhiare. Può essere di aiuto a molti perché è l’azione primaria. Basta per oggi. Il libro dei segreti Osho 

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DOMANDE: 1 Come può la consapevolezza dell’intervallo nel respiro portare all’illuminazione? 2 Come lavorare e praticare simultaneamente la consapevolezza del respiro? Prima domanda: “com’è possibile conseguire l’illuminazione semplicemente diventando consapevoli di un punto particolare nel processo del respiro? Com’è possibile diventare liberi dall’inconsapevolezza solo essendo consapevoli di un così piccolo e momentaneo intervallo nel respiro?”. Questa domanda è significativa, e probabilmente sarà venuta in mente a molti, perciò ci sono diversi punti da comprendere. Innanzitutto, si pensa che la spiritualità sia un difficile conseguimento. Non è né l’uno né l’altro: vale a dire, non è difficile e non è un conseguimento. Qualsiasi cosa tu sia, sei già spirituale; non c’è niente di nuovo che deve essere aggiunto al tuo essere, e non c’è niente del tuo essere che deve essere scartato: sei già al massimo della perfezione. Non verrà un momento nel futuro nel quale sarai perfetto, non devi fare qualcosa di difficile per essere te stesso, non è un viaggio per raggiungere un altro punto altrove; non stai andando da qualche altra parte: ci sei già. Ciò che deve essere raggiunto è già raggiunto. Quest’idea deve scendere in profondità. Solo in seguito riuscirai a comprendere come tecniche così semplici possono aiutare. Se la spiritualità fosse un conseguimento sarebbe di certo difficile, non solo difficile, ma veramente impossibile. Se non fossi già spirituale, non potresti diventarlo. Non potresti mai esserlo, perché come potrebbe diventare spirituale chi non lo è già? Se non fossi già divino, non ci sarebbe alcuna possibilità, non ci sarebbe alcun modo per diventarlo. E non è questione di sforzi, gli sforzi fatti da qualcuno che non sia già divino non potrebbero creare la divinità. Se non fossi divino, il tuo sforzo non potrebbe creare la divinità: sarebbe impossibile. Ma l’intera situazione è totalmente opposta: tu sei già ciò che vuoi realizzare. Il fine della tua aspirazione esiste già, presente in te. Qui e ora, in questo preciso istante, tu sei ciò che è noto come divino. L’Assoluto è qui, è già un dato di fatto. Questa è la ragione per cui semplici tecniche possono aiutare. Non è un conseguimento, ma una scoperta: è nascosta, ed è nascosta in cose molto,molto piccole. La persona è proprio come i vestiti: il tuo corpo è qui, nascosto dai vestiti; allo stesso modo la tua spiritualità è qui, nascosta da vestiti particolari. Questi indumenti sono la tua personalità. Puoi essere nudo qui e ora, così come lo puoi essere nella tua spiritualità, ma tu non sai cosa sono gli indumenti, non sai in che modo ne sei nascosto, non sai come essere nudo. Sei stato vestito così a lungo, per vite e vite hai indossato abiti, e ti sei identificato con gli indumenti a tal punto che ora non pensi che siano vestiti. Pensi che questi vestiti sono te: questo è l’unico ostacolo. Per esempio: tu hai un tesoro, ma te ne sei dimenticato o non ti sei ancora accorto che questo è un tesoro, e continui a chiedere l’elemosina per strada… sei un mendicante. Se qualcuno dice: “Va” e guarda dentro la tua casa: non c’è bisogno che tu faccia il mendicante; puoi essere un imperatore in questo preciso istante”, il mendicante inevitabilmente replica: “Che assurdità vai dicendo. Come posso essere un imperatore in questo preciso istante? Ho mendicato per anni e sono ancora un mendicante, e anche se continuo a mendicare per vite intere non diventerò imperatore. Perciò com’è assurda e illogica la tua affermazione: ‘Puoi essere un imperatore in questo preciso istante’!”. E’ impossibile. Il mendicante non può crederlo. Come mai? Perché lo stato mentale del mendicare è una vecchia abitudine. Ma se il tesoro è proprio nascosto nella casa, semplicemente scavando, rimuovendo un po’ la terra, il tesoro apparirà. E immediatamente quell’uomo non sarà più un mendicante: diventerà un imperatore. La stessa cosa vale per la spiritualità: è un tesoro nascosto. Non c’è nulla che debba essere raggiunto in un futuro. Tu non l’hai ancora riconosciuto, ma è già presente, dentro di te. Sei tu il tesoro, ma continui a mendicare. Per questo tecniche semplici possono essere d’aiuto. Scavare la terra, rimuovere un po’, non è un grande sforzo, e tu puoi diventare immediatamente un imperatore. Devi scavare un po’ per rimuovere la terra. E quando dico rimuovere la terra non lo dico simbolicamente: letteralmente, il tuo corpo fa parte della terra, e tu ti sei identificato con il corpo. Rimuovi un po’ questa terra, crea un buco in essa, e arriverai a conoscere il tesoro. Ecco perché questa domanda verrà in mente a molti, in realtà a tutti: “Una tecnica così semplice: essere consapevoli del nostro respiro, essere consapevoli del respiro che entra e di quello che esce, e quindi rendersi conto dell’intervallo tra i due; questo è sufficiente?”. Una cosa così semplice! Questo è sufficiente per l’illuminazione? E’ solo questa la differenza tra te e il Buddha, che tu non ti sei reso conto dell’intervallo fra i due respiri e il Buddha se n’è reso conto, solo questa? Sembra illogico. La distanza tra un Buddha e te è grande, sembra infinita. La distanza tra un imperatore e un mendicante è infinita, ma il mendicante può immediatamente diventare un imperatore se il tesoro è già nascosto. Il Buddha era un mendicante come te, non è sempre stato un Buddha. A un certo punto il mendicante morì, e lui divenne il Maestro. In realtà questo non è un processo graduale; non è che il Buddha continui ad accumulare e poi, un certo giorno, non è più il mendicane e diventa imperatore. No, un mendicante non potrebbe mai diventare un imperatore se avvenisse per accumulazione: rimarrebbe un mendicante. Forse potrebbe diventare un mendicante ricco, ma rimarrebbe un mendicante. E un mendicante ricco è ancora più mendicante di un mendicante povero. Improvvisamente un giorno il Buddha si rende conto del tesoro interiore. Quindi non è più un mendicante: diventa un Maestro. La distanza tra Gautama Siddharta e Gautama il Buddha è infinita. E’ la stessa distanza che c’è tra te e un Buddha, ma il tesoro è nascosto in te tanto quanto lo era nel Buddha. Facciamo un altro esempio… Un uomo è nato cieco, con occhi malati, Per un uomo cieco il mondo è una cosa differente. Un piccolo intervento chirurgico può cambiare tutto, perché sono solo gli occhi che devono essere messi a posto. Nel momento in cui gli occhi sono pronti, colui che vede è nascosto dietro a essi e comincerà a guardare attraverso gli occhi, Colui che vede è già lì, mancano solo le finestre. Tu sei in una casa senza finestre. Potresti fare un buco nel muro e, all’improvviso, vedresti fuori. Noi siamo già ciò che saremo, ciò che dovremmo essere , ciò dovremmo essere. Il futuro è già nascosto nel presente; l’intera possibilità è presente, sotto forma di seme. Si deve solo rompere una finestra, è necessario solo un piccolo intervento chirurgico. Se riesci a capire questo, che la spiritualità c’è già, non c’è problema per quanto riguarda il come uno sforzo così piccolo possa essere di aiuto. In realtà, non è necessario alcun grande sforzo. Solo piccoli sforzi sono necessari, e più piccoli sono meglio è. E se lavori senza sforzo è ancora meglio. Ecco perché succede, succede molte volte, che più cerchi di fare e più dura è la realizzazione. Proprio il tuo sforzo, la tua tensione, il tuo “essere occupato”, il tuo desiderare, le tue aspettative diventano l’ostacolo. Ma con lo sforzo molto piccolo, “uno sforzo senza sforzo” come lo chiamano nello Zen – fare come non si facesse – accade facilmente. Più impazzisci dietro a esso, minore è la possibilità, perché là dove c’è bisogno di uno spillo tu stai usando una spada. La spada non sarà di nessun aiuto. Può essere più grande, ma là dove è necessario uno spillo una spada non andrà bene. Vai da un macellaio: ha utensili molto grossi. E vai da un neurochirurgo: non troverai strumenti così grossi. E se li trovi, scappa via subito! Un neurochirurgo non è un macellaio. Ha bisogno di strumenti molto piccoli, più piccoli sono meglio è. Le tecniche spirituali sono più sottili: non sono grossolane. Non possono esserlo, perché si tratta di una chirurgia ancora più sottile. Nel cervello il chirurgo agisce ancora con sostanze molto materiali, ma quando lavori su piani spirituali, la chirurgia diventa sempre più estetica. Non c’è sostanza materiale. Diventa sottile: questa è una cosa. In secondo luogo la domanda: “Se qualcosa è più piccolo, com’è possibile fare per suo tramite un passo più grande?”. Questo concetto non è razionale, non è scientifico. Ora la scienza sa che quanto più una particella è piccola, quanto più è atomica, tanto più è esplosiva, tanto più è grande in realtà. Quanto più è piccola, tanto più grande è l’effetto. Avresti potuto concepire prima del 1945, o avrebbe un poeta o un sognatore potuto immaginare, che due esplosioni atomiche avrebbero spazzato via completamente due grandi città in Giappone, Hiroshima e Nagasaki? Nel giro di pochi secondi duecentomila persone furono semplicemente spazzate via dall’esistenza. E quale fu la forza esplosiva usata? Un atomo! La più piccola particella esistente fece esplodere due grandi città. L’atomo non è visibile; non solo non lo si può vedere con gli occhi: non lo si può vedere con alcuno strumento; possiamo solo vederne gli effetti. Perciò non pensare che la catena dell’Himalaya sia più grande solo perché ha una massa così imponente. L’Himalaya è impotente di fronte a un’esplosione atomica. Un solo piccolo atomo può spazzare via l’intero Himalaya. Nelle sostanze materiali la massa non è necessariamente potenza. Al contrario, quanto più piccola è l’unità, tanto più è penetrante. Quanto più piccola è l’unità, tanto più intensamente è piena di potenza. Queste piccole tecniche sono atomiche. Coloro che stanno facendo cose più grandi non conoscono la scienza atomica. Tu penserai che una persona che lavora con gli atomi è una persona piccola che lavora con cose piccole, e una persona che lavora con l’Himalaya sembrerà molto grande. Hitler stava lavorando con grandi masse; Mao sta lavorando con grandi masse. Ed Einstein e Planck stavano lavorando nei loro laboratori con piccolissime unità di materia: particelle di energia. Ma, alla fine, davanti alle ricerche di Einstein, gli uomini politici furono semplicemente impotenti; loro lavorano su scale più grandi, ma non conoscevano il segreto della piccola unità. I moralisti lavorano sempre su grandi piani, ma questi sono grossolani, Il progetto sembrava grandioso. Consacrano la loro intera esistenza a moralizzare, a praticare questo e quello, al sanyama, il controllo; continuano a controllare; l’intera costruzione sembra enorme. Il Tantra non si occupa di questo. Il Tantra si occupa dei segreti atomici presenti nell’essere umano, nella mente umana, nella consapevolezza umana. E il Tantra ha raggiunto segreti atomici. Questi metodi sono metodi atomici. Se riesci a realizzarli, il loro risultato è esplosivo, cosmico. C’è un altro punto da prendere in considerazione. Se puoi chiedere: “Com’è possibile che con un esercizio così piccolo e semplice si possa diventare illuminati?”, lo stai dicendo senza aver praticato l’esercizio. Se lo fai, non dirai più che è un esercizio piccolo e semplice. Sembra tale perché l’intero esercizio è stato esposto in due o tre frasi. Conosci la formula atomica? Due o tre parole, ed ecco l’intera formula. E con quelle due o tre parole, coloro che possono capirle, che possono usare quelle parole, possono distruggere la Terra intera. Ma la formula è molto breve. Anche queste sono formule, perciò se presti attenzione solo alla formula sembrerà una cosa molto, molto piccola e semplice. Non lo è! Prova a praticarla. Quando la praticherai, saprai che non è poi così facile. Sembra semplice, ma è una delle cose più profonde. Analizzeremo il processo, così capirai. Quando inspiri, tu non senti mai il respiro. Non hai mai sentito il respiro! Lo negherai subito, dirai: “Questo non è esatto. Forse non ne siamo continuamente coscienti, ma il respiro lo sentiamo”. No, non senti il respiro ma solo il passaggio. Guarda il mare. Ci sono le onde, le vedi, ma quelle onde sono create dall’aria, dal vento. Il vento non lo vedi, ne vedi l’effetto sull’acqua. Quando inspiri, il respiro tocca le tue narici. Tu senti le narici, ma non conosci mai il respiro. Va giù: ne senti il passaggio. Torna indietro: ne percepisci di nuovo il passaggio. Il respiro non lo senti mai, senti solo il contratto e il passaggio. Non è questo che si intende quando Shiva dice: “Sii consapevole”. Per prima cosa diventerai consapevole del passaggio, e quando ne sarai diventano totalmente consapevoli, solo allora comincerai, lentamente, a essere consapevole del respiro stesso, e quando lo sarai, sarai in grado di diventare consapevole della frattura, dell’intervallo, Non è così facile come sembra. Per il Tantra, per tutta la ricerca, esistono strati di consapevolezza. Se io ti abbraccio, all’inizio diventerai consapevole del mio contatto con il tuo corpo, non del mio amore: il mio amore non è così grossolanamente materiale. E di solito non diventiamo mai consapevoli dell’amore. Siamo consapevoli solo del corpo in movimento. Conosciamo i movimenti che manifestano l’amore, conosciamo i movimenti che non manifestano l’amore, ma non abbiamo mai conosciuto l’amore in se stesso. Se io ti bacio, diventi consapevole del contatto, non del mio amore: quell’amore è una cosa veramente sottile. E, a meno che non diventi consapevole del mio amore, il bacio è solo morto, non significa niente. Se riesci a diventare consapevole del mio amore, solo allora puoi diventarlo di me, perché di nuovo quello è uno strato ancora più profondo. Il respiro entra: tu senti il contatto, non il respiro. Ma neanche di quel contatto sei consapevole. Lo senti solo se c’è qualcosa che non va, se hai qualche difficoltà nella respirazione, lo senti, altrimenti non sei consapevole, Il primo passo sarà diventare consapevoli del passaggio dove si sente il contatto con il respiro, allora la tua sensibilità crescerà. Ci vorranno anni per diventare così sensibili da conoscere non il contatto, ma il momento del respiro. Allora, dice il Tantra, avrete conosciuto il prana, la vitalità. E solo un quel momento c’è l’intervallo in cui il respiro si ferma, in cui il respiro non si muove, o il centro in cui il respiro è in contatto, o il punto di fusione, o la svolta dove il respiro, il respiro che entra,diventa quello che esce. Questo diventerà difficile: non sarà così semplice. Se fai qualcosa, se entri in questo centro, solo in quel momento saprai quanto sia difficile. Il Buddha impiegò sei anni per arrivare a questo centro oltre il respiro. Per arrivare a questa svolta fece un lungo, difficile viaggio di sei anni; poi accadde. Mahavira stava lavorandoci sopra da dodici anni; poi accadde. Ma la formula è semplice, e teoricamente questo può avvenire in questo preciso istante: teoricamente, ricorda. In teoria non ci sono ostacoli, perché quindi non dovrebbe accadere in questo preciso istante? Tu sei l’ostacolo. Se non fosse per te, potrebbe accadere in questo preciso istante. Il tesoro è lì; il metodo lo conosci. Puoi “scavare”, ma non scaverai. Anche questa domanda è un trucco per non scavare, perché la tua mente dice: “Una cosa così semplice? Non essere sciocco! Come puoi diventare un Buddha con una cosa così semplice? Non accadrà”. Per cui non farai nulla, perché come può accadere qualcosa di simile? La mente è scaltra. Se dico che è molto difficile, la mente dirà: “Questo è talmente difficile che è al di là delle tue possibilità”. Se dico che è molto semplice, la mente dirà: “Questo è così semplice che solo degli sciocchi possono crederci”. E la mente continua a razionalizzare le cose, sempre fuggendo dal fare. La mente crea barriere. Se pensi che questo sia molto semplice, o troppo difficile, ciò diventerà una barriera, e allora che cos’hai intenzione di fare? Non puoi fare una cosa semplice né una difficile. Che cos’hai intenzione di fare? Dimmelo! Se vuoi fare una cosa difficile,te la renderò difficile; se hai intenzione di fare una cosa semplice, te la renderò semplice. E’ entrambe le cose: dipende da te come interpretarla. Ma è necessario che tu abbia intenzione di fare qualcosa. La mente ti darà sempre delle ragioni per non agire, se questa è la tua intenzione. Teoricamente, è possibile qui e ora; non c’è nessuna barriera effettiva. Ma esistono delle barriere. Possono essere irreali, semplicemente psicologiche – possono essere solo le tue illusioni – ma ci sono. Se ti dico: “Non aver paura, procedi! Ciò che tu pensi sia un serpente non lo è: è solo un pezzo si corda”., la paura rimarrà ugualmente: a te sembrava un serpente. Perciò qualsiasi cosa io dica non ti sarà di aiuto. Tu stai tremando, vuoi scappare e correre via. Io dico che è solo una corda, ma la tua mente dirà: “Quest’uomo forse sta cospirando con il serpente. Ci deve essere qualcosa che non va. Quest’uomo mi sta forzando verso il serpente. Forse è interessato alla mia morte o chissà a cos’altro”. Se insisto troppo nel convincerti che questa è una corda,ciò ti dimostrerà solamente che sono in qualche modo interessato a spingerti per forza verso il serpente. Se ti dico che teoricamente è possibile vedere una corda come tale in questo preciso istante, la tua mente creerà molti, moltissimi problemi. Nella realtà non c’è nessun dilemma, nella realtà non c’è nessun problema. Non ce ne sono mai stati, non ce ne saranno mai. I problemi sono nella mente, e tu guardi la realtà attraverso la mente; in questo modo, la realtà diventa problematica. La tua mente funziona come una prigione. Divide e crea problemi; non solo, crea soluzioni che diventano problemi; non solo, crea soluzioni che diventano problemi ancora più profondi, perché in effetti non ci sono problemi da risolvere. La realtà è assolutamente non problematica; non esiste alcun problema. Ma tu non riesci a vedere nulla senza problemi. Da qualsiasi parte guardi, crei problemi: il tuo “sguardo” è problematico. Ho parlato di questa tecnica del respiro; ora la mente dice: “Questo è troppo semplice”. Come mai? Perché la mente dice che questo è troppo semplice? Quando per la prima volta fu annunciata l’invenzione del motore a vapore, nessuno ci credette. Sembrava troppo semplice, incredibile. Proprio lo stesso vapore che conosci nella tua cucina, nella tua pentola, fa andare un motore e trasporta centinaia e centinaia di passeggeri e un carico incredibile? Lo stesso vapore con cui hai così tanta familiarità? Questo non è credibile. Sai che cosa accadde in Inghilterra? Quando il primo treno fu pronto alla partenza nessuno era disposto a salirvi, nessuno! Molte persone furono persuase, pagate, fu dato loro del denaro per sedersi nel treno, ma all’ultimo momento fuggirono. Dicevano: “Prima di tutto il vapore non può fare miracoli del genere. Una cosa semplice come il vapore non può fare tali miracoli E se il motore parte, significa che il diavolo è al lavoro da qualche parte. E’ il diavolo a far correre il treno, non il vapore. E che garanzie ci sono che una volta avviato possa essere fermato?”. Nessuna garanzia poteva essere data perché questo era il primo treno. Non era mai stato fermato prima: era solamente probabile. Non c’era alcuna esperienza, perciò la scienza non poteva dire: “Si, si fermerà”. Teoricamente si sarebbe fermato… ma alla gente le teorie non interessavano, interessava se vi fosse stata una qualsiasi esperienza effettiva nel fermare un treno: “Se non si ferma più, che cosa ne sarà di noi che siamo seduti dentro?”. Perciò furono portati dodici criminali dalle carceri come passeggeri. Sarebbero dovuti morire comunque, erano stati comunque condannati a morte, perciò non ci sarebbe stato alcun problema anche se il treno non si fosse fermato. In quel caso sarebbero rimasti uccisi solo il conduttore pazzo, che era convinto che il treno si sarebbe fermato, lo scienziato che l’aveva inventato e questi dodici passeggeri, “Una cosa semplice come il vapore” dissero a quel tempo. Ma ora non lo dice più nessuno, perché ora funziona e tu lo sai. Ogni cosa è semplice, la realtà è semplice. Sembra complessa solo a causa dell’ignoranza; altrimenti ogni cosa è semplice. Una volta che la conosci diventa semplice. Conoscerla è necessariamente difficile non a causa della realtà, ricorda, ma a causa della tua mente. Questa tecnica è semplice, ma non sarà semplice per te. La tua mente creerà delle difficoltà. Perciò provala. Un altro amico dice: “Se provo questo metodo per essere consapevole del mio respiro, se faccio attenzione al mio respiro, allora non posso fare nient’altro. L’intera attenzione va li. E se devo fare qualcos’altro, allora non posso essere consapevole del mio respiro”. Questo accadrà, perciò all’inizio scegli un momento particolare al mattino, o alla sera, o in qualsiasi altro momento del giorno. Per un’ora fai solo l’esercizio, non fare nient’altro. Non fare nient’altro! Fai solo l’esercizio. Una volta che sarai entrato in sintonia con esso, non sarà più un problema. Potrai camminare per strada ed essere consapevole. C’è una differenza tra consapevolezza e attenzione. Quando presti attenzione a qualcosa, ciò è esclusivo; devi ritirare la tua attenzione da tutto il resto. Per questo, in realtà, è una tensione, ecco perché è chiamata attenzione. Tu fai attenzione a una cosa a spese di tutto il resto. Se presti attenzione al tuo respiro non la presti al tuo modo di camminare o di guidare. Non provare mentre stai guidando, perché non potresti prestare attenzione a entrambe le cose. Attenzione implica esclusivamente una cosa. La consapevolezza è molto diversa, non è esclusiva. Non è fare attenzione: è essere attenti, è semplicemente essere coscienti. Sei cosciente quando sei inclusivamente cosciente. Il tuo respiro è nell’ambito della tua consapevolezza. Stai camminando e qualcuno passa, e tu sei cosciente anche di lui. Qualcuno sta facendo del rumore in strada, un treno passa, un aeroplano vola: ogni cosa viene inclusa. La consapevolezza è inclusiva, l’attenzione è esclusiva. Ma all’inizio si tratterà di attenzione. Perciò prova prima in periodi stabiliti. Per un’ora sii attento solo al tuo respiro. Gradatamente riuscirai a trasformare la tua attenzione in consapevolezza. Quindi fa cose semplici, come camminare: cammina attentamente, con la piena consapevolezza di camminare e di respirare. Non creare alcuna opposizione tra le due azioni di camminare e di respirare. Sii un osservatore di entrambe. Non è difficile Guarda! Per esempio, io posso prestare attenzione a un volto tra i presenti. Se faccio attenzione a un volto, tutti gli altri non saranno presenti, per me. Se presto attenzione a un solo viso, tutto il resto viene tagliato fuori. Se faccio attenzione solo al naso di quel viso, il resto del viso è tagliato fuori. E posso continuare a restringere la mia attenzione fino a un solo punto. E’ possibile anche il contrario. Faccio attenzione all’intero viso; quindi ci sono naso, occhi e tutto il resto. In questo caso ho ampliato la mia messa a fuoco. Ora io vi guardo non come degli individui, ma come un gruppo; quindi l’intero gruppo è sotto la mia attenzione. Se vi considero come differenti dal rumore che sta continuando in strada, sto tagliando fuori la strada. Ma posso guardare voi e la strada come un tutto, dunque posso essere consapevole sia di voi sia della strada. Posso essere consapevole dell’intero cosmo. Dipende dalla tua messa a fuoco, dal suo diventare sempre più grande. Ma prima inizia con l’attenzione e ricorda che dovrà crescere trasformandosi in consapevolezza. Scegli quindi brevi periodi di tempo. La mattina è ottima perché sei fresco, le energie sono vitali, ogni cosa sta sorgendo; al mattino sei più vivo. I fisiologi dicono che non solo sei più vivo, ma la tua statura è leggermente maggiore al mattino rispetto alla sera. Se sei alto un metro e ottanta, al mattino sarai un metro e ottantuno e la sera tornerai a misurare un metro e ottanta: si perde un centimetro perché quando è stanca, la tua spina dorsale si schiaccia. Perciò al mattino sei fresco, giovane, vivo, energetico. Fa questo: non lasciare che la meditazione sia l’ultima voce nella lista delle cose da fare. Fa che sia la prima. Quando poi senti che non è più uno sforzo, quando riesci a stare seduto per un’ora completamente immerso nella respirazione – consapevole, attento – solo quando sai di aver raggiunto l’attenzione del respiro senza alcuno sforzo, quando sei rilassato e ne gioisci senza alcuno sforzo, allora ti sei impadronito della tecnica. Allora aggiungi qualcos’altro, per esempio camminare. Ricordati di entrambi, poi continua ad aggiungere altre cose. Dopo un certo periodo sarai capace di essere continuamente consapevole del tuo respiro, anche durante il sonno. E, a meno che tu non ne sia consapevole anche durante il sonno, non sarai in grado di conoscere la profondità. Ma questo viene, accade gradatamente. Si deve essere pazienti e si deve cominciare nel modo giusto. Sappi che la mente scaltra cercherà sempre di farti cominciare in modo sbagliato. In quel caso ti può capitare di abbandonare la tecnica che hai scelto dopo due o tre giorni e dire: “Con questo metodo non c’è alcuna speranza”. La mente ti farà cominciare nel modo sbagliato. Perciò ricordati di cominciare nel modo giusto, perché un buon inizio significa metà dell’opera. Ma noi cominciamo nel modo sbagliato. Sai bene che l’attenzione è una cosa difficile, perché sei totalmente addormentato. Perciò, se cominci a porre attenzione al tuo respiro mentre fai qualcos’altro, non puoi riuscirci. E di certo non smetterai di fare ciò che stai facendo, piuttosto smetterai di porre attenzione al respiro. Quindi non crearti problemi inutili. Durante le ventiquattr’ore puoi trovare un angolino; basteranno quaranta minuti… perciò usali per praticare la tecnica. Ma la mente troverà molte scuse, dirà: “Il tempo dove lo trovi? C’è già fin troppo da fare. Dove lo trovi il tempo?”, oppure: “Ora non è possibile, perciò rimandalo a più tardi. Lo farai dopo, quando le cose andranno meglio”. Guardati da ciò che ti dice la mente, non aver troppa fiducia in essa. E noi non abbiamo mai dubbi: possiamo dubitare di tutto, ma non dubitiamo mai della mente. Anche coloro che parlano fin troppo di scetticismo, di dubbio, di ragione, non dubitano mai della loro mente. Ed è stata la mente a ridurti nello stato in cui ti trovi. Se vivi in un inferno, è stata lei a portarti, e tu non dubiti mai di questa guida. Puoi dubitare di qualsiasi insegnante, di qualsiasi Maestro, ma non dubiti mai della tua mente. Con fede incrollabile vai avanti, con la mente che ti fa da guru. Ed è stata lei a metterti nei guai, nella miseria che sei. Se devi dubitare di qualcosa, prima dubita della tua stessa mente, e quando questa dice qualcosa, pensaci due volte. E’ vero che non hai tempo? Davvero? Non hai tempo per meditare, non hai un’ora da dedicare alla meditazione? Pensaci due volte. Domanda ripetutamente alla mente: “E’ proprio vero che non ho assolutamente tempo? Non mi sembra. Non ho mai visto un uomo che non abbia tempo più che a sufficienza. Continuo a vedere persone che giocano a carte, e dicono: “Stiamo ammazzando il tempo”. Vanno al cinema e dicono: “Che altro fare?”. Ammazzano il tempo, fanno pettegolezzi, continuano a rileggere lo stesso giornale, da sempre parlano degli stessi argomenti, e dicono: “Non abbiamo tempo”. Per cose inutili ne hanno abbastanza. Perché? Con una cosa inutile la mente non è in pericolo. Nel momento in cui pensi alla meditazione, la mente è in all’erta. Ora stai entrando in una dimensione pericolosa, perché meditazione significa la morte della mente. Se entri in meditazione presto o tardi la tua mente dovrà dissolversi, ritirarsi completamente. La mente scatta in all’erta e comincia a dirti molte cose: “Il tempo dove lo trovi? E anche se lo avessi, ci sono cose più importanti da fare. Rimanda la meditazione a più tardi. Puoi meditare quando vuoi. Sono più importanti i soldi. Prima fai i soldi, poi medita a piacimento. Come fai a meditare senza soldi? Quindi stai attento ai soldi, poi potrai meditare”. Senti che la meditazione può essere rimandata facilmente perché non riguarda la tua sopravvivenza immediata. Non si può rimandare il pane: moriresti. Non si possono rimandare i soldi: sono necessari per i tuoi bisogni primari. La meditazione può essere rimandata, puoi sopravvivere senza. In realtà puoi sopravvivere facilmente senza di essa. Nel momento in cui ti immergerai profondamente nella meditazione, non sopravviverai, non su questa Terra almeno: scomparirai. Scomparirai dal cerchio di questa vita, da questa ruota. La meditazione è come la morte, perciò la mente si spaventa. La meditazione è come l’amore, perciò la mente si spaventa. “Rimandala” dice, e puoi andare avanti a rimandare all’infinito. La mente dice sempre cose simili, e non pensare che io stia parlando degli altri: sto parlando di te in particolare. Ho incontrato molte persone intelligenti che continuano a dire stupidaggini sulla meditazione. E’ venuto da me un uomo di Delhi, è un altro funzionario del governo; era venuto qui solo con lo scopo di imparare la meditazione. Era venuto da Delhi, e rimase qui sette giorni. Gli dissi di andare alla classe di meditazione al mattino sulla spiaggia di Chowpatty, a Bombay ma lui obiettò: “Ma è difficile, non posso alzarmi così presto”. E non si sognò neppure di riflettere su ciò che la mente gli aveva detto. E’ così difficile farlo? Ora lo sai, quindi l’esercizio può essere semplice, ma la tua mente non è così semplice; dice: “Come faccio ad alzarmi alle sei di mattina?”. Mi trovavo in una grande città, e il sindaco venne a trovarmi alle undici di sera. Stavo per andare a letto, quando arrivò lui e mi disse: “No! E’ urgente. Sono molto turbato. E’ una questione di vita o di morte. Ti prego, concedimi almeno mezz’ora. Insegnami la meditazione, altrimenti potrei suicidarmi. Sono veramente molto turbato. E sono così frustato che qualcosa deve accadere nel mio mondo interiore. Il mio mondo esteriore è completamente in frantumi”. Gli dissi: “Vieni domattina alle cinque”. Lui rispose: “Non posso”. E’ una questione di vita o di morte, ma non può alzarsi alle cinque. Disse: “Non posso. Non mi alzo mai così presto”. “Va bene” gli dissi, “allora vieni alle dieci”. Lui rispose: “Anche questo sarà difficile perché alle dieci e mezza devo essere in ufficio”. Non può prendersi una giornata di riposo, ed è una questione di vita o di morte. Perciò gli dissi: “Ma si tratta della tua vita e della tua morte, o della mia? Di chi?”. E non era un uomo stupido, era abbastanza intelligente. Questi trucchi erano molto intelligenti. Perciò non pensare che la tua mente non stia tentando gli stessi trucchi. E’ molto intelligente, e poiché tu pensi che si tratti della tua mente, non la metti mai in dubbio: non è tua, è solo un prodotto sociale. Non è tua! Ti è stata data, ti è stata forzata addosso. Ti è stato insegnato e sei stato condizionato in un certo modo. Fin dalla prima infanzia la tua mente è stata creata da altri: dai genitori, dalla società, dagli insegnanti. E’ il passato a crearla, a influenzarla. Il passato forza continuamente se stesso sul vivente. Gli insegnanti sono solo gli agenti, gli agenti di ciò che è morto contro ciò che è vivente. Continuano a forzare cose nella tua mente. Ma tu sei talmente intimo con la tua mente, la distanza è così minima, che ti identifichi con essa. Dici: “Sono un hindu”. Pensaci su; riconsidera la cosa. Tu non sei un hindu: ti è solo stata data una mente hindu. Sei nato solo come un essere semplice e innocente, non come un hindu, non come un musulmano, ma ti è stata data una mente musulmana, una mente hindu. Tu sei stato forzato, inquadrato, imprigionato in una particolare condizione, e poi la vita continua ad accumulare cose su questa mente, che diventa pesante, grava su di te. Non puoi fare niente; la mente comincia a forzare il suo modo di essere su di te; le tue esperienze si accumulano nella mente. Il tuo passato condiziona costantemente ogni tuo momento presente. Se io ti dico qualcosa, tu non ci penserai in modo fresco, aperto: la tua vecchia mente, il tuo passato, si metteranno subito in mezzo e cominceranno a parlare e chiacchierare pro o contro. Ricorda, la tua mente non è tua, il tuo corpo non è tuo: viene dai tuoi genitori; e neppure la mente ti appartiene, anch’essa viene dai tuoi genitori. Chi sei tu? O ci si identifica con il corpo, oppure con la mente. Tu pensi de essere giovane, pensi di essere vecchio, pensi di essere hindu, pensi de essere gianista, pensi di essere parsi. Non lo sei! Tu sei nato come pura consapevolezza. Tutte queste non sono che prigioni. Queste tecniche che ti sembrano così semplice non lo saranno, perché questa mente creerà costantemente molti problemi e complicazioni. Proprio alcuni giorni fa è venuto da me un uomo che mi ha chiesto: “Sto provando il tuo metodo di meditazione, ma dimmi, in quale testo sacro è insegnato? Se riesci a convincermi che è insegnato nel testo sacro della mia religione, per me sarà più facile praticarlo”. Ma perché dovrebbe riuscirgli più facile se fosse scritto in un testo sacro? Perché in quel caso la mente non creerebbe alcun problema. La mente direbbe: “Va bene! Questo ci appartiene, perciò fallo pure”. Se non è scritto in alcun testo sacro, la mente direbbe: “Ma che cosa stai facendo?”. La mente si oppone. Ho chiesto a quell’uomo: “E’ da tre mesi che stai praticando questo metodo. Come ti senti?” Lui ha risposto: “Meravigliosamente. Mi sento meravigliosamente bene. Ma dimmi… dammi qualche fonte scritturale”. Ciò che sente non è affatto una fonte autorevole. Lui dice: “Mi sento meravigliosamente bene. Sono diventato più silenzioso, più tranquillo, più amorevole. Mi sento proprio meravigliosamente bene”. Ma la sua esperienza non è la fonte autorevole. La mente richiede una fonte autorevole del passato. Gli ho detto:”Non è scritto da nessuna parte nei tuoi testi sacri. Anzi, nei testi sacri sono scritte molte parole contro questa tecnica”. Il suo volto si è rattristato, e poi ha replicato: “Allora sarà difficile per me praticarla, continuare a farla”. Perché la sua esperienza non ha valore? Il passato – il condizionamento, la mente – ti plasmano e distruggono il tuo presente costantemente. Perciò ricorda, e sii consapevole. Sii scettico e dubita della tua mente. Non fare affidamento su di essa, e solo se riuscirai a conseguire questa maturità che consiste nel non fidarsi della tua mente, queste tecniche saranno realmente semplici, utili, funzionali. Faranno miracoli; possono fare miracoli. Queste tecniche, questi metodi non possono assolutamente essere compresi intellettualmente. Io sto tentando l’impossibile, ma allora perché lo faccio? Se non possono essere compresi intellettualmente, perché te ne parlo? Non possono essere compresi intellettualmente, ma non c’è nessun altro modo di renderti consapevole di certe tecniche che possono cambiare totalmente la tua vita. Puoi capire solo l’intelletto, e questo è un problema. Non puoi capire nient’altro: puoi capire solo l’intelletto. E queste tecniche non possono essere comprese intellettualmente. Perciò come comunicare? O acquisti la capacità di capire senza disturbare l’intelletto, o si deve trovare qualche metodo per rendere intellettualmente comprensibili queste tecniche. La seconda cosa non è possibile, ma è possibile la prima. Dovrai cominciare in modo intellettuale, ma senza sviluppare un attaccamento all’intelletto. Quando dico: “Fa’”, prova a fare. Se qualcosa comincia ad accadere dentro di tu, sarai in grado di gettare in disparte il tuo intelletto, e di raggiungermi direttamente senza l’intelletto, senza alcuno sforzo, senza il mediatore. Ma comincia a fare qualcosa. Possiamo andare avanti a parlare per anni e anni, la tua mente può essere farcita di molte nozioni, ma ciò non sarà di aiuto. Anzi, potrebbe nuocerti perché cominceresti a sapere molte cose, e se sai molte cose, ti confondi. Non è bene sapere molte cose. E’ bene sapere poco e praticarlo. Una tecnica sola può essere d’aiuto: qualcosa che viene fatto è sempre d’aiuto. Che difficoltà c’è nel farlo? In profondità, da qualche parte dentro di te, c’è paura. La paura è che, se pratichi la tecnica, qualcosa può smettere di accadere – quella è la paura. Può sembrare paradossale, ma ho incontrato un’infinità di persone che credono di voler cambiare. Dicono di aver bisogno della meditazione; ricercano una profonda trasformazione, ma, nel profondo, anche spaventate. Sono duplici, doppie; hanno due menti. Continuano a chiedere cosa fare senza agire mai. Perché continuano a domandare? Solo per ingannare se stessi e sul fatto di essere veramente interessante alla trasformazione. Ecco perché chiedono. Questo dà loro una facciata, l’apparenza di essere sinceramente interessante a cambiare se stesse. Ecco perché domandano, vanno da questo o da quel guru, trovano, provano, ma non fanno mai niente: nel profondo hanno paura. Erich Fromm ha scritto un libro, La paura della libertà. Il titolo sembra contraddittorio. Ognuno pensa di amare la libertà, ognuno pensa di cercare la libertà – in questo mondo e anche in “quel mondo”. “Vogliamo moksha, liberazione: vogliamo liberarci da tutte le limitazioni, da tutte le schiavitù. Vogliamo essere totalmente liberi” dicono. Ma Erich Fromm sostiene che l’uomo ha paura della libertà. Noi vogliamo la libertà, continuiamo a dire che la vogliamo, continuiamo a convincere noi stessi di volerla, ma nel profondo ne abbiamo paura. Non la vogliamo! Perché? Perché c’è questa dualità? La libertà crea paura, e la meditazione è la più profonda libertà possibile. Non vieni liberato solo dalle limitazioni esteriori, ma anche dalla schiavitù interiore, dalla mente stessa, la base della schiavitù. Vieni liberato dall’interno passato. Nel momento in cui sei in uno stato di nonmente, il passato scompare: hai trasceso la storia. Ora non c’è più società, religione, scrittura, tradizione, perché tutte queste cose hanno la loro dimora nella mente. Ora non c’è più passato né futuro, perché passato e futuro sono parte della mente, della memoria e dell’immaginazione. In questo caso sei qui e ora nel presente. Adesso non ci sarà più futuro. Ci sarà solo ora e ora e ora – un eterno ora. Allora sei completamente liberato, trascendi tutte le tradizioni, tutta la storia, il corpo, la mente, ogni cosa. Si diventa liberi dalla paura. Una libertà assoluta? Allora tu dove sarai? Puoi forse esistere in una libertà tale? Puoi forse avere il tuo piccolo “io”, il tuo ego in una libertà tale, in una vastità tale? Puoi forse dire: “Io sono”? Puoi dire: “Io sono la schiavitù” Perché sei in grado di conoscere i tuoi limiti. Quando non c’è più schiavitù, non ci sono più limiti. Tu diventi solo uno stato, niente di più: assoluto nulla, vuoto. Questo crea paura, perciò si continua a parlare di meditazione, di come va praticata, e si continua a non farla. Tutte le domande sorgono da questa paura; sentila. Se la conosci, scomparirà. Se non la conosci, continuerà. Sei pronto a morire in senso spirituale? Sei pronto a non essere? Quando qualcuno andava dal Buddha, lui gli diceva: “Questa è la verità fondamentale: tu non esisti. E dato che non esisti, non puoi morire, non puoi nascere; e dato che non esisti, non puoi soffrire, non puoi essere schiavo. Sei pronto ad accettare tutto questo?”. Il Buddha chiederebbe: “Sei pronto ad accettarlo? Se non lo sei, per adesso non provare alcuna meditazione. Prima cerca di scoprire se esisti realmente oppure no. Prima medita su questo. Esiste un sé? Esiste una qualche sostanza dentro di te, o sei solo una combinazione? Se hai intenzione di scoprirlo, troverai che il tuo corpo è una combinazione: qualcosa è venuto da tua madre, qualcosa è venuto da tuo padre, e tutto il resto è venuto dal cibo. Questo è il tuo corpo. Tu non sei in questo corpo, non c’è un sé. Contempla la mente: qualcosa è venuto da qui, qualcosa da là. La mente non ha niente che sia originale, è solamente un’accumulazione. Cerca di scoprire se vi sia sé nella mente. Se vai in profondità, troverai che la tua identità è proprio come una cipolla. La peli di uno strato e ne appare un altro, peli l’altro strato e ne appare ancora un altro. Continui a pelare strati, e alla fine arrivi al nulla. Tolti tutti gli strati, non c’è niente dentro. Il corpo e la mente sono come cipolle: quando li hai pelati via, arrivi a incontrare il nulla, un abisso, un vuoto senza fondo. Il Buddha lo chiamò shunya. L’incontro con questo shunya, l’incontro con questo vuoto genera paura. Questa paura esiste: ecco perché non facciamo mai meditazione. Ne parliamo, ma non facciamo mai niente. Questa paura esiste. Nel profondo tu sai che c’è un vuoto, ma non puoi fuggire da questa paura. Qualsiasi cosa tu faccia, la paura rimarrà, a meno che non la affronti: quello è l’unico modo. Una volta incontrato il tuo nulla, una volta che sai che dentro sei come uno spazio vuoto, shunya, la paura scomparirà, Non ci può essere paura, perché questo shunya, questo vuoto, non può essere distrutto. Questo vuoto non morirà. Ciò che era destinato a morire non esiste più, non era nient’altro che gli strati di una cipolla. Ecco perché, molte volte, in profonda meditazione, quando si arriva vicini a questo nulla, ci si spaventa e si comincia a tremare. Ci si sente morire, si vuol fuggire questo nulla e ritornare nel mondo. E molti ritornano; poi non si volgono mai più dentro di sé. E secondo me ognuno di voi, in una vita o nell’altra, ha provato una qualche tecnica di meditazione. Siete arrivati vicini al nulla, poi la paura vi ha afferrato e siete fuggiti. E quel ricordo è lì, radicato nella vostra memoria passata: questo diventa l’ostacolo. Ogni volta che pensate di provare la meditazione, quel ricordo passato radicato nella vostra mente inconscia vi turba di nuovo e vi dice: “Continua a pensarci; non farlo. L’hai già fatto una volta”. E’ difficile trovare un uomo – e io ha scrutato l’animo di molti uomini – che, una volta o l’altra, non abbia provato la meditazione in qualche vita. Il ricordo c’è, ma non ne sei cosciente, non sei consapevole di dove sia: è presente. Ogni volta che cominci a fare qualcosa, si presentano ostacoli che cominciano a fermarti in molti modi. Perciò, se sei realmente interessato alla meditazione, investiga sulla paura che ne hai. Sii sincero: hai paura? Se hai paura bisogna fare qualcosa rispetto alla tua paura, non rispetto alla meditazione. Il Buddha era solito provare molti espedienti. A volte qualcuno gli diceva: “Ho paura a provare la meditazione”. E questo è essenziale: il Maestro deve sapere che tu hai paura. Non puoi ingannare il Maestro… e non ce n’è bisogno, è come se ingannassi te stesso. Perciò, quando qualcuno diceva: “Ho paura della meditazione”, il Buddha rispondeva: “Stai soddisfacendo il primo requisito”. Se tu in prima persona ammetti di avere paura della meditazione, si può fare qualcosa, perché hai portato alla luce una cosa profonda. Dunque, che cos’è la paura? Meditaci sopra. Và e scopri da dove viene, qual è la fonte. Ogni paura è fondamentalmente orientata verso la morte. Qualunque sia la sua forma, la sua modalità, qualunque sia il suo aspetto, il suo nome, ogni paura è orientata verso la morte. Se vai in profondità, scoprirai di aver paura della morte. Se qualcuno andava dal Buddha e diceva: “Ho paura della morte, l’ho scoperto”, il Buddha rispondeva: “Vai al ghat, vai al cimitero, e medita su una pira funeraria. Di gente ne muore ogni giorno: verranno cremati. Rimani lì al marghat, il cimitero, e medita sulla pira funeraria. Quando i familiari se ne saranno andati, tu rimani li. Osserva semplicemente il fuoco, il corpo che arde. Quando tutto sta diventando fumo, tu osserva profondamente. Non pensare: medita semplicemente su tutto ciò per tre mesi, sei mesi, nove mesi. “Quando per te diventerà una certezza che non si può sfuggire alla morte, quando sarai assolutamente certo che la vita implica la morte, che la morte è necessaria alla vita, che ci sarà la morte, che non c’è via di scampo e che ci sei già dentro, solo allora torna da me”. Dopo aver meditato sulla morte, dopo aver visto ogni giorno, notte e giorno, corpi senza vita che vengono cremati, dissolti in cenere – rimane solo fumo e poi scompare – dopo aver meditato per mesi interi, sorgerà una certezza: la certezza che la morte è inevitabile; in realtà è l’unica certezza, l’unica cosa certa nella vita è la morte. Tutto il resto è incerto: può essere o può anche non essere, ma della morte non puoi dire che può essere o può anche non essere: è, ci sarà, è già accaduta. Nel momento in cui sei entrato nella vita, sei entrato nella morte. Adesso non si può fare più niente. Quando la morte è certa, la paura scompare. La paura riguarda sempre cose che possono essere cambiate. Se la morte è inevitabile, la paura scompare. Se sei in grado di cambiare, di fare qualcosa riguardo alla morte, la paura rimane. Se nulla può essere fatto, se ci sei già dentro, è assolutamente certo che la paura scompaia. E quando accade, il Buddha ti permetterà di meditare. Ti dirà: “Ora puoi meditare”. Perciò addentrati anche tu nella mente; ascoltare queste tecniche ti sarà d’aiuto solo quando le tue barriere interiori saranno spezzate, quando le tue paure interiori spariranno e tu sarai certo che la morte è la realtà. Perciò se muori in meditazione, la paura non esiste – la morte è certa. Anche se la morte accadesse durante la meditazione, non ci sarebbe la paura. Solo allora potresti muoverti, e potresti muoverti come un razzo perché non ci sarebbero ostacoli. Non è la distanza a richiedere tempo, ma le tue barriere. Puoi muoverti in questo istante se non ce ne sono. Sei ancora fermo a causa della barriera. E’ una corsa a ostacoli, e tu continui ad aggiungere sempre di più. Ti senti bene quando ne superi uno. Ti senti bene perché ora lo hai superato. E l’idiozia, la stupidità di tutto ciò sta nel fatto che sei stato tu a mettere l’ostacolo, prima non c’era mai stato. Tu continui a piazzare ostacoli, a saltarli, quindi a sentirti bene; poi continui a porre nuovi ostacoli, e a saltare. Ti muovi in un circolo e mai, mai raggiungi il centro. La mente crea ostacoli perché ha paura. Ti darà molte spiegazioni sul perché non fai meditazione. Non crederle. Vai in profondità, scopri la causa che sta alla base. Perché una persona continua a parlare di cibo, e malgrado ciò non mangia mai? Qual è il problema? Sembra pazza! Un altro continua a parlare d’amore e non ama mai, un altro continua a parlare di qualcos’altro senza fare mai niente. Questo parlare diventa ossessivo, diventa compulsivo. Si continua; si pensa che il dire sia come il fare. Se parli, ti sembra di fare qualcosa, perciò ti senti a tuo agio. Fai qualcosa: quanto meno parli, quanto meno leggi, quanto meno ascolti. Questo non è fare. Questo è ingannevole. Non cadere nell’inganno. Io parlerò di questi centododici metodi, non per nutrire la tua mente, non per renderti più istruito, non per renderti meglio informato. No sto cercando di farti diventare un pandit. Sto parlando per darti una tecnica che ti possa cambiare la vita. Perciò, qualunque sia il metodo che ti attrae, non cominciare a parlarne: fallo! Non parlare e fallo. La mente solleverà molte domande. Indaga a fondo prima di chiedere a me. Indaga a fondo se quelle domande sono veramente importanti o se è solo la mente che ti sta ingannando. Fai, poi chiedi. Allora le tue domande diventano pratiche. E io so quale domanda è stata fatto dopo aver praticato e quale è stata fatta solo per curiosità, solo con l’intelletto. Perciò, gradualmente, non risponderò affatto alle domande intellettuali. Fa qualcosa, allora le tue domande avranno significato. Dopo aver praticato non farai domande in cui sostieni: “Questo esercizio è molto semplice”. Non è così semplice. Alla fine devo ripeterlo: tu sei già la verità. E’ necessario solo un certo risveglio. Non devi andare da nessun’altra parte; devi andare dentro te stesso e puoi farlo in questo preciso istante: se riesci a mettere da parte la mente, ci entri qui e ora. Queste tecniche servono a mettere da parte la mente. Queste tecniche in realtà non servono a meditare: servono a mettere da parte la mente. Una volta che la mente non c’è più, tu sei ! Penso che questo basti per oggi, addirittura che sia più che sufficiente Il libro dei segreti Osho